“Akagras” lirica di Giovanni Teresi in italiano e latino

 

Akagras

 

Phoenix turbinosa e altera

aleggia dal colle al mare …

Antiche voci si compongono in coro

dalle svettanti colonne

al suon del vento.

Dagli anfratti e dalle dune

Dèdalo ha perso le sue piume.

Al vibrar d’archi e dolce canto

si dissolvono le setose nuvole

con il leggero planante volo

in acceso tramonto che dall’acque sale.

Luci perenni, sfreccianti dall’ onde,

s’incuneano tra le pietre

e le verdi chiome di secolari ulivi.

Dipinte dagli Dei son le stelle,

le vie del destino …

Soave musica s’eleva d’incanto tra i templi

incutendo solitario timore nell’uomo,

nell’arte, nella magica atmosfera.

Dèdalo ancor si nasconde tra le maestose mura

contemplando di Giunone l’austera bellezza,

d’Ercole la gagliardia, la fierezza.

Il Fato ha disciolto coi raggi del sole

le orme  di Icaro sulla dorata spiaggia …

così , si cullano i sogni nello spazio divino

con le voci della rigogliosa Natura.

Quando da poco è cessata la pioggia

e il sole appare nel rugiadoso cielo

un ponte d’eterna bellezza è Iris,

che passa tra terra e cielo.

Finita da poco la tempesta, Giove,

dall’alto dell’Olimpo,

 udite le preghiere dei naviganti,

 che volgono al cielo ambo le palme,

comanda a Càstore e Pollùce:

“Dall’abisso del mar voi traete le navi

coi naviganti quando credon già sicura la morte!”

Subito allora si placano i venti,

improvvisa giunge la bonaccia sul mare

 e di qua, di là tutte le nubi si sperdono

tra gli arcani templi e i rigogliosi rami.

                  

                                                                     Giovanni Teresi

  “Akagras”

Phoenix de colle rapida et altera

ad mare volat …

Voces antiquae se coagunt in chorum

se proiciunt de altis columnis

sonitui venti mixtae.

Currit Daedalus per anfractus

pinnas perdit vestimenti per tumulos arenosos.

Citharae sonu et dulcissimo cantu

candidae nubes solvuntur

dum volat eas frangens

sole moriente in aquis salsis.

Perennia lumina, ex undis iaculantia,

in saxa irrepunt

veterumque olivarum viridem comam.

Stellae a deis pinguntur

Fati itinera …

Subita extollitur musica inter templa

infundens in hominem singulares metus,

in artem, aera mirabilem.

Se abdit Daedalus in mediis columnis

admirans Junonis divinam majestatem,

magnitudinem Herculis, feritatem huius.

Fatum deluit radiis solis

vestigia Icari super aurem arenam …

ita se movent ut in agili cuna somnia

in divino spatio una cum vocibus Naturae feracis.

Cum paulo post cessat pluvia

et sol occurrit in caelum roscidum

Iris apparet velut pons venustate structus perenni

positus inter terram caelumque.

Tempestate sedata, Juppiter,

ex alta Olympi sede,

precibus nautarum auditis,

quorum palmae ad eum volvuntur,

iussum Castori et Polluci imponit:

“Eripite – inquit – agite ex imo mari

nautarum naves cum submersurae iam sint!”

Ventus statim concidit

malacia fit

hic  illuc, inter sacra templa

se rumpunt nubes et fructuosos ramos.

Joannes Teresi

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