Nostalgici scorci di vita degli anni ’50 – Racconti brevi di Giovanni Teresi in lingua italiana e francese

La musica di Puccini veniva da un piano dai tasti d’avorio …

Delle sottili dita tessevano quelle note piacevoli, eleganti che salivano dal palco. Stava lì seduto un artista sconosciuto, bravo a far rivivere la canzone di tanti anni fa. Fuori, lungo il corso la solita vita, una vecchia mano ne stringeva una più giovane …

Il nonno raccontava al nipote la storia passata; eventi delle due guerre mondiali nello scenario di parole che descrivevano quei tragici fatti. Era bravo il nonno a raccontare, come quel pianista, affondando la mente sulla tastiera della storia. Sempre viva è la sua memoria; una foto dai contorni sfocati lo mostra in divisa con una croce al petto, ch’era una parte d’Italia, della nostra Patria … in tricolore affissa sul cuore.

In quel tempo, capitava spesso che da piccolo non volevo mangiare, allora mio nonno subito accorreva per l’amore del nipote, che forse a volte fingeva di star male. Era piacevole sentire i suoi racconti, che erano minuziosamente descritti e intervallati da canzoni dell’epoca. Il suo volto a tratti s’illuminava e mostrava grande emozione per il tragico vissuto nelle due guerre, ma era fiero d’aver sofferto per la libertà.

Spesso nel racconto si augurava che i nipoti godessero sempre di essa. Faceva, così, un appunto di rimprovero ricordando che lui aveva mangiato anche le scorze di patate. Allora, quasi mortificato, inghiottivo silenziosamente ascoltandolo: “Il Piave mormorava … calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 Maggio …”.

Poi, accesa una vecchia radio, che mostrava il verde occhio magico intermittente, girate le manopole d’avorio sulla stazione desiderata, ascoltava il giornale radio commentando qualche notizia politica. Il nonno, così, compiaciuto per il mio ascolto e perché mangiando stavo meglio, guardava l’orologio d’oro da taschino e alzandosi porgeva una dolce carezza ed un bacio che odorava di tabacco.

Mio nonno Antonino era sarto per uomo. Anche le mercerie e i negozi di tessuti erano tipici del tempo. Ai clienti venivano offerti metri e metri di colorati tessuti avvolti in rotoli di cartone. I tessuti di pura lana o misto lana, di cotone o di seta provenivano dalle ditte del nord Italia. Nell’atelier di mio nonno ricordo i modelli di carta di varie taglie, il lungo tavolo da lavoro, il grosso ferro a carbone, la macchina per cucire nonché la sua figura curva e stanca che prendeva le misure. Anche tale bottega emanava un profumo particolare di stoffe e fodere colorate con sostanze derivate dal pesce.

La TV 24 pollici

 Un giorno al condominio di via Itria n. 19, dove abitavo con la mia famiglia, giunse con un’ape Fiat una grossa scatola di cartone sigillata che ci fu consegnata con grande curiosità di mia madre, mia e dei vicini di casa. Papà Francesco volle farci una sorpresa. Recatosi dall’unico fornitore di elettrodomestici, aveva acquistato una TV 24 pollici in bianco e nero. Ricordo ancora la marca “Atlanthic”, corredata da un grosso stabilizzatore per la corrente ed un’antenna in metallo. Aperta la scatola, immaginate la felicità che tale regalo poteva suscitare. Papà, tornando dal lavoro con la sua spedita vespa, fu accolto con gioia ed applausi. Si dette subito da fare nel leggere le istruzioni e nel provare la visione delle immagini. Fu una vera gradita sorpresa guardare quel rettangolare schermo che trasmetteva musica, immagini e parole, che al momento non capivo da dove provenissero. Curioso, ho guardato dietro la TV, impressionato scorgevo dalle strette grate un mondo sconosciuto di piccole e grosse ampolle di vetro accese come dei lumini.

Mi fu spiegato che erano delle valvole. All’inizio seguivamo la TV soprattutto di sera quando i miei genitori erano liberi dal lavoro come anche i vicini di casa. Non tutti possedevano la TV, così, nell’ampia sala d’ingresso della mia casa, ci si ritrovava a guardare i programmi. Ricordo alcuni vicini che avevano il volto estasiato ed emozionato quando seguivano i programmi sportivi o il Festival della canzone italiana. In quel periodo, il nove Ottobre del 1958, moriva Papa Pio XII ,e il ventotto marzo 1958 gli succedeva Papa Giovanni XXIII.

L’inizio del cambiamento

Nella seconda metà degli anni ’50 gli italiani incominciavano a desiderare beni sempre più lussuosi. Uno dei simboli della ripresa economica erano la Giulietta e la Fiat 600. L’Italia era ormai avviata verso il boom economico.

Alcuni elettrodomestici, come frigoriferi, radioline a transistor, i primi televisori, divennero oggetti comuni nelle nostre case: i tempi stavano cambiando, forse in meglio, maggiori comodità sicuramente, ma era il primo passo verso un mondo meno pulito, più caotico, più stressante, che ci avrebbe portato all’attuale inquinamento e ad una vita più logorante.

Le radioline a transistor, alimentate con batterie, erano per noi giovani una grande novità: finalmente, potevamo seguire i nostri programmi preferiti e la musica, anche fuori casa.

Tra noi adolescenti iniziava una vera e propria gara alla ricerca della radiolina più piccola in commercio. Chi riusciva a trovarne una poteva vantarsi con gli amici di possedere la più piccola radio del mondo.

Con l’avvento degli anni ’60, iniziò il cambiamento, il traffico automobilistico si fece più intenso. Oltre alle radioline, giunsero poco dopo i mangiadischi. Con questo nuovo ritrovato si potevano ascoltare i dischi a 45 giri, in automobile, in casa, in campagna, passeggiando, e il grande ed ingombrante giradischi, collegato alla radio di casa, divenne sempre più dimenticato.

Mio padre, impiegato, a trenta anni prese la patente; questo ritardo d’età  era stato causato da fatti contingenti quali la guerra e le condizioni economiche non tanto floride degli anni ’40. Così tra la Fiat 600 e la 500 si decise per quest’ultima di colore bianco. Un colore delicato considerato che mio padre era meticoloso, per questo lo vedevamo spesso con il piumino e la pelle di daino a togliere dalla carrozzeria la polvere e le caccole delle mosche. Allora, quasi tutte le ditte avevano ripristinato il sabato festivo. Così alla fine della settimana fervevano i preparativi per il picnic. Alcune ditte erano nate proprio per soddisfare tale esigenza di svago. Si faceva sfoggio dei colorati tovaglioli di carta, bicchieri, piatti, posate di plastica. La plastica soppiantava il vetro e la ceramica, la carta il cotone. Anche il vocabolario italiano stava cambiando, alcune parole inglesi erano ormai d’uso comune, come le canzoni. Il cinque ottobre 1962 uscì il primo disco, un 45 giri, con i brani: “Love me do” e “P.S.: I love you” dei Beatles. Il jukebox, apparecchio diffuso sin dagli anni quaranta, che conteneva fino a duecento 45 giri su un supporto circolare, continuava ad essere usato soprattutto nei bar. Un braccio meccanico andava ad estrarre il disco selezionato e un sistema a codice consentiva di selezionare e pagare la canzone. Questo meccanismo era inserito in un mobile che conteneva uno solo o una coppia di altoparlanti per i bassi in una cassa armonica. Il jukebox fino a tutti gli anni ’60 è stato un simbolo di costume mondiale, utilizzato per riprodurre la musica di moda in quegli anni in tutti i locali pubblici. In Italia esso divenne celebre grazie al Festivalbar, trasmissione che premiava la canzone più “gettonata” nei jukebox di tutto il nostro Paese. Un indelebile ricordo degli italiani che vivevano in quell’epoca, erano gli stabilimenti balneari, i circoli totalmente invasi da queste colorate macchine musicali che per tutta l’estate continuavano ininterrottamente a riprodurre la tanto amata musica d’allora. I giovani di ieri mettevano in azione questa stupenda scatola colorata e ballavano sulle note di Elvis Presley & C.

Il taglio dei capelli cambiò subito come pure l’abbigliamento.  Il picnic d’allora era un modo d’incontrarsi, cantare e suonare con la chitarra all’aria aperta e seguire la moda importata e spensierata. Chi non ricordava le parole inglesi delle canzoni le inventava o le pronunciava a proprio modo, chi non aveva la chitarra l’immaginava tra le mani imitandola. Mentre si sorseggiava la bionda birra, in quei pomeriggi di primavera, e si cantava, a volte si parlava dei nuovi movimenti studenteschi. Dopo si pensava allo studio o al lavoro del lunedì. Al tramonto il picnic volgeva al termine.

Giovanni Teresi

Nostalgiques moments de la fin des années 50

 

La musique de Puccini venait d’un piano aux touches d’ivoire…

De frêles doigts tissaient ces notes légères, élégantes, montant du plateau. Puis le même  musicien essayait d’en faire ressortir l’air d’une chanson déjà vieille.

Au-dehors, le long de l’allée, sa traînait la vie ordinaire, une main raide en serrait une autre plus agile…

Le grand-père racontait à son petit-fils l’histoire passée, le scénario des événements des deux guerres mondiales. Il était bien apte, le vieillard, à raconter ces faits tragiques, autant que le pianiste, réussissant aussi habiliment à se concentrer sur le “clavier” de l’histoire. Sa mémoire était parfaitement intacte et vivace; une photo aux contours imprécis le montre dans la tenue de soldat arborant une croix à la poitrine, marque significative exprimant l’Italie, notre Patrie, dont  le ressort intime était gravé dans le cœur. Je me souviens que, en ce temps-là, tout enfant, il m’arrivait de ne pas toucher du tout de nourriture, cas dramatique où mon grand-père agissait en apportant son influence décisive sur le petit rebelle, qui bien apparemment faisait semblant d’afficher des malaises. C’était alors qu’il embrayait sur la tirade de ses vicissitudes belliqueuses, qui étaient minutieusement décrites et entrecoupées de chansons de l’époque.

Son visage généreux s’éclairait par moments, montrant ainsi sa grande émotion pour son expérience tragique vécue pendant les deux guerres, ce qui ne démontrait pas moins sa fierté pour avoir combattu en faveur d’un grand idéal: la liberté.

Sans se passer d’évoquer les pénibles moments de pénurie, où il avait était contraint de manger les pelures de pommes de terre, il souhaitait vivement que ses petits-fils jouissent toujours d’elle.

Mortifié, je finissais  par engloutir tout en écoutant silencieusement une strophe d’une chanson célèbre de guerre: “ Le Piave murmurait… calme et paisible au passage des premiers  fantassins le 24 Mai…”. Ensuite, après avoir allumé une vieillle radio, dont un œil vert placé à l’intérieur et pulsant par intermittence dénonςait la vitalité, et s’être branché sur l’onde choisie avec la manivelle, il se mettait à commenter avec la plus grande attention les nouvelles politiques rapportées par le journal sonore. Enfin, bien satisfait soit du fait que je prêtais mon oreille soit parce qu’il me voyait manger, il regardait sa montre de poche d’or et se levait en me faisant une caresse et un bisou qui sentait le tabac.

Au début des années 50, les magasins d’alimentation et les boutiques d’habillement n’étaient pas  nombreux, par contre le plus grand nombre d’artisans opéraient dans les secteurs les plus variés.

Qunad l’on entrait dans un magasin d’alimentation les primautés exquises et la charcuterie rare exhalaient une odeur inoubliable d’authenticité.

Mon grand-père était couturier et fabriquait des habits pour homme. Les merceries et les magasins fournis en tissus ne étaient pas moins typiques. De longs métrages de tissus colorés enroulés dans des rouleaux de carton étaient offerts aux clients. Les tissus en soie venaient du nord de l’Italie. Dans l’atelier de mon grand-père je revois encore les modèles de papier aux tailles différentes, sa longue table de travail, son gros fer à charbon, sa machine à coudre, autant que sa silhouette fatiguée pliée en train de prendre des mesures. Et je ne peux pas oublier non plus l’odeur qui émanait de sa boutique, dès que l’on s’en approchait: odeur caractéristique d’étoffes et de housses bariolées traitées avec des substances dérivées du poisson.

Précisément ces jours-là, au numéro 19 de la rue Itria, où j’habitais avec ma famille, arriva un véhicule à trois roues (on l’appelait ape Fiat (1)) portant une grosse boîte en carton et scellée, laquelle nous fut remise, à la grande surprise de maman, de nos voisins et de moi-même.  C’était le cadeau de papa, qui, s’étant rendu chez l’unique fournisseur en électroménagers, acheta une télé blanc et noir, dont je rappelle encore la marque “Atlantic”, munie d’un gros stabilisateur pour le courant et d’antenne en métal.

On peut facilement imaginer notre bonheur dès que nous ouvrîmes la boîte, si bien que nous accueillîmes papa, rentré de son travail, avec joie et une salve d’applaudissements.

Sitôt descendu de sa splendide moto (vespa (2))et une fois à la maison, il s’attela tout de suite au décryptage des instructions et à l’essai de la vue des images. Ce fut une surprise vraiment agréable  de voir apparaître sur l’écran rectangulaire les images, entendre mots et musique, dont je ne parvenais pas à comprendre la provenance. Curieux, je m’étais alors placé derrière l’appareil, et à mon étonnement je  m’étais trouvé  en face d’une claire-voie entrouvrant un monde inconnu de petites et grandes ampoules en verre pareilles à des lumignons. J’appris qu’il s’agissait de valves. C’était le soir que nous nous installions devant la télé, dès que mes parents s’étaient dégagés de leurs besognes journalières, consentant aussi à ce que nos voisins fussent admis à notre privilège.

En fait, ce n’est pas que tout le monde pouvait se le permettre, c’est pourquoi on les invitait et on se retrouvait tous dans la grande salle située immédiatement à l’entrée de ma maison. Aussi n’oublierai-je jamais l’extase peinte sur leurs mines à la vue des programmes sportifs ou du Festival de la chanson italienne! A partir de la seconde moitié des années 50 les Italiens s’éprirent des biens toujours plus luxueux. Deux symboles matériels furent l’enjeu de la reprise économique: les deux voitures Giulietta et Fiat 600. L’Italie s’était désormais acheminée vers le boom économique. Mon père, déjà embauché dans une enterprise, passa son permis à trente ans; à l’origine de ce retard il y eut des faits contigents, tels la guerre et les conditions économiques pas trop florissantes des années 40.

  • Abeille
  • guêpe

Ainsi entre la Fiat 600 et la 500 choisit-il celle-ci de couleur blanche. Une couleur délicate, vu l’inclination de mon père, ce qui faisait qu’il tenait toujours l’époussette et le chiffon de daim dans le but d’enlever de la carosserie la poussière et les macules laissées par les mouches.

Les  entreprises ayant rétabli le samedi férié, notre famille se préparait pour la mise en place du pique-nique de fin de semaine. Certainement, certaines industries étaient nées précisément pour satisfaire cette soif d’évasion. On faisait bien volontiers étalage de serviettes en papier colorées et de verres, plats et couverts en plastique.

Le plastique supplantait désormais le verre et la céramique, le papier le coton. De la même manière le dictionnaire abandonnait sa rigidité, pour s’ouvrir aux mots anglais qui remplissaient déjà les chansons.

En 1962 (c’était le 5 du mois d’octobre) paraissait le premier disque (45 tours) avec les chansons des Beatles (“Love me do” et “I love you”). La coupe des cheveux s’adapta aux temps, et les lieux d’évasion devenaient les endroits privilégiés pour se rencontrer, chanter et jouer de la guitare.

On aimait rester en plein air et suivre la mode, sans arrière-pensées.

Mais tout le monde ne connaissait pas l’anglais, alors on inventait les mots ou on les prononςait d’une faςon toute personnelle; de même  celui qui n’avait pas de guitare la reproduisait en l’imitant de ses mains. Et pendant que l’on buvait la blonde bière à petites gorgées, ces après-midi-là de printemps, tout en chantant, il arrivait de faire allusion parfois aux mouvements politiques des étudiants.

Aussitôt après on songeait à l’étude ou au travail de la semaine qui allait commencer.

A  la tombée du jour le pique-nique prenait fin.

Giovanni Teresi

(traduzione curata da Elisa Magurno e G. Grupposo)

Concours Association Rencontres Européennes-Europoésie:  Diplôme de la Francophonie – Catégorie Contes et Nouvelles

                                    

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