Poésie de Giovanni Teresi “Un jour bien différent d’un autre”

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Je cherchais mon brave ami connu dans un village lointain,

dans un pays froid au nord du monde

aù les aurores éthérées habitent le ciel propre

aussi froid que la mer.

Son nom était “Jour Inuit”;

il mangeait du poisson cru et portait au cou un grigri:

dent de baleine blanche comme son sourire.

 Je le vis courir sur la glace après les ours,

sa maison était un petit iglou dans l’espace froid

où la vie se cache entre les plis profonds de la terre.

Il me sourit en tenant dans ses mains son grigri

en me l’offrant comme amagalme amiable.

Contre les parois de glace rebondissait ma voix: Bravo! Bravo!

Jamais je n’oublierai sa joie imprimée dans ses grands yeux

qui  comme l’aurore replendissaient de sincère et lucide liberté.

Depuis ce voyage cibler la paix, c’est mon but,

de  même que la rare précieuse amitié.

Et un jour bien différent d’un autre,

loin de la routine de mon travail,

j’allai à la kermesse, marché aux puces.

Tout en regardant parmi les vieilles choses,

Je trouvai une ampoule de verre avec dedans de la neige et l’iglou;

je la pris et je l’agitai:

la neige remuée tombait sur le jeune Inuit.

La sérendipité m’amena à chercher sur le web

ce grigri et le sourire dans le cadre de la face lunaire.

Du coup sur l’écran de l’ordinateur, hélas insensibile,

apparut la lumière de l’aurore, telle dans un miroir splendide.

Emu, je maintins ma zénitude dans mon burean morne.

Ce sourire lunaire enchâssé dans les yeux grands et noirs

fit vibrer soudain le grigri sur mon cœur

dans un monde libre réchauffé par la chaude paix.

 

                                                                                               Giovanni Teresi

Traduzione in italiano

Un giorno diverso dall’altro

 

Cercavo un buon amico conosciuto in un viaggio lontano,

in un paese freddo a nord del mondo

ove le eteree aurore abitano il terso cielo

anch’esso freddo come il mare.

Il suo nome era “giorno eschimese”;

mangiava il pesce crudo e portava al collo un amuleto:

dente di balena bianco come il suo sorriso.

Tra il ghiaccio lo vidi rincorrere gli orsi,

la sua casa era un piccolo iglù nel freddo deserto

ove la vita è nascosta fra le profonde pieghe della terra.

Mi sorrise tenendo fra le mani quell’ amuleto

offrendolo come accordo amichevole.

Dalle pareti di ghiaccio il mio eco ripeteva: bravo! bravo!

Non dimenticherò la gioia riflessa nei suoi grandi occhi

che come l’aurora splendevano di sincera e lucida libertà.

Da quel lontano viaggio, il mio fine era trovare la pace,

la sporadica preziosa amicizia.

E, in un giorno diverso dall’altro,

lontano dalla routine dell’ufficio,

andai alla vicina fiera dell’usato.

Guardando nello scarto delle vecchie cose,

vidi un’ampolla di vetro con dentro la neve e l’iglù;

la presi tra le mani agitando il piccolo mondo …

la neve cadeva densa sul giovane eschimese.

L’improvvisa scoperta mi portò alla ricerca sul web

di quell’ amuleto e del sorriso nella cornice del volto lunare.

D’improvviso sullo schermo del computer, da sempre insensibile,

si compose la luce aurorale riflessa sull’eterno candido specchio.

Emozionato, mantenni la calma in quell’ufficio povero di colori.

Quel sorriso lunare incastonato negli occhi grandi e neri

fece vibrare d’incanto l’amuleto sul mio cuore

in quel lontano mondo libero di calda pace.

 

Giovanni Teresi

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