“Canto Greco” liriche di Giovanni Teresi

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 Prefazione

 

Nella lirica del poeta Giovanni Teresi la descrizione del paesaggio è concentrata attorno a quelli che diverranno i caratteri topici del locus amoenus: l’acqua corrente, gli alberi, il prato fiorito, la brezza primaverile; ma il tutto è avvolto in un’atmosfera di intensa sacralità. Gli spazi attorno il tempio appaiono come uno scenario adatto per una epifania, un luogo degno degli dei e capace di elevare alla sfera del divino anche le comparse umane che ne fanno parte.

Il rito si rivela come l’unico spazio in cui il divino può scendere al livello dell’umano e l’umano elevarsi al divino; l’unico spazio in cui è consentito varcare per un istante il limite che separa l’umano dall’eterno.

L’autore, innamorato della originaria sacralità dei luoghi della sua terra, impianta in essi un palcoscenico naturale ove si svolgono scene della mitologia greca; ciò si evince in tutte e cinque i componimenti presenti in questa nuova silloge.

Senza dubbio è anche l’influsso dello studio di noti autori greci che lascia una traccia nel versificare del poeta Teresi, intrisa però della sua originale musicalità.

Nel poema “L’amore platonico” l’uomo è visualizzato solo in ragione del suo apparire vicino alla fanciulla Altèa che è la vera destinataria del canto. La rassegna dei sintomi delle vicende amorose, è sviluppata con cristallina lucidità e occupa l’intero componimento.

I versi, nella rima alternata, esprimono un’armoniosa musicalità ch’è tipica dei canti greci. Infatti nell’epica greca la musica andò sempre strettamente unita alla poesia, ed in seguito anche alla danza. Col canto il poeta descrive lo scenario attorno al tempio di Segesta ove si snoda una processione di figure che elevano canti saliari (1) ed offrono doni agli dei.

Nel poema “Il figlio della pioggia d’oro” l’autore apre l’ode con un dolce canto arvale (2): “Iniziò una pioggia leggera,/ poi sottile e portentosa…/ l’aria mandava riflessi,/ n’era piena di luccichii ed odorosa.” mentre tutta la storia mitologica si svolge nel tipico paesaggio mediterraneo “alle rive sabbiose di Sèrifo”.

Come sappiamo miti e leggende si sono stratificati per millenni nelle memorie dei popoli del Mediterraneo costituendo un patrimonio vasto di cui emergono riconoscibili ancora oggi i temi dei racconti biblici accanto alle tragiche vicende della tradizione greca.

Coi poemi “L’eroe tutta forza” e “Le dodici fatiche” il poeta Teresi ripropone la mitologia con una nuova veste scenografica e col rigoroso rispetto dei canoni estetici nella struttura, nella forma ed anche nell’uso delle parole.

Con l’immaginazione la tenda si alza sullo spettacolo delle prime stelle che si inseriscono nel blu del cielo che lentamente si fa nero anche per gli influssi sovrannaturali.

Col poema il “Canto greco pietoso” dai dolci versi iniziali: “Le dorate arpe suonavano note prodotte da mani sapienti…/Ninfe leggiadre cantavano l’amore/ accompagnato da venti/” si passa al doloroso canto di Niobe moglie di Anfiòne, che patì la morte dei suoi figli per mano di Artèmide. In tutta l’opera l’autore vuole soprattutto dimostrare che la poesia non è soltanto un uso specifico del linguaggio, ma anche chimica della civiltà e delle credenze e che in particolare la cultura classica mediterranea è la fucina di sensibilità e pensiero.

Elisa Magurno

 

  • I canti saliari, prerogativa dei Salii sacerdoti di Marte, venivano cantati danzando intorno all’altare del dio accompagnandosi col suono delle spade.
  • I canti arvali, cantati dai sacerdoti di Cerere, celebravano la natura e la fecondità della terra.

 

 L’amore platonico

Sulle chete colline ridenti

Zefiro soffiò con inaudite forze

sollevando sterpi e polveri ingenti;

preparava la terra ad accoglier

/nelle pozze

le acque fertili con gioia…

Transumavano gli armenti

/vicino la fiumarella

sull’erba tenera con gaia

guida d’una leggiadra pastorella,

che di tanto in tanto rincorreva

le stupide pecore belanti;

così fresca allegria faceva

su quei colli con grida e canti.

L’erbosa valle s’estendeva rigogliosa,

vicino ad una cittadella radiosa

chiamata Segesta, ch’era famosa

per il commercio e le sue gesta.

Sulla vicina piazza a sera

/si radunava la gente mesta,

in processione andava portando

fiori e ceri, a ritmo danzando…

inneggiava cantando un inno sacro

/al tempio.

Lì giunti e prostrati al Dio,

si consumavano i ceri in silenzio pio,

ciascuno si chiudeva nel proprio io.

Coscienziose dell’offerte opulenti,

le fanciulle sfilavano nei loro panni,

offrivano con gesti lenti

i canestri colmi di frutta e carni.

S’uccideva il bue, l’agnello…

Continuavano le danze a notte fonda,

finché  nell’oscuro mantello,

lasciava il dì l’ultima sua onda.

Da lì a poco il tempio s’illuminava

/di tenui luci,

imponendosi maestoso tra il volo d’uccelli.

I festanti stanchi lasciavano alle fauci

dei lupi le ossa e le pelli;

poi rinvigoriti dall’alba gioiosa,

iniziavano da amici e fratelli

a lavorare la terra non più ombrosa.

Anche la pastorella, di nome Altèa,

volgendo lo sguardo all’aurora,

si spogliò delle sue vesti, altera

nella fiorita primavera,

rincorrendo le pecore ogn’ora.

Visto che  danze e  canti

/divennero i misteri,

si costruì un teatro di forma circolare,

ove lasciare i propri pensieri.

Allora, volò in circolo alare

una bianca  tenera colomba…

si pensò portasse dai vicini Greci

delle buone nuove dall’ombra

dell’imminente guerra con i Fenici.

Ma…le acque minacciose s’estesero

a deturpar le vicine sponde.

Zeus furente dipinse il cielo tutto nero

come pure il mare colle sue onde.

L’ammonimento fu valido per un anno,

dopo si riprese a danzare, a cantare

senza pensare ad alcun affanno.

S’offrirono fiori sull’altare…

Dalle taverne Bacco usci tra i vicoli sinuosi

offrendo il novello vino rosso e bianco;

Sileno seguì traballante gli amorosi

nel frenetico ballo fianco a fianco.

Altèa, fanciulla bella e sana,

non conosceva ancor alcun uomo;

ma pensava sola nella sua tana

d’incontrar  il suo principe buono.

Furono eretti molti santuari

agli Dei dell’Olimpo; si dettero feste

/alle Delphinia,

che, a primavera e alle fasi lunari,

facevano gustare le primizie offerte dalle Thargelia.

Ma per selve inesplorate e valli ombrose,

aspetto guerriero assunse la festa d’Apollo,

dio dall’arco d’argento e dalle frecce radiose.

Colà giunse, attirato da una cerva e da un pollo,

un giovane, Atteòne famoso cacciatore.

L’ospitale isola accolse pure Artèmide la bionda

anch’ella amante dell’arco, la faretra in tutte l’ore.

Le frecce dalle punte d’oro scoccate dalla bionda

andavano dritte al segno tra fronzuti faggi.

In compagnia di Ninfe e giovanette mortali

trascorreva le sue giornate con assaggi

di lepri, lungi dalla guerra e dai mali.

Atteòne s’avvicinò per ammirare

da vicino la dea, che celere col cavo della mano

spruzzò semplice acqua di mare

in faccia al cacciatore sin allora umano.

Subito ad Atteòne spuntarono le corna, il pelo,

gli si mutarono in zampe le mani,

ansante fuggì affrontando il gelo

disperatamente inseguito dai suoi stessi cani.

Però la bella Artèmide era d’animo gentile,

protesse le donne che a lei si rivolgevano

e al parto ne alleviò i dolori amari come la bile.

Sulla spiaggia sicana le sirene cantavano,

l’acque si quietavano e posavano i venti,

i naviganti quelle voci leggiadre udivano,

veleggiavano emozionati battendo i denti.

Attratti dalle ninfe formose,

dimenticarono le mogli partorienti,

come d’incanto furono attratti da inutili cose.

Le donne a terra si tiravano i capelli,

gridavano strappandosi le vesti consunte…

Lì vicino altri uomini ponevano gioielli

sui gradini dei templi di Selinunte.

Tutto quel vociare stralunato

sulle lunghe spiagge indorate

annebbiò la vista e mozzò il fiato

ai marinai per intere giornate.

Lontana dal frastuono, Altèa sognava

con le sue pecore belanti,

una calda preghiera volgeva

ai numerosi dei vaganti

tra le calcaree colonne poste a dismisura

sui verdi colli e sulle pianure estese

volte al cielo, alle stelle

/con le maestose mura.

Povera, solitaria, bella ma cortese

Altèa tra le canne della fiumarella

vide muoversi qualcosa;

subito sentì nel suo cuore una fiammella…

Era un giovane! Divenne radiosa.

S’aggirava guardingo tra gli arbusti

un abile cacciatore di nome Oriòne

col suo cane, le frecce, gl’archi giusti,

con coltelli ed anche un piccone.

Alla vista della bella giovinetta

il suo sguardo divenne smagliante,

simile ad una cerva su d’una vetta,

l’osservò immobile e ansante:

Qual è il tuo nome? O gracile fanciulla!

Un egual fiore non sboccia in tal luogo,

né agile gazzella si ferma nel nulla

ad osservar le proprie carni presto sul rogo!”

La giovane, timida e pensosa alle crude parole

del  cacciatore spavaldo, indietreggiò:

Il mio nome è Altèa…” il suo viso

/avvampò come il sole

sono sola con le pecore” balbettò.

L’abile Oriòne sfrecciò un sorriso:

Allora tra i templi cacciagione ce n’é tanta!

Non puoi nascondere il rossor del tuo viso!

Se parlar non vuoi, almeno canta”

Così un leggero suono di piffero di canna

si levò attorno con armoniose note,

le membra si sciolsero come fior di panna

e al sole più bianche erano le sue gote.

A tal inusitata timida bellezza

Oriòne non esitò a farle un dono

trasse dalla farètra con gaiezza

un piccolo anello cantando così a tono:

“Non vedranno mai i miei occhi

cotanta bellezza calpestar le zolle!

Le note vagar eleganti ai tocchi

delle sottili labbra empiendo

                            /di magia il colle,

di fiori profumati è colma l’aria fine

e dolce amor cosparge la tua danza!

Raggio di sole è il dorato crine,

batte il mio cuore con baldanza…

Tal dono è piccola cosa!

Non voglia Venere adombrarsi

per la terrena bellezza gioiosa,

ma faccia sì che amarsi

sia accompagnato da simil canto

tra i templi maestosi”.

Nella prospiciente verde valle

un volo di stormi copiosi

si levò tra i rami dell’irto calle.

Sìrio, fido cane d’Oriòne, puntò

le astute orecchie pronto a prendere

la selvaggina, tra sterpi e sassi saltò

baldanzoso cominciando ad abbaiare.

Il cielo si cosparse di fitte frecce

che l’abile cacciatore scagliò tra i colombi…

Altèa d’istinto sciolse le bionde trecce,

indi indietreggiò muovendo

/gli scultorei lombi;

l’anello intanto provava al dito, timorosa

guardando Oriòne ed il suo cane ansante.

Artèmide, colla sua abilità, gelosa

disdegnava tal puro sentimento gigante,

schioccò due frecce dritte ai cuori

di Sirio e Oriòne che tramortirono tra le canne.

Zeus, che dall’Olimpo, scrutava fuori…

da tal gesto inusitato volle trarne

il ricordo del cacciatore e del suo fido

in mirabile eterna costellazione.

Ad Altèa rimase l’anello al dito,

un attimo d’amore che non fu finzione;

guardò in alto l’oscuro cielo,

intravide tra le stelle severe e immote

la costellazione, commossa si tolse il velo.

L’amor, che segnò il giovine cuore,

mutò il destino in caparbio e duro…

L’odio si versò su Artèmide in tutte l’ore,

serbò l’aureo anello vicino a un muro.

Altèa divenne fragile e cogli anni vecchia.

Sirio e Orine stanno ancor lì tra le stelle

a guardar la stanca terra senza macchia

divenuta rinsecchita e senza pelle.

 

 Il figlio della pioggia d’oro

 Iniziò una pioggia leggera,

poi sottile e portentosa…

L’aria mandava riflessi, n’era

piena di luccichii ed odorosa.

Coprì d’oro la torre marmorea

ove Acrìsio aveva rinchiuso la figlia

Dànae, bellissima pari ad una dea.

Il Fato, giunto da parecchie miglia,

fece che la pioggia entrasse

dalle sottili fessure nella squallida cella,

ove giaceva sotto le umide asse

Dànae con la pallida ancella.

Zeus era la pioggia dorata,

desideroso d’unirsi con la figlia di Acrìsio,

non disdegnò uscir dall’acqua salata

e baciò l’amata con soave brusio.

Nacque Pèrseo, il grande eroe,

sbalordì il re ch’ebbe paura:

quel neonato un dì l’avrebbe ucciso nell’ore

impensate; così trasse dalle mura calcaree

madre e figlio, chiudendoli in una cesta,

li affidò alle turbolenti onde del mare.

Alle rive sabbiose di Sèrifo, giunse mesta

la cassa ripescata dal re Polidette.

Costui li ospitò grattandosi la cresta

in quell’isola piena di rocciose vette.

Trascorse il tempo… Pèrseo passò

la breve giovinezza bello e forte,

con l’impeto d’un toro amò

la figlia del re invidiata dall’intera corte.

Una missione pericolosa gli affidò Polidette,

doveva in quell’isola portare la testa di Medusa

perché di Pèrseo la poderosa forza temette.

Così, volgendosi ad una musa,

/alimentava la speranza

che il giovane perisse nel compiere l’impresa.

Però Pèrseo, fiducioso nella sua valenza,

nell’aiuto degli dei fece tutta la sua presa.

All’uopo Ermes, dall’Etna,

/affilò una falce diamantina

per tagliar la testa alla Medusa infernale,

ed Atena fabbricò uno specchio

/per guardar, quella mattina,

la mostruosa testa senza scrutar lo sguardo fatale.

Anche dalle Fòrcidi ebbe aiuto, ninfe severe,

 da cui ebbe dei calzari alati,

  una bisaccia ed un cappuccio dalle falde nere.

   Pèrseo s’incontrò con le Gorgoni: non venerate

    perché orribili con le teste inghirlandate

     da serpenti, zanne prominenti e mani artigliate.

     Dormivano i mostri quando Pèrseo,

      /servendosi dello specchio,

       riconobbe la testa scellerata.

       Prese di mira chiudendo un occhio,

       e la testa mozzò con la falce dentata.

       Subito da quel tronco insanguinato

       nacque Pègaso: cavallo alato.

Ripose l’eroe il capo mozzato nel sacco,

salì coi calzari alati sfuggendo all’ira delle sorelle

rendendosi anche invisibile

/col cappuccio color tabacco.

Veloce come il vento e l’acque delle fiumarelle,

attraversò paesi misteriosi sin in Etiopia

ove liberò Andròmeda dalle bianche mammelle.

Era destino compiere un’opera pia

dato che il re Cefèo l’aveva data in pasto

/ad una bestia immonda

mandata da Posidone a punizione del gran fasto

e superbia della regina Cassiopèa dalla faccia rotonda.

Ancor Pèrseo liberò quella gente dal mostro,

poi Andròmeda sposò in elegante chiostro.

Dopo tanti tribolazioni e affanni

lasciò gli Etiopi diritto verso Sèrifo solitario.

Pietrificò Polidette che tramava da anni,

regalò ad Atena la testa col sudario.

Ma il Fato si compì egualmente:

non ebbe colpa Pèrseo, fu una disgrazia!

Durante la gara un disco tristemente

colpì Acrìsio nella sua senile baldanza.

 

Canto Greco - Poemi mitologici - Teresi Giovanni

Copertina del testo “Canto greco”

 

L’eroe tutta forza

 Eracle, figlio di Zeus e Alcmena,

uomo dal muscoloso petto

/e braccio scattante,

non esitava a far forza

/per romper la catena;

coperto di pelle di leone,

/aveva la mano possente.

D’aspetto austero e pensoso,

ebbe vita travagliata ed errabonda.

Del suo temperamento focoso

soffrì la moglie Megara dal viso rotondo

che gli dette un figlio pure iroso.

Era, figlia di Cronos e Rea, fu ostile

alla nascita di Eracle

/per il regno di Argo e Micene;

gli sconvolse la mente, divenne pazzo e vile,

uccise moglie e figlio tagliandone le vene.

Dopo, Eracle volle pagare il fio della sua colpa,

partì a Delfi a consultar l’oracolo:

“Andrai a servire Euristèo per riscattar la tua colpa,

di fatiche sarai sottoposto ogn’ora, solo un miracolo

potrà salvarti e mangerai non la polpa

ma le ossa degli armenti del tuo pascolo!”

Furono ben dodici le fatiche

dall’uccisione del leone di Némea

alla cattura del cane Cerbero, belve a lui nemiche.

Affrontò monti e agitate maree,

lottò con Achelòo, dio fluviale,

ne sposò pure la figlia Deianira.

Ma l’uccisione del centauro Nesso gli fu fatale

tanto che costui, con raggiro, mostrò tutta la sua ira.

Nella tunica, intrisa col sangue suo, fu l’inganno;

la diede a Dianira per farla indossare a suo marito;

dicendole che, se la provava, l’avrebbe amato ogni anno.

Eracle si  vestì dell’orrenda tunica, ma da tal rito,

ne usci dolorante e ferito.

Morì soffocato dal fumo d’un rogo su questa terra.

Zeus l’assunse al cielo godendo d’eterna giovinezza.

Lassù sposò Ebe. Così  immortale l’anima sua erra

con la forza e la spavalda bellezza.

 

 Le dodici fatiche

 Le terre di Némea devastava

un leone dalle fauci possenti;

la gente aveva paura nell’Argolide,

/donde stava.

Eracle affilò armi e denti;

pur forte il felino, alle frecce appuntite,

perì soffocato dalle sue mani possenti.

Della pelle ne fece un ampio mantello,

della fiorente cresta un elmo bello.

Vestito di pelle girava per lungo e largo…

Quando entrò in una lugubre caverna

s’imbatté col mostro dalle teste di drago.

Sotto il taglio della spada, l’idra di Lerna

non mollava le fauci appuntite,

così Eracle bruciò il drago spossato,

si servì della bile per rendere le frecce

/velenose e ardite.

Subito l’eroe riprese  un po’ di fiato,

partì per l’Arcàdia e lì vicino a Erimanto

catturò un cinghiale d’aculei armato.

Indi lo portò a Euristeo,

/avvolto nel suo manto.

Errò per selve ombrose morto di fame

a caccia d’una cerva dalle corna d’oro

che cercò di catturarla.

/Velocissima dagli zoccoli di rame,

dopo tanti stenti, la colpì in una zampa

/in groppa ad un toro

risalendo il monte Mènalo

/che acutizzo la sua fame.

Li vicino era il lago di Stìnfalo,

/dalle acque chiare

gremito da voracissimi uccelli, il cui becco

era di bronzo al pari delle ali.

Colle frecce velenose e ardite, ecco!…

riuscì a disperderli senza indugio

/tra gli impervi canali.

Dopo un meritato riposo, ripulì le spade,

mise ordine alle armi e alle pelli;

doveva combattere le Amazzoni,

/comandate dall’Ade.

Ippòlita era regina delle donne guerriere,

incontrò il muscoloso eroe che l’uccise

prendendone il cinto che alla vite mise.

Un dì Eracle fu costretto,

nell’Elide per pulire le stalle del re degli Epèi,

a deviare il corso del letto

dei fiumi Alfèo e Penèo.

S’intorpidirono le acque intrise di letame,

alle onde del mare affogò l’ira del deo.

Intanto a Creta il grano maturo

copriva i campi dorati,

ma un toro, saltando da muro a muro,

devastava il raccolto e i frutti appena nati.

I commensali non potevano più gustare le cene;

così Eracle, chiamato all’uopo,

catturò il toro e tiratolo per le corna

/lo portò a Micène,

giungendo al travagliato scopo.

I cavalli di Diomede, re della Tracia,

scalpitavano ferocissimi cibandosi di carne umana.

L’eroe lottò col re sotto un albero di acacia,

le giumente imbizzarrite uscirono dalla tana

e subito divorarono Diomede.

Colle criniere al vento furono consegnate a Euristèo,

mentre le maciullate spoglie del re giunsero all’Ade.

Altre fatiche di lì a poco

si presentarono all’eroe muscoloso;

che dovette uccidere: il gigante Eurizione

/e non fu cosa da poco,

il cane Ortos, che con due teste era bavoso,

infine Gerione, orribile mostro in tre corpi uniti.

Compiuta l‘impresa, andò in Gallia stanco ma borioso.

Scese in Italia facendo morti e feriti.

Ospitato da Evandro uccise il giovane Caco  il ladrone,

figlio d’Efesto, ignorando dell’Olimpo i riti.

Compì faticosi viaggi, si nutri di montone;

s’incontrò con Atlante per rubare gli aurei frutti

delle Espèridi, figlie della notte.

Vinse i marosi, sorresse la volta del cielo,

/con astuzia vinse tutti.

Infine scese nell’Erebo nella buia notte,

catturò il cane tricipide, lo mostrò a Euristèo.

Dopo, ancora integro nelle forze liberò l’eroe Tèseo.

 

 Canto greco pietoso

 Le dorate arpe suonavano

note prodotte da mani sapienti…

Ninfe leggiadre cantavano

l’amore accompagnato da venti.

Nìobe superba, prigioniera

nella roccia del monte, dormiva;

moglie di Anfiòne re di Tebe era.

Candide lacrime il marmo stillava

alle divine note cullate dai venti:

“O che follia è questa!” gridava

sdegnata Latona

“preferire gli dei alle dive presenti?”

Dall’alto dell’Olimpo lampi e tuoni

chiedevano vendetta…

Febo, figlio nel volto feroce,

prese l’arco e la saetta,

mirò, scoccò la freccia veloce

che nel collo di Imeno s’infisse.

Caddero ad uno ad uno

i figli ardimentosi prima ch’uscisse

Niobe da Tebe per difender ognuno.

Pietà non ebbe Febo e non trattenne

la sua freccia d’oro.

“Pasciti pure, Latona, del dolor perenne!

Sazia il tuo cuore feroce, sonoro!

Tu esulta vittoriosa nemica! Io sono rovinata!

A me misera resta più prole

e coraggio dopo tanta uccisione, oh dannata!”

Ma ecco che Artèmide con tutta la sua mole

assalì  le figlie con gli strali d’argento.

Già sei erano cadute,  la madre invocava:

“lasciatemela,la piccola lasciatemela!”

/Gridava con ardimento.

La madre superba rimase di stucco:

“I piedi sono di sasso come pure i capelli!”

Senza alcun trucco,

ormai insensibile a tanto fragore,

/di pietra divenne alla morte dei suoi gioielli.

S’alzò un vento vorticoso, furente

si batté contro la roccia di Sibilo;

rupe che lacrimò disperatamente.

 

 

BIOGRAFIA

 Giovanni TERESI è nato il 03/11/1951 a Marsala (TP).

Docente  di Economia Aziendale e Discipline Giuridiche ed Economiche, vive con la famiglia a Marsala.

Dal 2009 è membro d’onore dell’Assaciation Européenne Europoèsia di M. Joël Conte con sede a Parigi.

Nel 2010 è stato promotore del congresso “Le dèsir de Français dans le monde” che si è svolto nel suo Istituto”S. Calvino” di Trapani. Sta collaborando con M. Axel Maugey, professore dell’Università la Sorbona  e specialista di letteratura francese, storia e francofonia, in vista della realizzazione di saggi biografici e critici riguardanti alcuni poeti francofoni del Mediterraneo.

Dal 2011 è stato eletto  dalla suddetta Associazione  presidente della Delegazione in Sicilia: “Marius Scalési”,  poeta siculo-tunisino, con sede a Trapani.

E’ Presidente e coordinatore del Punto Centrum Latinitatis Europae “Lilybeo” di Marsala.

Sin da giovane ha avuto la passione per le arti in genere.

Nel 2000 ha pubblicato due libri di poesie: “Ritratti di vita” – Premio Selezione “Poesia 2000”  e “Il sapore dei ricordi” editi da Libroitaliano World di Ragusa.

Ha partecipato con proprie opere a collettive di pittura nella città di Breno (BS) dal 1983 al 1986 e nel 2002 al III Concorso nazionale “Pittori di Marina”-Augusta, ricevendo Diplomi e vari attestati.

Alcune sue liriche sono inserite in diverse Antologie del Club degli autori- Melegnano (MI):

per il Premio Città di Melegnano 2002 con la poesia “La mia donna”, per il Club degli autori 2002/2003 con la lirica “Paese d’oriente”, per la X  Edizione del Premio di poesia “Il giro d’Italia delle poesie in cornice 2003” con la poesia “Solo per la razza”, per il Premio Letterario Il Club dei Poeti 2005 con la poesia”Il vento del sud” e per il Premio Letterario Città di Monza 2005 con la lirica “Pellegrini”.

Alla IV Edizione del  Premio Letterario Internazionale Angela Starace 2003  – Napoli, la sua lirica “Luci nel deserto” è stata segnalata dalla giuria con diploma di merito ed inserita in antologia del premio.

Finalista alla X Edizione del Premio Letterario Internazionale di poesia e narrativa “J. Prèvert” 2004, la sua silloge: “Umori in libere parole” è stata pubblicata con il contributo della Casa Editrice Montedit di Milano.

Dal 2003 fa parte dell’Associazione Culturale No-Profit Nuovi Poeti di Gian Piero Grasso –

Vaprio D’Adda (MI), con la quale ha realizzato quaderni e libri di poesie e racconti:

Sogno e realtàScrutando il mare”, “Pantelleria tra natura e poesia”, “Canti d’amore in luoghi d’incanto” , “Tra il XX e XXI secolo” , “La vite e la vita” , “Viaggio in fondo all’anima”, “Il volto senza tempo”  e “Canto greco” .

Al cune sue opere sono state pubblicate nelle raccolte antologiche “Artisti in scena” e

E’ solo poesia” edite dalla stessa Associazione Culturale.

Al Concorso Letterario Nazionale “Artisti in scena” indetto da Nuovi Poeti è risultato secondo con la poesia “Fratello!”, e per il Concorso Letterario Nazionale “E’ solo poesia” si è classificato ancora al secondo posto con la lirica “Impercettibili segni” ricevendo il Diploma di onore per la poesia.

Alcune sue liriche sono state inserite nella enciclopedia dell’arte: “Realtà e fantasia” a cura di Tina Piccolo, nelle raccolte antologiche: “Poeti del mondo attraverso internet” con la lirica “Guardo nei tuoi occhi”, “I  Poeti del Web 2004” con la poesia “Urla nel deserto”, “I Poeti del Web 2006” con la poesia “La mezza luna” Editi da Carello Editore – Cosenza.

E’ presente nella raccolta antologica “La poesia è sogno” a cura di Fulvio Castellani e nella raccolta “Rassegna poetica dedicata alla mamma” con la lirica “Amore di Mamma” editi da Carello Editore (CZ).

Risulta nel Dizionario dei Poeti – Edizione Pagine di Roma- 2006- con la lirica “Una gemma nel cuore” e nell’Antologia Poeti Italiani contemporanei – Edizione Libroitaliano-World con le liriche: “L’aurora” e “Fragile e bella”.

La poesia “Guardo nei tuoi occhi” è stata anche pubblicata sul settimanale “Grazia” –Mondadori e recensita dal Prof. Willy Pasini.

Le liriche: “La ruota”, “Le parole che arrivano al cuore” e “Note di fanciullezza” sono state pubblicate nell’antologia “I fiori” edita da Prospettiva Editrice (RO).

La lirica “Il giorno del dolore” composta in memoria dei caduti in Nassiryia è stata apprezzata dalle Alte Cariche dello Stato Italiano.

Nell’ottobre 2004 la Casa Editrice A.L.I. Penna d’autore (Torino) pubblica una sua raccolta di poesie “La via del sale” e nel mese di marzo 2005, essendo stato classificato al IV posto per l’antologia “Poesie della Religione Cristiana”, la lirica “La triste passione”. Nel 2006 al 12° Gran Premio Internazionale Trofeo Penna D’Autore è inserito nell’antologia “Poesie della Religione Cristiana” con la lirica “Incanto”. Il 28/11/2005 presso l’Istituto Cervantes di Napoli gli è stato conferito il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove lettere” XVI Edizione 2005 dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli in collaborazione con la Rivista Internazionale “Nuove lettere”  e la Commissione Italiana U.N.E.S.C.O per la Sez. II  (lirica pubblicata in rivista) “Pellegrini”, poesia pubblicata in CLUB3 vivere in armonia Ediz. San Paolo anno XVI, 2004.

Alla XVII Edizione del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere”, il 24/03/2006 presso l’Istituto Cervantes di Napoli, per la sezione V (raccolta inedita di poesia) gli è stato conferito il Diploma di Merito per la poesia per la raccolta di liriche “Viaggio in fondo all’anima”, il testo si trova depositato presso la Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

Nel mese di Aprile 2006 ha pubblicato con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli il libro in lingua francese “La grande tradititon des Muses”. Il testo si trova depositato presso la Bibliothèque Municipale Mairie de Paris, presso la Biblioteca “Sainte-Foy-La-Grande” -Gironde-France, ad Oxford presso la Biblioteca storica del College “Corpus Christ”, presso la Library BirkBeck College, presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana e la Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

Nel 2007 ha pubblicato con Maremmi Editori – Firenze la raccolta di poesie “Il mito e la poesia“; il testo è stato presentato allo storico Caffè Letterario Giubbe Rosse di Firenze il 01/03/2008 e risulta depositato presso la Library BikBeck College di Oxford. Ad aprile del 2007 risulta vincitore al 3° posto del Concorso Internazionale “Penna e calamaio” –Zacem – Savona con la lirica “Figli dimenticati”, a maggio dello stesso anno al XIII Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna D’Autore ottiene il Diploma e la Menzione d’Onore per la lirica “La fine del silenzio”. Nel 2007 pubblica con la casa Editrice Penna d’Autore –Torino- il libro di poesie: “La trame du temps”; il testo è stato presentato al Caffè Letterario Le Procole e al Café Maison du Delice – Paris. .

Nel dicembre del 2007 pubblica un saggio storico con Bastogi Editrice Italiana “Sui moti carbonari del 1820-’21 in Italia – Eventi ed adepti poco noti del periodo” il testo è catalogato presso la Biblioteca del senato della Repubblica Italiana “Giovanni Spadolini” ed è stato apprezzato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e presso la Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

A luglio del 2008  la lirica “Io sono, e … non so”  viene pubblicata nell’antologia poetica Navigando nelle parole Edizione Il filo vol. n.27. AAVV e nel vol. n 29 AAVV con la lirica “Perla di luna”.

Sempre nel 2008 , in quanto finalista nel concorso “J.  Prévert -2008”, pubblica con il contributo della Montedit (MI) nella collana Le schegge d’oro il racconto storico filosofico “Sogno ad occhi aperti. Un viaggio nel Mare Nostrum fra antiche tradizioni”; il testo si trova depositato presso la Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona e nelle principali biblioteche italiane.

Nel 2009 la poesia “Il tempio della bellezza” viene inserita nell’Antologia Poeti dell’Adda. Nell’ottobre 2009 l’Editore Therry Sajat pubblica il romanzo “Rêve les yeux ouverts” che viene presentato al Cafè du Pont Neuf –Paris- dall’Association Européenne –Europoésie; il testo è stato depositato alla Biblioteca Sorbonne Nouvellee e alla Direction des Affaires Culturelles Accuel Mairie de Paris.

L’11 dicembre 2009 l’Association Rencontres Européennes – Europoésie  Joël Conte di Parigi, per il Concours UNICEF 2009, gli conferisce il Diploma d’Onore della Francofonia per “L’ensemble de son Oeuvre” ed ancora per il Prix Europoesie 2010  con la lirica “Voyage au bout de l’âme” il Diploma d’Onore per la sezione a thème libre e per la Francofonia.

Il 15 maggio 2010 l’Associaton Terpsichore/Europoésie per il concorso “Les couleurs” gli assegna il II premio per la poesia “Le temple de la beauté”.

L’08/12/2010 l’Accademia Internazionale “Francesco Petrarca”, per l’Evento Culturale Umanitario Unicef – Caritas Children- Medici Sans Frontaires,  gli conferisce la Menzione d’Onore per la poesia “Fratello”.

Il 14 marzo 2011 gli viene conferito il Diploma d’Onore della Francofonia per “l’ensemble des poèmes présentés al Concorso Europoé sie 20011.

A giugno del 2011,  la rivista “LATINITAS” Fondazione del Vaticano pubblica in latino la poesia “Aere Perennius nomen Tuum” dedicata al Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua Beatificazione.

A luglio del 2011 pubblica con Éditions Joseph Ouaknine di Parigi “L’univers de l’âme”, testo poetico religioso.

A settembre del 2011, la Fondazione LATINITAS Vaticana pubblica nella sua rivista Latinitas: “Carmina: “Jesus Magister Vitae”,  “Lumen semper fulgens” e “ Cum nox …”, a Dicembre 2011 nel n. IV  HVIVS ANNI

Prima nox Sollemnis”, “Solus Tu …”, “Atellanus Vultus”, “Ultra faciem cerulea”. Nel  mese Mar. An. MMXII:  “Tristis Passio”, “Tunica Venerata”, “Animus a Madre Allectus”,”Memoria incorrupta: numerus fui”, “Africae filius. Nel  mese IVN. AN. MMXII: “De  pace desideranda”, “Si vinum essem”. Nel mese Sept. A. MMXII: “Aliqua  momenta evocata dimidiae partis nongentesimi saeculi”, “Animus eis erata libens …”.

Al XIX Concorso Letterario Internazionale 14/10/2011 Melbourne- Australia l’Associazione Letteraria Italo-Australiana Scrittori gli conferisce la Menzione d’Onore per la Narrativa per il racconto “Ritorno a Marsala” e il Diploma Segnalazione di merito per la pittura con il quadro “La raccolta”.

A giugno del 2012 ha partecipato come relatore al IX Seminario interdisciplinare di Arteterapia  ICI  con la relazione “L’arte poetica e le nuove forme di comunicazione”.

A luglio del 2012 al Concorso Internazionale di poesia “Il saggio” città di Eboli gli viene conferito il premio alla Cultura ed il premio della giuria popolare per la lirica “Ero solo un numero”.

Al XX Concorso Letterario Internazionale 18/10/2012 Melbourne –Australia l’Associazione A.L.IA.S. gli conferisce il III Premio per la Narrativa per il racconto “Se io fossi vino …”  e il Diploma di Merito per la pittura con il quadro “Paesaggio siciliano”.

Il 10 ottobre 2012, al Concours International de Poésie et de Dessin peres Fondateurs de la Negritude Universal vision 2011,  al II° posto per la Sez. adulti, gli viene conferito il Diploma per la Francofonia per la lirica:”Fils d’Afrique”.

A  novembre 2012 pubblica con Éditions Joseph Ouaknine di Parigi “L’île enchantée par le chant de la lune” testo poetico con prefazione di Yves-Fred Boisset .

Il 01 Dicembre 2012 l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli gli conferisce l’onorificenza ed il titolo di “Scrittore Benemerito” per le doti umanistiche, sociali e culturali derivanti dai suoi componimenti. Inoltre la sua lirica “E’ sera!” è risultata, tra i 1.200 concorrenti, al primo posto della sezione poesia edita.

Inoltre, su incarico del Prof. Roberto Pasanisi, direttore dell’Istituto di Cultura Italiana di Napoli, lavora per le prefazioni  a testi letterari editi dallo stesso Istituto.

L’08 Dicembre 2012 Il Centro Studi – ACCADEMIA INTERNAZIONALE “GIACOMO LEOPARDI” gli conferisce il Premio alla Cultura 2012 “Giovanni Paolo II” per le Arti e le Lettere nominandolo “Accademico D’Onore Leopardiano” con la seguente motivazione “Per le Elevate Doti Umanistiche e Sociali segno d’Onore all’impegno, sacrificio e fedeltà che lo distinguono”.

Il 12 aprile 2013 al 2 Certamen di poesia latina “Tantucci e Scevola Mariotti”  viene premiato al primo posto per l’Italia per le sue liriche in latino presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.

Il 25 maggio 2013 per il Concorso Europoesie 2013 dell’Association Rencontres Européennes-Europoésie, ottiene il Diploma per la Francofonia per “L’ensemble de ses poèmes”.

Il 27 luglio 2913 per il XVII Concorso “Il Saggio” 2013 città di Eboli ottiene il Premio alla Cultura per la sua lirica “Gesù maestro di vita”.

Il 26 ottobre 2013 il  suo testo di poesie “Il mito e la poesia” Ediz. Montedit  ottiene il 2° posto con Diploma la Cultura al Concorso Internazionale di Libri editi “Il Saggio – Città di Eboli”, patrocinato dalle alte cariche dello Stato Italiano;

Il 14 Dicembre 2013 gli è stato conferito il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove lettere” XXIX Edizione 2013 dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli in collaborazione con la Rivista Internazionale “Nuove lettere”, per la XII Sezione, con il suo articolo: “La cultura come canale fondamentale della diplomazia”  pubblicato online sulla Rivista Humanitas Nova del Centrum Latinitatis Europae;

Il 15 Dicembre 2013 gli viene Conferita dall’Accademia Internazionale “Giacomo Leopardi” di Reggio Calabria la nomina di Senatore Accademico Leopardiano e Premio alla Carriera “San Giorgio 2013” per il  suo testo “Il mito e la poesia”  giunto al secondo posto del concorso “Colori e Parole” e per  aver esaltato con costanza ed impegno l’arte e la letteratura italiana nel mondo.

Al Concorso Internazionale Europoesie 2014 indetto dall’Association Rencontres Européennes-Europoésie ottien il II° posto nella sez. Prix de la Francophonie e il Diplôme de la Francophonie e il III° posto nella sez. Catégorie Contes et Nouvelles per il suo racconto breve “Nostalgiques moments de la fin des années 50”.

 

Alcune sue poesie, inoltre, sono state pubblicate  su riviste, quotidiani locali e nazionali:

  • La Stampa di Torino al supplemento Specchio il critico giornalista Dott. Maurizio Cucchi, nella rubrica Scuola di poesia, ha scelto e recensito la lirica “Pensiero”
  • Il Club3 Vivere in armonia Edizione San Paolo –MI  alla rubrica “Siamo tutti poeti”, il critico Prof. Giusto Truglia ha pubblicato, in numeri diversi della Rivista, le seguenti  liriche: “E’ sera”, “Paese d’oriente”, “2 Novembre”, “Pellegrini”, “Giovanni Paolo II”, “Bagliori”, “La vendemmia”, “La fine del silenzio” “Pierrot”, “Incanto”, “Attesa del risveglio”, “La lucerna”, “Dio è …”, “La prima notte di Natale” “La fine del silenzio”, “Gesù maestro di vita” , “Mio il tuo respiro”, “Stella che non conosce tramonto”, “Viaggio in fondo all’anima” e “La triste passione”.
  • Rivista San Francesco Patrono d’Italia alla rubrica “Le vostre poesie” sono state pubblicate le liriche: “Incanto”, “Dio è”, “Stella che non conosce tramonto” e “Impercettibili segni”; sul sito one line della rivista: “La prima notte di natale”, “Gesù maestro di vita”, “Luce d’Amore”.
  • Rivista Famiglia Cristiana: “Giovanni Paolo II”
  • La Rivista Internazionale “Poeti e Poesia” Ediz. Pagine di Roma, ha recensito i libri “Pantelleria tra natura e poesia” , “Sogno e realtà” e “Umori in libere parole”. Ha pubblicato per la rubrica “Il viaggio” di C. Mattioli le liriche: “Pellegrini” e “I voli migratori”.

Testi  di poesia :

  • Ritratti di vita” – Premio Selezione “Poesia 2000” edito da Libroitaliano World di Ragusa

ISBN-13: 978-8873551829

  • Il sapore dei ricordi” edito  nel 2000 da Libroitaliano World di Ragusa.
  • Umori in libere parole”  edito nel 2004 dalla Casa Editrice Montedit di Milano

ISBN-13: 9788883567513

  • La via del sale” mese di marzo 2005 Casa Editrice A.L.I. Penna d’autore (Torino)

ISBN-13: 978-8890161841

  • La grande tradititon des Muses” edito nel 2006 dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli

ISBN-13: 978-8889203170

  • Viaggio in fondo all’anima” Edizione 2006 Nuovi Poeti di Gian Piero Grasso –Vaprio D’Adda (MI) ISBN-13: 978-8889755419
  • Il mito e la poesia”  Edizione 2007 Maremmi Editori – Firenze ISBN-13: 9788851712921
  •  Scrutando il mare”   Edizione 2010 Ilmiolibro –L’espresso
  • La trame du temps”  edito nel 2007 dall’Editrice Penna d’Autore –Torino

ISBN-13: 978-8861700116

  •  “L’univers de l’âme” Éditions 20011 Joseph Ouaknine –Paris   ISBN-13: 978-2356640536
  • “L’île enchantée par le chant de la lune” ISBN: 978-2-35664-073-4 
  • Perennis Aetas  Edizione 2010 Ilmiolibro – L’Espresso
  • Phoenix semper resurgens  Edizione 2011 Ilmiolibro – L’Espresso
  • Sogno e realtà“ Edizione  2003 Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI)
  • Pantelleria tra natura e poesia” “ Edizione  2003 Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI)
  •  Canti d’amore in luoghi d’incanto” Edizione  2004 Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI)
  •  “Tra il XX e XXI secolo”  Edizione  2004 Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI)
  •  “La vite e la vita” Edizione 2005  Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI) ISBN 13: 9788890161841
  •  “Il volto senza tempo” Edizione 2007  Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI)

  ISBN-13: 978-8889755624

  •   “Canto greco” Edizione2007  Nuovi Poeti  –Vaprio D’Adda (MI)
  • “Dolor, granum vitae…” – Ia Edizione – Novembre 2014 – Eliografia – Giuseppe Piccione – Marsala

 

Testi storici:

  • Sui moti carbonari del 1820-’21 in Italia – Eventi ed adepti poco noti del periodo”  2007 Bastogi Editrice Italiana –Foggia ISBN-13: 978-8862730259
  • Miti e leggende sul melograno Edizione 2010 Ilmiolibro – L’Espresso
  • “Il Generale Richard Church Comandante le truppe straniere” ricerca storica sui primi moti risorgimentali in Sicilia

 

Romanzi :

  • Sogno ad occhi aperti. Un viaggio nel Mare Nostrum fra antiche tradizioni”   Edizione 2008 Montedit (MI) ISBN-13: 978-8860375902
  • Rêve les yeux ouverts” Éditions 2009 Therry Sajat –Paris   ISBN 2351571649, 9782351571644
  • Racconti di altri tempi” Edizione ICI  -2013 –  ISBN  9788889203804

 

Liriche in riviste nazionali e internazionali:

  • E’ sera”, “Paese d’oriente”, “2 Novembre”, “Pellegrini”, “Giovanni Paolo II”, “Bagliori”, “La vendemmia”, “La fine del silenzio” “Pierrot”, “Incanto”, “Attesa del risveglio”, “La lucerna”, “Dio è …”, “La prima notte di Natale” “La fine del silenzio”, “Gesù maestro di vita” , “Mio il tuo respiro”, “Stella che non conosce tramonto” , “Viaggio in fondo all’anima” , “Triste Passione” “Risveglio” , “2 Novembre”sono state pubblicate in Club3 Vivereinarmonia  Ediz. San Paolo
  •  “Incanto”, “Dio è”, “Stella che non conosce tramonto” e “Impercettibili segni” ,“La prima notte di natale”, “Gesù maestro di vita” sono state pubblicate nella Rivista San Francesco Patrono d’Italia
  •  “Pellegrini” , “I voli migratori”  Rivista Internazionale “Poeti e Poesia” Ediz. Pagine di Roma
  • La ruota”, “Le parole che arrivano al cuore” e “Note di fanciullezza”  nell’antologia “I fiori” edita da Prospettiva Editrice (RO).
  •  “L’aurora” e “Fragile e bella”nell’Antologia Poeti Italiani contemporanei – Edizione Libroitaliano-World
  •  “Urla nel deserto”,  “La mezza luna” poeti del  Web 2004 e 2006  Editi da Carello Editore  – Cosenza.
  • Una gemma nel cuore” Dizionario dei Poeti 2006 – Edizione Pagine di Roma-
  • “Sogno e realtà”, “Le quattro stagioni”,  “Urla nel deserto” e “Il mio mondo” nell’enciclopedia dell’arte “Realtà e fantasia” a cura di Tina Piccolo,
  • Guardo nei tuoi occhi” settimanale “Grazia” –Mondadori
  •  “Poeta” nell’Enciclopedia “Realtà e fantasia” dell’arte a cura di Tina Piccolo,
  • La poesia è sogno” a cura di Fulvio Castellani Carello Editore (CZ)
  • Io sono, e … non so” , “Perla di luna” in  Navigando nelle parole vol. n.27. AAVV e nel vol. n 29 AAVV -Edizione Il filo
  • Figli dimenticati”,  in Penna e calamaio –Zacem – Savona
  • Fratello”, nella Rivista dell’Accademia Internazionale “Francesco Petrarca” -Roma
  • Aere Perennius nomen Tuum”, “Jesus Magister Vitae”,  “Lumen semper fulgens”,  “ Cum nox …”,“Prima nox Sollemnis”, “Solus Tu …”, “Atellanus Vultus”, “Ultra faciem cerulea”Tristis Passio”, “Tunica Venerata”, “Animus a Madre Allectus”,”Memoria incorrupta: numerus fui”, “Africae filius” , “De pace desiderando”, “Si vinum essem”, “Aliqua  momenta evocata dimidiae partis nongentesimi saeculi”, “Animus eis erata libens …”; nelle  riviste  dell’ Opus Fundatum LATINITAS  -Vaticano
  • Ritorno a Marsala”  nella Rivista dell’Associazione Letteraria Italo-Australiana Scrittori -2011 Melbourne- Australia;
  • “Se io fossi vino”  nella Rivista  dell’Associazione Letteraruia Italo-Australiana Scrittori -2012 Melbourne .Australia;
  • Voyage au bout de l’âme” pour  Francofonia  “L’ensemble de son Oeuvre” UNICEF 2009 –Paris
  • Le temple de la beauté” pour “Les couleurs” – Associaton Terpsichore/Europoésie – Paris

 

Indice

 

 

             Prefazione

 

  1. L’amore platonico
  2. Il figlio della pioggia d’oro
  3. L’eroe tutta forza
  4. Le dodici fatiche
  5. Canto greco pietoso
  6. Biografia

 

 

 

 

——————————— A recto  di copertina———————————-

 

 

Nel Canto Greco le parole accompagnano le antiche musiche che ancora oggi ammaliano lo spirito di chi le ascolta, e nel contempo trasmettono i sentimenti e le passioni, la nostalgia e l’abbandono. La folgorante malia della luce mediterranea, descritta dall’autore, avvolge gli antichi riti pagani e la vita, che con le sue insidie ha spinto sempre l’uomo ad emigrare. Per il poeta Teresi il tempo scorre nei fiumi d’inchiostro che legano questo nostro presente ad un passato che ci appartiene. Dal ricordo del mondo classico, oggi, traiamo un’esperienza estetica e la indissolubile memoria di appartenenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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