Libens animus: l’amore e il sentimento

Tutti i popoli in qualsiasi tempo hanno raffigurato l’amore secondo il proprio credo religioso ed i propri costumi. Per la cosmogonia orfica Amore esiste da sempre e che sia nato da un immenso uovo le cui metà del guscio hanno dato origine al cielo ed alla terra.

Nella Teogonia, Esiodo lo definisce il più bello e splendente degli dei, colui che spezza le membra, che esalta e sfianca, che dà vita alla vita. Nel Convivio, Platone lo descrive come un dio dalla doppia natura, insinuando così, fin dai tempi antichi, che l’amore ha due volti, spesso inconciliabili: violento, irrazionale, incontrollabile se frutto dell’unione tra Mercurio Ermes e Afrodite Pandemos, la dea del desiderio sessuale; tenero, razionale, sublimato se nato dall’amore  tra Mercurio Ermes e Afrodite Urania, la dea degli amori eterei.

Il risveglio della mitologia classica si ha dall’influenza esercitata sul nostro pensiero dall’oriente, che si esprime in metafore, segni magici, misteriose allusioni di una infinita e sempre più penetrante suggestione. Non dimentichiamo che l’oriente non ha mai avuto i nostri tabù  e che bassorilievi, sculture e miniature di soggetto erotico costituiscono un patrimonio dell’umanità.

Nella cultura occidentale invece, dal Medio Evo in su, la disinvoltura amorosa, specie se raffigurata, è apparsa intollerabile.

La nostra tradizione nasce da una lacerazione profonda tra mondo pagano e messaggio cristiano. “Amor che muove il sole e le altre stelle”  diceva Dante, in armonia con le filosofie cristiane. Nella nostra cultura l’uomo e la donna sono identificati con la coppia di progenitori (Adamo ed Eva).

L’arte è però sempre lo specchio del pensiero e del costume di un’epoca (e in particolare del suo atteggiamento religioso).

Nei vasi attici, l’amore è presentato come potenza fallica e segno di fecondità piuttosto che come sentimento. Negli stessi mosaici romani di piazza Armerina o sulle pareti delle case di Pompei non mancano scene erotiche, a volte spinte.

Non mancano nemmeno raffigurazioni antiche e toccanti di amore coniugale, dalle coppie regali dell’antico Egitto al sarcofago Etrusco di Cerveteri (oggi Roma) che eterna l’abbraccio sorridente di due coniugi, o la figura elegante e malinconica di Procura, ritratto con la moglie in una pittura pompeana.

Poesia e letteratura sono state molto più ricche nell’alludere o nel descrivere situazioni d’amore. Da Saffo ad Alceo, da Catullo a Parodi, l’amore come sentimento e come sesso, ha avuto un largo spazio, con risultati che hanno sfidato i secoli.

L’epigrafe “Libenti animo”, lasciata da Julius Demetrius nell’ipogeo di Crispia Salvia, è la pura espressione del sentimento amoroso che vuole prevaricare la morte e giungere fino ai nostri giorni.

Libenti animo

 

Adorno di fiori aveva il capo,

gli occhi smaglianti di luce,

le giovani membra armoniose

al passo leggero …

Crispia Salvia accoglieva felice

tra le candide braccia

Iulius Demetrius, amato sposo.

Ogni dì gioiva del tenero amore;

di tal gaudio n’era contento Giove,

che sul lembo sottile di terra

sparse gialli semi di fiori e grano.

Sembrò che il sole dimorasse

a Lilybeo in tutte le stagioni

e che il vento fosse sempre furioso

ad accarezzar le limpide onde.

Crispia Salvia, donna devota,

accudiva al suo uomo,

di tenerezza e profumi

empiva la dimora; melograni,

preziose gemme, succosi frutti

imbandivano l’elegante mensa.

A far festa giungevano i commensali

brindando col prezioso nettare

al loro prezioso amore …

Qual simile bellezza poteva prender

sembianze se non il pavone?

Di piume avevano adorne le chiome

le fanciulle in cherubine danze,

di leggero tùlle il corpo;

anche il cielo sulle dorate zolle

avvolgeva di note eteree e vaganti

il loro animum libentem.

Presto un doloroso destino rapì la bella Salvia,

come un reciso fiore, dal suo amato.

Iulius non volle che il tutto finisse

colla morte, all’Eterno volse lo sguardo …

Non poteva simile amore scomparire

dalla pur triste terra, così nel suo grembo

adagiò le ancora giovani membra;

d’ogni cosa cara a ricordo decorò

le tufacee mura, rapì al tempo

con soffio di pittura le gaie mense,

i baci e le tenere carezze.

Fioriscono le gialle gemme

sulle secche zolle; la pioggia, il vento

levigano le dure pietre ma

non il loro animum libentem.    Giovanni Teresi

Entrando nell’ ipogeo costruito per sua moglie, non possiamo immaginare Crispia Salvia come a una morta, ma solo come a un essere ancora in vita, forse una stella in alto tra le Pleiadi o da qualche parte nella vastità dell’infinito.

Come unione profonda tra uomo e donna l’amore è mirabilmente illustrato da Apuleio nel mito di Psiche ed Eros, un mito così complesso, raffinato e ricco di simboli da essere riuscito a sopravvivere attraverso l’epoca cristiana per arrivare a noi. Quindi, volendo fare un breve escursus, tutte queste implicazioni rendono attuale il mito. Nel Rinascimento miti sono stati i soggetti alternativi dell’arte sacra, Tiziano li chiamava Poesie: piccoli dipinti che i principi chiedevano e contemplavano in forma privatissima. Nell’Ottocento i miti si caratterizzarono con l’amore angelicato  e impossibile di Romeo e Giulietta e con l’avviluppante bacio di Klimt, suprema sintesi di eleganza e passione.

L’amore, per sua natura, sfugge ad ogni pretesa di definizione, non può essere definito, ma solo descritto, tramite l’analisi delle sue manifestazioni, che si evidenziano soprattutto nel sentimento. Il sentimento è la forma soggettiva del sentire (Kant), è la facoltà atta a percepire, cogliere, intuire, prima di pensare criticamente, l’essere dinamico del soggetto, l’alterità, i valori , la verità dell’altro. Per Rosmini il “sentimento fondamentale” fa tutt’uno con l’anima, la quale è il principio dei fenomeni vitali e psichici e si manifesta nel sentirsi essere, sentire di essere capaci di amare, sentirsi in tensione verso la propria pienezza, perché l’uomo è, nello stesso tempo, essere e non essere, è continuamente in tensione per superare il suo limite e raggiungere un grado sempre più elevato di essere. Quando entra in rapporto con la persona amata, il sentimento vibra, commuove, coinvolge, magnetizza verso un suo polo, orienta all’altro da sé.

Va detto però che esso è originale per ogni soggetto, quindi non è mai completamente condivisibile e spesso nemmeno dicibile, essendo un vissuto personale. Si può accedere al sentimento dell’altro, e rimanerne scossi, ma le stesse risonanze che provoca ne modificano le caratteristiche; perciò la condivisione non è mai completa, e questa è una difficoltà  che facilmente si presenta nel rapporto di coppia. I sentimenti possono ravvicinarsi, ma mai pienamente identificarsi, avviene così anche tra due che si amano. Si può avere la stessa idea, ma non lo stesso sentimento, che ha un aspetto irriducibilmente soggettivo. Il sentimento è l’ispiratore di tutti i progetti, ma  ha bisogno dell’intelligenza e della volontà. Così l’uomo tutto intero si ritrova nel sentirsi essere in dinamismo costante per il “gaudium essendi”. L’uomo ama pensando e volendo. Sentimenti propri dell’amore sono: gioia, nell’incontro di una persona amata, sorpresa, ammirazione,  compiacimento, approvazione, simpatia, sintonia, timore, commozione …

La filosofia dell’amore è allologia, discorso dell’essere per l’altro.

A volte l’amore diviene o resta qualcosa di difficilmente comprensibile o viene interpretato in così tante forme: ci si può ritrovare in quasi tutto, per poi scoprire che nulla ci riguarda o poco, che resta in noi e fuori di noi come un mistero.

Non si deve smettere di spingere la parola, il discorso contro questo corpo dal contatto incerto, intermittente, che si sottrae continuamente e che tuttavia insiste. Se il discorso d’amore ci eccede, proprio per questo non possiamo abbandonarlo, per un motivo che si ripete nel tempo, ma che ritrova sensi nuovi nel contemplarlo: il discorso amoroso è al fondo, è il sostegno a ogni possibile ricerca di felicità. E anche ora, in questo presente così difficile da leggere e interpretare, riprendere il tema dell’amore significa credere, aver fiducia nella possibilità di una futura, nuova armonia tra i due sessi.

L’uomo è fatto come icona teomorfa, a immagine di Dio, è generato da un atto di amore, esaltato dall’amore. L’amore è la qualità suprema della vita umana. Nella nostra società, dominata dall’economia, tutta volta a realizzare il massimo come guadagno e come successo personale, è grande la meraviglia se ci fermiamo a contemplare la gratuità dell’amore sponsale e la sua caratteristica fondamentale di dono.

Non si può fare a meno di riconoscere in esso una misteriosa origine divina.
Infatti, che cosa sono i figli se non il frutto più visibile e concreto del dono dei loro genitori, a dispetto delle storture e della negatività di tante situazioni sociali?
E che cosa non sono pronti a donare i genitori ai figli, non appena se ne presenti il bisogno  o semplicemente l’occasione?
La trama delle donazioni è qui così fitta che corrisponde in definitiva a quella dell’intera vita.
Questo è il carisma della coppia, fatto di una ripetizione “naturale” di gesti oblativi, che si estende nell’ambito della famiglia e poi a quello dei parenti e degli amici e, in definitiva, nei rapporti con tutta la società che le ruota attorno.
Ciò indica che è possibile guardarsi intorno con uno sguardo di amore, ricercando il bene dell’altro per un bisogno di espansione del cuore e ritrovando quella dimensione positiva di condivisione, così tristemente negata dalla filosofia e dalla prassi mondana.
Si realizza così la verità di quella massima di Cristo, l’unica non riportata dagli evangelisti, ma da San Paolo, che dice: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Infine, ritornando al concetto filosofico dell’amore-sentimento, Ludwig Binswanger considera l’amore un vero luogo in cui si realizza la Presenza, perché  solo nell’amore l’altro ci si apre come un Tu e non come una presenza anonima.

Il poeta Rilke scriveva: “Solo dove tu sei, là sorge il luogo” e Binswanger commenta questo “spazio” dell’amore come un dilatarsi, approfondirsi e innalzarsi della Presenza. E l’amore è anche il “tempo”della Presenza, è l’istante eterno che fa realmente sperimentare qualcosa della durata eterna, dell’eterno noi dell’amore, nel senso di una reale trascendenza del tempo nell’eternità.

A differenza di Heidegger, inoltre, egli afferma che non è la coscienza del proprio “essere per la morte” a sottrarre l’uomo alla mondanità e alla dissipazione, ma è viceversa la coscienza del proprio “essere amore”.

Nell’amore l’uomo scopre in sé non una neutra struttura dell’essere, ma la realtà che qualifica nel profondo la propria persona e che Binswanger, con Sant’Agostino e Pascal, chiama: il cuore.

Nell’essere insieme nell’amore la Presenza si scopre come cuore e si dischiude come la patria del cuore.

Questo disvelamento del Tu nell’amore è possibile perché l’amore non è puro sentimento, ma è partecipazione all’essere, anzi esso è reso possibile perché in ogni autentico rapporto d’amore è presente in un certo senso lo stesso Essere.

E’ questo” dice il nostro autore “il mistero del fenomeno antropologico così centrale e così poco scrutato, dell’intimo, reciproco appartenersi di un Tu concreto singolare e del Tu concreto universale, del Tu in quanto divinità”.

Giovanni TERESI

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