“Libenti animo” La favola di un amore eterno – Romanzo storico di Giovanni Teresi

 

"Libenti animo" La favola di un amore eterno
“Libenti animo” La favola di un amore eterno –
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Uno stralcio del testo:

Anteus: “ Così vostro padre morì giovane e da valoroso. E cosa mi dite dell’allora persecuzione cristiana al tempo dell’imperatore Decio?”

Julius: “ Come detto, mio padre, anche se fermo nella sua educazione religiosa pagana, fu tollerante con i cristiani rispettando il loro credo. Era un periodo di grande mutamento politico e religioso. Allora ascese al trono dell’arabo Giulio Filippo l’imperatore Decio, che affidò al Senato l’amministrazione civile, riservando a sé la piena conduzione degli affari militari. Già in quegli anni mio padre era morto.  Con Decio il richiamo alla tradizione ebbe effetti diversi sul piano culturale e religioso rispetto al suo predecessore l’arabo Giulio. Convinto che le cause della crisi fossero anche nell’abbandono della genuina tradizione romana, sotto i sempre più intensi influssi orientali, scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani. Allora,sia io, anche se molto giovane, che mia madre non condividevamo un simile orrendo atto perché consideravamo che il libero pensiero religioso fosse una forma di pura democrazia. Dall’imperatore fu dato l’ordine generale a tutti i capifamiglia di dichiarare la loro fede religiosa e di sacrificare agli dei, ricevendo un certificato il “libellus”; senza di esso si era condannati al carcere, alla confisca dei beni e alla tortura. Così mia madre, per il mio bene, dichiarò la sua religione pagana e in cambio ebbe il libretto”. Crispia e Anteus seguivano con interesse ed ansia il racconto. “seguì, come sappiamo, una girandola di imperatori fino a Publio Licinio Valeriano, che avviò una violenta persecuzione contro i cristiani. Alla guerra religiosa scatenata contro una numerosissima e fiorente comunità religiosa si aggiungevano i mali  dell’epidemia della peste e della miseria. I cristiani si trovarono a vivere come stranieri in uno stato nemico, da cui provenivano soltanto ingiustizia e oppressione. Molti pensarono che la causa di tante catastrofi fosse l’ira degli dei provocata dal rifiuto dei cristiani di sacrificare alle divinità tradizionali, a quelle divinità che avevano reso grande Roma ai tempi della prosperità. Fu l’imperatore Costantino, il rivoluzionario, a porre fine, con l’editto di Milano, la persecuzione contro i cristiani e a dichiarare la libertà di ogni individuo di praticare la religione secondo la propria scelta. Si dice che all’imperatore Costantino apparve in sogno una visione in cui egli riconobbe un incoraggiamento del Dio dei cristiani, che l’avrebbe esortato a porre le iniziali del nome di Cristo sugli scudi dei suoi soldati con una promessa di vittoria: “in hoc signo Vinces”.  Fatto sta che, già allo scoppio della guerra civile contro Massenzio, Costantino si era dichiarato protetto dal dio Sole-Apollo-Mitra, ed era quindi  sensibile ad una religiosità monoteistica. Comunque sia, Costantino vinse, Massenzio annegò nel Tevere e il suo esercito andò incontro a una terribile sconfitta. Costantino entrò trionfalmente a Roma e si impadronì del potere cancellando dalla città quasi ogni traccia della presenza del suo avversario. Fin qui la storia che generalmente conosciamo. Finiti gli studi, con l’aiuto d’un amico di famiglia Timesiteo, proconsole nella zona orientale di Roma, fui istruito e diretto alla stessa attività con rigida e fedelissima dottrina politica. Da lì a pochi anni, venne meno mia madre dopo una breve malattia. Era ancora molto giovane, prima di morire, con il suo sguardo lucido e con grande amore, mi diede un anello che portava al dito con la promessa che l’avrei regalato alla futura mia sposa; ed è l’anello che ora vostra figlia porta all’anulare”.

La diffusione del Cristianesimo (dall’ appendice del testo)

 

Alle annose questioni politiche, su menzionate, stava acquisendo rilevanza anche un altro fenomeno che avrebbe mutato il volto della civiltà romana nei secoli successivi: la diffusione del cristianesimo. Lo spirito antiromano che sembrava animare i seguaci della nuova religione induceva a provvedimenti repressivi nei loro confronti, che tuttavia non valsero ad arrestarne il travolgente successo.

Organizzati in comunità, i cristiani vivevano nella società romana e ne accettavano regole e leggi, quando queste non fossero in contrasto con le loro convinzioni di fede. Nel corso del II secolo, il peso delle comunità cristiane cittadine era cresciuto e i rapporti tra Stato romano e cristiani si erano fatti conflittuali. La maggior parte di essi rifiutava infatti di partecipare alle cerimonie religiose ufficiali benché queste fossero espressione di ossequio allo Stato e all’imperatore. Le ragioni del contrasto non erano quindi religiose, bensì politiche: il rifiuto del culto dell’imperatore veniva interpretato come un atto di ribellione all’autorità statale. Inoltre il segreto con cui i cristiani circondavano le loro riunioni contribuiva ad alimentare assurdi sospetti nei pagani. Lo Stato romano cominciò a seguire la loro attività per verificarne l’obbedienza alle leggi imperiali e in alcuni casi scatenò contro di loro, quando fossero sospettati di azioni sovversive, feroci persecuzioni.

Nel III secolo , divenuto imperatore d’Occidente (311), Costantino si incontrò con Licinio, venuto a sposare la sorella Costanza. In quell’occasione avvenne un evento decisivo: i due cognati promulgarono di comune accordo l’editto di Milano che sancì e perfezionò il principio della tolleranza religiosa, già stabilito da Galerio nel 311, e che diede libertà di culto ai cristiani, ponendo fine alle persecuzioni; l’editto riconosceva solennemente l’uguaglianza del cristianesimo rispetto a tutte le altre religioni e decretava la restituzione dei beni confiscati alle comunità ecclesiastiche e i risarcimenti per i danni subiti in precedenza. Nel 314 Costantino donò al vescovo di Roma il Laterano, destinato a diventare la sede pontificia e il primo dei possessi temporali dei papi.

Giovanni Teresi

 

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Coscienza dell’indifferenza – lirica di Giovanni Teresi

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Il fiore dell’indifferenza – ricerca immagini tramite google

Coscienza dell’indifferenza

 

Si può leggere distrattamente,

si può non guardare

ciò che circonda

con quell’alzata di spalle…

indifferente,

si può non amare e

precipitosamente morire,

si possono bruciare i giorni e

cospargere di cenere la vita,

si può annullare il tempo.

Si può decidere di non pensare,

conversare senza più memoria.

Si può…parlare senza riflettere,

si può dare ordini

solo per comandare,

si può…fare del male

solo con uno sguardo,

si può non vegliare e dormire.

Si può cancellare l’indifferenza

con un sorriso,

si può curare con una semplice carezza,

si può entrare tra i giardini segreti della vita

con semplici parole,

si può cadere nell’oblio con uno sguardo,

si può sognare e irrompere in altra esistenza,

si può volare con ali della libertà,

si può amare senza trafiggerne il cuore,

si può divenire eterni con buone parole,

si può sfuggire al tempo…

assaporando la vita.

 

Giovanni Teresi

 

I MISTERI VIVENTI DI MARSALA – Ricerca storica di Giovanni Teresi

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Processione del Giovedì Santo “La passione di Gesù” a Marsala – ricerca immagini tramite google

 

 

Chiunque sia abituato a una religiosità profonda potrebbe restare sorpreso dal carattere teatrale dell’evento dove i personaggi agiscono come attori. Però la forza e la bellezza della manifestazione è proprio questa: nel farsi popolare e trasformare valori e sentimenti in gesti, espressioni, atteggiamenti comprensibili alla gente che li guarda e che ne diventa partecipe con la commozione e la pietà. Parliamo della processione dei Misteri Viventi che si svolge a Marsala (Trapani) il Giovedì Santo con la messa in scena di quadri dinamici della Passione di Cristo. Le sue origini sono secolari (tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento) e fanno parte di quelle manifestazioni che subirono nuovi impulsi dopo il Concilio di Trento (1563), che con la Controriforma avviò un rafforzamento dei principi religiosi intorno alla rivitalizzazione dei riti della tradizione cattolica.

La processione è formata da sei gruppi (cinque animati e uno, il Cristo morto, inanimato) che rivisitano alcuni momenti della Via Crucis. Tutti i personaggi sono in costumi d’epoca. I gruppi sono preceduti da un trombettiere e da un tamburino in costume che richiamano l’attenzione degli spettatori. A ruota seguono i bambini e le bambine (alcuni così piccoli da essere portati in braccio dai genitori) e ragazze in splendidi costumi con corone d’oro in testa.

Il primo gruppo è quello di “Gesù con gli apostoli”. Il secondo (“la cattura di Gesù”) è formato da giudei con lanterna, dai soldati di Caifa, da Pietro e altri due apostoli, da un ragazzo col gallo e da Caifa con quattro ministri. “Gesù dinanzi a Erode” è il terzo gruppo formato anch’esso da decine di comparse tra cui Gesù, lancieri, giudei, Erode con i suoi ministri e paggi, sua moglie Erodiade con le ancelle. Il quarto gruppo è quello di “Gesù dinanzi a Pilato”, ancora con soldati romani, littori, lancieri, centurione a cavallo con i paggi, Barabba, l’Ecce Homo, Pilato con i ministri e i cerimonieri e la moglie Claudia con le ancelle. È il momento delle scene più tragiche di tutta la rappresentazione: le cadute sotto il peso della croce, la salita di Gesù sul Calvario, la crocifissione e la deposizione.

Il Cristo è costretto a portare la pesante croce e, legato alla cintola con una grossa fune, viene tirato con forza da un giudeo, ma, stanco per il grande sforzo, cade ripetutamente. Sopraggiungono, allora, il Cireneo che lo aiuta e la Veronica, con le ancelle in splendide vesti e corone d’oro sulla testa, che rinnova la scena di asciugargli il volto. A proposito della Veronica è il caso di soffermarsi sull’origine del suo sfarzoso costume che non ha eguali in Italia nelle rappresentazioni della Settimana Santa.

 

LA VERONICA E LE SUE ANCELLE COPERTE D’ORO

La figura della Veronica con le sue ancelle è stata introdotta nella processione all’epoca della dominazione spagnola in Sicilia. Il Giovedì Santo gruppi di ragazze illibate davano vita alla scena della passione di Cristo – non presente nei Vangeli canonici, ma appartenente, dal XV secolo in poi, alla pietà popolare dell’occidente cristiano – in cui, durante la salita al Calvario, una “pia donna”, avrebbe asciugato il volto di Gesù, intriso di sangue e sudore, con un panno di lino, (il sudario), sul quale sarebbero rimasti, indelebilmente impressi, i lineamenti del suo volto.

In origine ad impersonare la Veronica veniva chiamata la figlia del contadino che nell’ultimo anno aveva ottenuto maggiori profitti dalla propria terra, e, per mostrare a tutti la propria fortuna, segno della benedizione di Dio, costui faceva agghindare la figlia con tutto l’oro che possedeva. Col passare degli anni, per non far torto a nessuno, alla Veronica fu accostata una coppia di ancelle anch’esse preziosamente vestite e ingioiellate. Si scatenava allora fra le fanciulle del posto una vera e propria gara per accaparrarsi il ruolo, al punto che si finì con l’introdirre più Veroniche, ciascuna con le sue ancelle. Anche la fastosità dell’abbigliamento diventò alla lunga motivo di competizione e chi riteneva di non avere abbastanza oro da esibire, lo chiedeva in prestito a vicini, amici e familiari. Di fronte all’accrescersi degli addobbi aurei delle Veroniche e all’esigenza di esibirlo nel migliore dei modi, si decise di introdurre la “coppoletta”, ossia un copricapo simile nella forma alla tiara vescovile, infiocchettato di pizzi ed impreziosito da gioie, perle e fili d’oro, dal quale si faceva scendere un bianco velo per celare il viso della giovane fanciulla. Non inferiore era lo sfarzo destinato all’abito, rosso per la Veronica e azzurro per le ancelle, realizzato in stoffa preziosa, con ricami in delicati arabeschi, sottogonne in pizzo e mantellina, e tempestato da gemme e fili d’oro.

***
Intanto la Madre di Gesù e le pie donne seguono il triste evento. A passo lento si arriva al Golgota dove il Cristo, insieme ai ladroni, viene crocifisso e poi deposto. Tantissime sono le comparse di questo gruppo. L’ultimo gruppo è il “Gesù morto”. Il corteo è aperto da alcune ragazze vestite di nero che portano un lungo lenzuolo. Subito dopo seguono la lettiga del Cristo morto portata dalle consorelle della confraternita Sant’ Anna (che cura tutta l’organizzazione della manifestazione), il simulacro dell’ Addolorata portato dai confrati e, dietro il baldacchino, la banda musicale e le autorità civili e militari. Per tutto il tragitto della processione migliaia di spettattori assistono con partecipazione e attenzione. Fedeli, curiosi e turisti si mescolano facendo da ala silenziosa al passaggio del corteo sacro.

Bibliografia:

http://www.famedisud.it/sud-dautore-i-misteri-di-marsala-un-racconto-visivo-della-nostra-lettrice-turco-romana-ayse/

Ricerca di Giovanni Teresi

Il mondo dei Peanuts – Ricerca di Giovanni Teresi

 

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Il mondo dei Peanuts è un mondo senza adulti, dove i protagonisti assoluti sono i bambini, e dove i loro genitori e insegnanti non compaiono mai. Tuttavia, i dubbi che queste personcine affrontano sono come quelli dei grandi: è l’ingenuità, la freschezza, la spontaneità delle loro riflessioni che rende i Peanuts così poetici, così ricchi e densi di significati. Charlie Brown è depresso e sfiduciato, Lucy rasenta la nevrosi, Linus è un genio precoce, come Schroeder, perso nella sua musica: ognuno è un piccolo specchio del mondo “dei grandi”, rappresentato con purezza e candore, ma non certo con superficialità.

Se poesia vuole dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta siano fatte le cose, allora Schulz è un poeta…” Umberto Eco

Charles M. Schulz  continuò a disegnare ininterrottamente le sue celebri strisce fino a quando la salute glielo permise: nel 1999, infatti, annunciò che non avrebbe più disegnato le avventure dei suoi bambini. La loro storia, però, è la storia non solo di una generazione ma la filosofia dell’essere umano. Charlie Brown, un perdente nato, tenero, insicuro, perseguitato da un eterno complesso d’inferiorità è innamorato (ma irrimediabilmente non corrisposto) della ragazzina dai capelli rossi; Linus, incostante e genialoide, è diventato insieme alla sua coperta il simbolo del disperato bisogno di sicurezza dell’uomo moderno; Snoopy, un cane più umano degli umani, pensa, scrive e sogna di combattere (e prima o poi abbattere) il leggendario Barone Rosso; Lucy, bisbetica e supponente, con una sola debolezza: ama (non riamata) Schroeder, il bambino prodigio che adora Beethoven.

 Giovanni Teresi

Peanuts (in italiano Noccioline), anche dopo 65 anni senza invecchiare mai e rimanendo sempre bambini, hanno mantenuto la capacità di rappresentare le ansie, le speranze e i timori della civiltà di massa, filtrate attraverso la psicologia infantile, ingenua e tenera dei protagonisti. Ma chi sono i Peanuts?

Charlie Brown

È il fratello maggiore di Sally Brown.
Mite, maldestro, impopolare, timido e solitario. Allena una squadra di baseball che perde ogni partita ed è segretamente innamorato di una compagna di classe con i capelli rossi che non è mai riuscito a conoscere.

Linus Van Pelt

È il fratello minore di Lucy.
Soggetto tipicamente nevrotico famoso per il complesso della copertina e del dito in bocca, ha momenti di rara genialità con cui riesce a contrastare le angherie a cui lo sottopone la sorella Lucy.

Lucy Van Pelt

È la sorella maggiore di Linus.
Supponente, dispotica, aggressiva e rompiscatole, spesso impegnata nella demoralizzazione dei suoi compagni. È innamorata di Schroeder e passa lunghe ore stesa sul suo pianoforte, anche se lui non ricambia il suo amore. È proprietaria di un chiosco da psichiatra con cui da consulenze per 5 cent.

Schroeder

Pianista dalle doti prodigiose, è un grande ammiratore di Beethoven, di cui ha un mezzobusto appoggiato al pianoforte e ogni 16 dicembre, giorno del compleanno del compositore, nel celebra le lodi.

Pig Pen

Letteralmente “recinto per maiali”, la sua caratteristica predominante è di essere sempre e irrimediabilmente sporco. L’unica volta che si è presentato pulito a una festa, è stato cacciato dai suoi amici perchè non l’avevano riconosciuto.

Sally Brown

È la sorella minore di Charlie Brown.
Molto ingenua, è sempre in cerca di un modo facile per cavarsela e ha un rapporto conflittuale con la scuola, soprattutto per via della matematica. Ha una cotta non corrisposta per Linus.

Snoopy e i suoi fratelli

Snoopy è il cane di Charlie Brown, che chiama “il bambino dalla testa rotonda”. Per la traduzione italiana è un cucciolo di bracchetto, anche se l’intenzione dell’autore era di ritrarre un beagle. Cammina su due zampe, eretto come gli umani e si diverte a impersonare diversi personaggi: Asso di guerra a caccia del Barone Rosso, Scrittore Incompreso (l’incipit di tutti i suoi romanzi che scrive e consegna agli editori è “Era una notte buia e tempestosa”), Beau Geste capitano della legione straniera, Joe Falchetto, Capo scout, Principe del foro e Grande Chirurgo.  I suoi fratelli sono: Spike “il magro”, Olaf “il grasso” e Andy “il peloso”.

Woodstock

È un uccellino, la spalla di Snoopy, il suo segretario, compagno di giochi e di avventure. È sbadato e ha un modo di volare irregolare ma sa scrivere a macchina e stenografare. Racconta le sue mirabolanti imprese parlando il linguaggio degli uccelli (rappresentato graficamente da delle astine verticali) che solo Snoopy può comprendere.

Piperita Patty

Con le lentiggini, i capelli a spaghetto, i sandaloni birkenstock e l’aspetto disordinato è un simpatico maschiaccio. È innamorata di Charlie Brown che chiama Ciccio e considera Snoopy un buffo bambino con un grosso naso. È sincera, anticonformista, irresponsabile e non accetta i consigli. Brava negli sport ma pessima a scuola.

Marcie

Occhialuta e prima della classe. È una grande amica di Piperita Patty, che segue come fosse la sua ombra, e la chiama capo anche se Piperita non vuole.

E dopo aver conosciuto i principali personaggi, ecco qualche curiosità sui Peanuts. I due moduli della missione spaziale Apollo 10, lanciati nel 1969, furono battezzati Snoopy (modulo lunare) e Charlie Brown (modulo di comando). Gli astronauti Thomas StaffordGene Cernan e John Joung erano grandi appassionati dei Peanuts e avevano scelto questi nomi come porta fortuna.

 

Bibliografia: http://www.youkid.it/il-fantastico-mondo-dei-peanuts/

https://www.ilpost.it/peanuts/

 

 

“Fantasia” lirica di Giovanni Teresi

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           Fantasia

Sospesa nella nebbia,

immaginaria,

cullata dal vento,

tra le guglie smerlate

dell’anima,

immersa

nell’azzurro tessuto,

va libera

la fantasia.

Muta la realtà,

la copre,

la dissolve

in polvere di stelle;

solerte traduce i sogni

e similmente appare.

 

Giovanni Teresi

 

l rapporto tra cultura di un popolo e lingua – commento di Giovanni Teresi

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Storicamente la lingua ha sempre rappresentato un connubio tra l’identità di un popolo e la sua libertà. In passato, la coscienza della grandezza del proprio patrimonio culturale ha portato all’imposizione della propria cultura nei confronti di un popolo ritenuto incolto, incivile, non evoluto. Un esempio è quello dell’ ellenizzazione forzata di alcuni popoli del Vicino Oriente Antico, ad opera di Alessandro Magno.

Essa comprendeva l’ imposizione del greco ai popoli dominati, quindi era una sorta di “globalizzazione culturale” ante litteram che ha inevitabilmente limitato lo sviluppo autonomo delle tradizioni culturali autoctone di quei popoli. Oggi la lingua è prova della grandezza della cultura di appartenenza, il rispetto e la salvaguardia del patrimonio culturale e quindi linguistico di ciascun popolo. Quest’ ultimo concetto è stato però messo a dura prova dalla globalizzazione, e dall’imposizione dell’ inglese come lingua universale. Ma possiamo dire che, in generale, nel corso della storia si sono rivelati fallimentari i tentativi di imporre una koinè (lingua) unica, appunto perché ogni lingua è legata alla specifica cultura di un popolo (es. tentativo di imporre l’Esperanto come lingua unica).

Una lingua non può essere compresa se non viene contestualizzata (esaminata in riferimento ad un determinato contesto storico), e se viene presa in esame slegata dal popolo che ne fa uso è slegata da una civiltà. Il rapporto tra cultura di un popolo e lingua è, ad ogni modo, un rapporto implicito per il semplice fatto che la cultura, si trasmette proprio attraverso la lingua (scritta o orale). Ecco perché ogni lingua nella sua evoluzione accompagna la storia della nazione e del popolo che la parla, fino alla sua dissoluzione: una lingua morta, che non viene più utilizzata come strumento comunicativo viene spesso a coincidere con la fine o con l’ evoluzione di una civiltà (es. del latino e greco come lingue cadute in disuso e come fine di quelle specifiche civiltà).

A questo punto, arriviamo al pensiero di Millet, linguista francese dice: “Una lingua vale non perché sia l’organo di una nazione, ma in quanto è lo strumento di una civiltà”.

Ma i linguisti oltre a riflettere sullo stretto legame tra lingua e cultura, hanno avviato una riflessione rispetto al concetto di “ lingua come mediatrice della cultura”. Cioè la cultura verrebbe addirittura condizionata dalla lingua. Quest’ ultima infatti, oltre ad essere un mezzo attraverso il quale esprimere la realtà, impone una visione di essa, in quanto ciascuna lingua fornisce delle categorie (ovviamente diverse a seconda della lingua) attraverso le quali si incanala il pensiero dell’ individuo nell’atto di comunicare. Sempre per quanto riguarda il nesso Storia culturale di un Paese/lingua, vediamo come è la lingua stessa (con le sue peculiarità e specificità) a rafforzare il sentimento nazionale. Ad esempio in Italia, paese che si unificò molto tardi dal punto di vista politico, la lingua volgare era lo strumento di unità nazionale dal punto di vista culturale.

La lingua inoltre, oltre ad essere esaminata attraverso il suo sviluppo nel tempo, può essere esaminata, in un determinato momento, ponendo l’ accento sulla sua estensione geografica. In quest’ ultimo caso, essa ci fornisce informazioni sui rapporti tra popoli, infatti, il popolo dotato di maggiore prestigio è quello che sa irradiare la propria cultura e la propria lingua dando alle altre lingue il maggior numero di prestiti. È il caso già citato dell’ inglese, che oggi fornisce molti prestiti linguistici, soprattutto relativi al campo dell’informatica. In definitiva: sì ai prestiti linguistici, ma anche sì alle peculiarità delle lingue, che filtrano tantissime informazioni rispetto alla vita, alle tradizioni storiche e alla cultura dei popoli.

Giovanni Teresi

“Dire l’indicibile…Poesia, letteratura ed arte nelle psicoterapie d’avanguardia”        “Il senso della vita” di Giovanni Teresi

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“Dire l’indicibile…Poesia, letteratura ed arte nelle psicoterapie d’avanguardia”

                                                          “Il senso della vita”

 

L’uomo sensibile prova sempre a distanza di secoli un’emozione davanti ad un’opera d’arte o ad una scoperta archeologica importante. E’ una connaturale sensazione per il messaggio di continuità, di eterno che l’opera trasmette; emozione  per l’immediato passaggio del suo valore dal passato al presente. La ragione si nutre di sensazioni, di ricordi, di eventi, di arte, di letteratura e di poesia. Il senso della vita dipende quindi da importanti rapporti interdipendenti quali:

Diligenza/forza

Astuzia/sopravvivenza

Razionale/irrazionale

Regole/comportamenti

 Limite/infinito

 

Rapporti che cambiano a seconda del grado di sensibilità ed istruzione, ma che a volte, come sappiamo, sono influenzati da fattori esterni comportamentali o derivanti anche da una congenita appartenenza ad una determinata razza.

Se volessi affiancare i primi quattro rapporti all’arte, alla letteratura ed alle religioni, direi che:

il Davide di Donatello esprime i rapporti: Diligenza/forza,  Astuzia/sopravvivenza,

la Divina commedia di Dante il rapporto Razionale/irrazionale,

le diverse religioni i rapporti: Razionale/irrazionale e Regole/comportamenti.

Le religioni influenzano il senso della vita ponendo problematiche e diatribe per l’eutanasia, l’aborto, il divorzio, manipolazione genetica etc.

Ma il senso della vita dipende anche da determinate eguaglianze ben note:

Ansia = incertezza 

Odio = guerra

Pace = amore

 Cultura = apertura mentale

 Conoscenza = Sapienza terrena

 

In quest’ultima eguaglianza si estrinseca l’obiettivo preponderante dell’homo sapiens. Si è sempre lottato e si lotterà per la conoscenza ma nel limite della sapiente ragione umana e non soprannaturale. L’uomo che possiede la dote dell’arte si avvicina con l’ispirazione, isolandosi, ad uno stato di catarsi ed in quel momento il pensiero/ragione prevale sull’essere materiale.

L’arte, la letteratura e la poesia sono placebo della mente (mens sana in corpore sano). Così è stato provato che a volte un’immagine, un verso conosciuto, una canzone o una lirica, per le emozioni o valori che sanno trasmettere, possono liberare da uno stato comatoso  un soggetto incidentato.

L’uomo costruisce e distrugge in modo disordinato rispetto al disegno della forza soprannaturale che è la vita stessa. Se si pone domande che non possono avere soluzioni cade nelle varie forme di depressione (depressione per insoddisfazione, per delusione, per dolore, per autodistruzione).

La mente umana è come una sfoglia di cipolla, alterare l’equilibrio di positive eguaglianze può portare ad uno squilibrio mentale.

Le varie forme espressive dell’arte, senza dubbio, rientrano nelle psicoterapie d’avanguardia.

Per dare un senso alla vita con tutte le sue sfaccettature io ho composto la lirica “Segmenti sospesi”  che lascio a voi interpretare:

Segmenti Sospesi

Tra aria ed acqua,

nella luce e nel buio;

tra mare e terra,

negli abissi e limiti;

tra il nulla e l’essere,

nell’ignoto e conoscenza;

tra sogno e realtà,

nell’incoscienza e verità;

tra parole e musica,

nel disordine e armonia;

tra odio ed amore,

nel dolore e serenità;

perenni, brevi, fragili

segmenti sospesi

di vita legano

momenti di tempo.

 

Giovanni Teresi

 

 

 

 

 

 

 

 

Mito e poesia