La patria sconosciuta – Liriche di Giovanni Teresi

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La storia dice che la rilevazione statistica delle migrazioni con l’estero era iniziata ufficialmente nel 1876, però il fenomeno aveva cominciato a manifestarsi molti anni prima ed era divenuto sempre più importante. A livello europeo, il 1840 si può considerare l’anno di nascita dell’emigrazione moderna, principalmente nordica; in Italia i movimenti importanti iniziano con una ventina di anni di ritardo rispetto all’Europa settentrionale e coincidono con la nascita del Regno.

Il Piemonte ha avuto una parte di primo piano nelle dinamiche migratorie italiane fino ai primissimi anni del Novecento; successivamente il suo flusso in uscita si è indebolito ed è stato superato dalle correnti provenienti dal Sud. (1)

Tenendo conto della regolarizzazione del settembre 2009, l’Italia oltrepassa abbondantemente  i 4,5 milioni di presenze. Siamo sulla scia della Spagna (oltre i 5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (circa 7 milioni).

Continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%). Seguono gli africani per il 22,4%, gli asiatici per il 15,8% e gli americani per l’8,1%. L’età media degli stranieri è di 31 anni contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri gli ultra sessantacinquenni sono solo il 2%.

L’immigrazione è dunque anche una ricchezza demografica per la popolazione italiana che va incontro al futuro con un tasso di invecchiamento accentuato. (2)

Continuiamo a considerare stranieri gli immigrati ed a trattarli come tali, anche se lo sono giuridicamente ma non nei fatti. Invece gli immigrati, secondo le previsioni, sono una ricchezza indispensabile ed è in questa prospettiva che sono auspicabili politiche sociali e familiari più incisive.

Volendo citare le letture bibliche, come ad esempio del libro del Levitico cap. 19,1-4.9-34, si evince come le regole divine siano a tutto rispetto del profugo: 33- “quando un forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi: tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra di Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio”.

Dal Vangelo di Matteo cap. 25,31-46 : 35. “ Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36. nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 40. In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Pertanto “ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione.”  (3)

… occorre dare risposte adeguate ai grandi cambiamenti sociali in atto avendo chiaro che non ci può essere uno sviluppo effettivo se non si favorisce l’incontro tra i popoli, il dialogo fra le culture e il rispetto delle legittime differenze … le migrazioni invitano a mettere in luce l’unità della famiglia umana. Il valore dell’accoglienza, dell’ospitalità, dell’amore per il prossimo. Ciò va però tradotto in gesti quotidiani di condivisione e di sollecitudine verso gli altri, specialmente verso i bisognosi.” (4)

(1)Dati statistici sulla nostra emigrazione “I tascabili di   palazzo Lascaris” dicembre 1999 –pagg. 22.28 – Mauro Reginato.

(2)Dal dossier statistico 2009 sull’immigrazione della fondazione Migrantes della CEI

(3)(n.62) dalla “Caritas in Veritate” di Papa Benedetto XVI

(4)Dal discorso di Papa  Benedetto XVI al VI Congresso mondiale per la pastorale dei migranti e dei rifugiati -9/11/2009.

 

Dove volano le cicogne

Ad oriente è diretto il volo

dall’africana arida terra

alla striscia di Gaza

nell’aria ancora scura

e trasparente dell’alba.

Ignare del sangue che

tinge le zolle,

delle piriche polveri

sotto le candide nuvole,

del triste povero volto

della quotidianità,

con le grandi ali bianche

bordate di nero

volano le cicogne.

Trovano alloggio

tra  tralicci di guerra,

nidificano la speranza

della vita …

Dei giovani giocano

all’eterna lotta,

lanciano pietre,

insorgono all’assenza

d’una Patria sognata,

al soffocato dolore,

e inseguono il nulla.

Lì nidificano

le poche cicogne

tra arrugginiti silos,

non curanti dell’odio,

accanto le povere case.

Anche lì sorge l’alba

sulle mediterranee onde,

sul polveroso suolo d’oriente.

 

 La Lucerna

 

Giace sulla spiaggia un naufrago,

inzuppato di mare, immobile …

Il cielo grigio dopo la tempesta

incornicia la tristezza;

il mare ha tradito la stessa vita.

Giungono a riva frantumi di cose

con alghe sradicate …

Un gabbiano guarda immoto

scrolla dalle piume il superfluo,

s’allontana col suo stridulo canto.

La luce lontana d’una lucerna

richiama un barlume di certezza

agli occhi smarriti.

Anche le onde ora tacciono

accarezzando in brandelli di silenzio

le stanche paonazze membra.

 

                                                   

Paese d’oriente

 Paese d’Oriente

ove il sole si leva,

qui è nata la vita!

Qua si muore per nulla!

Paese da mille profumi,

bruciato dall’odio …

memoria del Figlio

che ha vissuto,

amato i fratelli,

che nessuno più ascolta.

Paese del mondo

senza confini.

Paese d’Oriente

volgi lo sguardo

alle tue aurore!

Or i tuoi figli

chiudano gli occhi …

si stringano la mano!

E dall’arida terra,

per le copiose lacrime,

germogli nuova vita,

splenda nel cielo

una cometa a illuminar

le tue buie notti!

Le liriche di questa silloge esprimono la non facile condizione dei profughi nei paesi a loro estranei, la loro nostalgia del vissuto familiare, anche se difficile ed a volte orrendo nel loro luogo d’origine, dei loro usi e costumi che vengono forzatamente soppressi. Esse sono ispirate al desiderio di libertà e democrazia, beni preziosi ed inconfutabili. La descrizione dei luoghi, dei colori, delle tradizioni culturali e religiose non è casuale, essa è delineata in un percorso geografico ben noto dell’area mediterranea ove il fenomeno dell’esodo è gravoso e per alcune zone insopportabile. I versi liberi e sciolti alternano vicissitudini tristi alla  speranza per un mondo migliore nel rispetto dell’ “altro”, nel silenzioso e pacato appello alla amicizia e alla fratellanza. Un canto, quindi, di augurio per chi viene considerato “diverso”  in una Patria non più sconosciuta ma a lui familiare.

I profughi sono persone che, trovandosi fuori dal paese di origine, non possono o non vogliono tornarvi per il timore di essere perseguitate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche e per questo motivo chiedono protezione ad un altro paese. In questi ultimi anni, in particolare nell’Italia meridionale, che è al centro del Mare Nostrum, il fenomeno dell’esodo migratorio si è acutizzato. In Italia il diritto di asilo è garantito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

La Convenzione di Ginevra adottata il 28 luglio 1951, stabilisce le condizioni per essere considerato un rifugiato, le forme di protezione legale, altri tipi di assistenza e i diritti sociali collegati allo status. E’ esecutiva in Italia con la legge del 24 luglio 1954 n.722. La politica comune dell’Unione Europea in materia di asilo è iniziata con la Convenzione di Dublino del 1990, ed è proseguita attraverso l’attuazione del Regolamento Eurodac, del Regolamento Dublino e delle Direttive: Qualifiche, Procedure ed Accoglienza. Ma ci rendiamo conto, però, dei grandi limiti delle leggi e delle politiche migratorie che troppo spesso tendono a mettere in primo piano aspetti legati alla sicurezza o all’economia e a dimenticare i diritti, i vissuti e le storie delle persone. Non è un mondo migliore quello che viene fotografato da Amnesty International nel rapporto annuale del 2013, che descrive la situazione dei diritti umani in 159 Paesi e territori in diversi parti del mondo nel periodo tra gennaio e dicembre 2012. L’80% di questi ha torturato o maltrattato i propri cittadini mentre ben 101 Stati hanno represso il diritto alla libertà di espressione. Globalmente, nella metà dei Paesi esaminati si sono svolti processi iniqui mentre i diritti dei 214 milioni di migranti non sono stati protetti né dai loro governi né dagli Stati in cui si sono trasferiti. La mancanza di un’azione globale a favore dei diritti umani e l’incapacità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad attuare azioni internazionali e politiche unitarie in caso di conflitto fa sì che siano sempre di più i milioni di persone in fuga dai propri Paesi. Ne è una dimostrazione la Siria. Sono un milione gli sfollati interni. In Italia, purtroppo, migliaia di uomini, donne e bambini si trovano senza un posto dove stare perché lo Stato prima ha riconosciuto loro il diritto alla protezione umanitaria e poi non si è assunto la responsabilità della loro tutela e della loro integrazione.

Da molti anni le politiche di governo e di controllo dei movimenti delle persone, elemento funzionale alle politiche economiche contemporanee, promuovono la disuguaglianza e lo sfruttamento, fenomeni che si sono acuiti nella crisi economica e finanziaria di questi ultimi anni del nuovo millennio. L’Unione Europea, in particolare, anche attraverso le sue scelte nelle politiche migratorie, sta disegnando una geografia politica, territoriale ed esistenziale del tutto inaccettabile basata su percorsi di esclusione e confinamento della mobilità, attraverso la separazione tra persone che hanno il diritto di muoversi liberamente e altre che pur potendolo fare devono attraversare infiniti ostacoli, non ultimo quello del rischio della propria vita.

Quindi dobbiamo lottare per una società libera da ogni odio e discriminazione dove si affermi la convivenza pacifica e l’armonia tra le persone, affinché le culture delle differenti etnie e popolazioni si possano incontrare, convivere positivamente. In un mondo globalizzato, che avvicina tutte le aree del mondo, le migrazioni sono quei vasi comunicanti che permettono di effettuare uno scambio fruttuoso a nostro beneficio sotto l’aspetto demografico e internazionale. Rispetto ai grandi temi irrisolti dalla politica internazionale, quali sviluppo disuguale, la povertà, la divisione equa della ricchezza, gli immigrati sono un fattore equilibratore, una delle molte ragioni di speranza.

Serve, pertanto, una legge che garantisca un vero sistema di accoglienza con strutture, risorse e strumenti adeguati e che rimuova gli ostacoli e i limiti nella procedura per l’ottenimento dell’asilo. Per questo non basta l’introduzione di una legge che prenda spunto dalla legislazione avanzata esistente in altri Paesi europei in materia di protezione internazionale, ma occorre incidere sulle prassi applicate che in molti casi negano ai richiedenti asilo ed ai rifugiati il riconoscimento effettivo dei diritti affermati in loro favore, troppe volte soltanto sulla carta. Per affrontare questa situazione di mobilità e di cambiamento non serve arroccarsi sui localismi e sulla presunta supremazia di razza, serve praticare una nuova cultura basata sulle relazioni, sull’ascolto. Dobbiamo imparare prima di poter parlare a praticare il dialogo che è conseguenza di questo ascolto, dialogo che apre al confronto, alla conoscenza per chi crede all’amore. Questa è l’unica strada che salva la nostra e l’altrui dignità, e che ci permette di mettere al centro la nostra e l’altrui dignità.

Quindi dobbiamo saper ragionare su una nuova cultura di diritti e per riconoscere i diritti di tutti dobbiamo metterci alle spalle le nostre paure, dobbiamo incamminarci sulla strada che può essere difficile ma che è l’unica praticabile, quella del riconoscimento della democrazia per tutti.  Giovanni Teresi

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