La storia di un tizzone ( l’invulnerabilità di Meleagro) – Mitologia – interpretazione di Giovanni Teresi

Mosaico – ricerca archeologoica – http://www.tectiana.org/?page_id=71

A Calidòne, in Etòlia, una regina Altea, moglie del re Eneo, premurosa per la vita del figlio, custodiva in un’arca un tizzone, che ella stessa aveva spento, con le mani delicate, allorché le Parche, apparse davanti alla culla del figlio, Meleagro, le dissero: “Regina! tuo figlio vivrà finché vivrà questo tizzone”. Poca vita, però era riservata al giovane principe; colpa del padre, che si rivolse con fervidi riti a tutti gli dei per ringraziarli dell’abbondanza di biade e d’ovile di quell’annata; ma solo Artemide non ebbe onore d’incensi. E la dea fremette di sdegno e meditò la vendetta. Così la dea della caccia inviò nelle boscaglie, nei campi Enèi un terribile mostro; mai un simile cinghiale nacque in Epiro o in Sicilia.  Il cinghiale era terribile con occhi ardenti di sangue e di fuoco, il corpo coperto di fortissime setole e denti aguzzi. Bestia immonda: con il fiato bruciava le frondi dei campi fecondi d’Eneo, con le zampe pesanti calpestava le tenere erbe e le dorate messi; con l’ampio muso strapava viti con uve mature. Al suo passaggio si scompigliavano gli armenti, impazzivano i tori. Il terrore assaliva i coloni, che solamente entro le mura della città si trovavano sicuri. E il tizzone era là, nell’arca, custodito in segreto da Altea. A Calidòne, finalmente, nella reggia, si tenne consiglio: Meleagro pensò che un gruppo di forti giovani poteva liberarli dal mostro e invitò i più bravi araldi da tutta la Grecia. Vennero a Calidòne i più famosi eroi, spinti dalla impresa difficilissima: Iàson, Castore, Polluce, Nestore, Peleo e tanti altri. Non mancarono i fratelli di Altea e la bella e forte Atalanta. Lunga e difficile è stata l’inusitata caccia: risonarono le selve per il tremendo latrato del cinghiale, per il rabbioso abbaiare dei cani, per le furiose grida degli eroi. Serrata fu la lotta: dalle paludi piene di salici, giunchi e vimini flessibili, la belva velocemente passava in una densissima foresta d’alte piante e di intricato fogliame.

Gli eroi cacciatori si appostavano, spiavano: Echino, per primo, vibrò l’asta e poi Iàson e il forte figlio di Ampico. Tutto era vano. Il cinghiale s’avventò contro Eupalamonte e Enèsimo e Plagone e li uccise miseramente. Nestore, a stento, saltando su una quercia, poté salvarsi; Castore e Polluce su bianchi cavalli  ispezionavano il campo e lanciavano dardi. Atalanta riuscì a colpire la brutta bestia ad un occhio; si fece avanti Anceo, facendo balenare una possente ascia, ma il cinghiale inferocito l’azzannò. Teseo e Iàson tentarono d’assalirlo, ma inutilmente. Meleagro vibrò una freccia, colpì il terreno. Ne vibrò un’altra, ferì profondamente le terga dell’animale: questo stramazzò, inondando di sangue la terra ed emettendo un fiotto di schiuma dalla bocca. Esaltarono gli eroi ed i coloni. Megeagro  regalò ad Atalanta la pelle della fiera. Però s’irritarono i superbi zii del principe: “ Atalanta – dissero- dacci la pelle! Tu femmina non usurpare i nostri onori. A nulla vale la bellezza, della quale s’è invaghito Meleagro!” Meleagro alzò la mano omicida contro gli zii.

“Regina! tuo figlio vivrà finché vivrà questo tizzone”, le parole risuonavano nella mente di Altea e il suo cuore era gonfio d’odio per l’uccisone dei fratelli. Così volle la morte del figlio.  Allora prese il tizzone, che aveva custodito gelosamente, e lo gettò nel fiume. Meleagro, pur lontano, sentì un fuoco nelle vene, presagì la morte ed invidiò la sorte gloriosa di Anceo. Egli si consumava come il tizzone e finì assieme a questo.

Giovanni Teresi


I MITI DI MELEAGRO: LA CACCIA AL CINGHIALE

“Eneo, divenuto re di Calidone, fu il primo a ricevere da Dioniso una pianta di vite. Si sposò con Altea, figlia di Testio, e generò Tosseo, che poi uccise con le proprie mani, perché il ragazzo aveva osato saltare il fossato che cingeva la città. Gli nacquero poi i figli Tireo e Climeno, la figlia Gorge, che andò in sposa a Andremone, e Deianira, che però alcuni sostengono figlia di Altea e Dioniso. Questa fanciulla amava guidare lei stessa il carro, e si esercitava nelle attività guerresche: per averla in sposa, Eracle lottò con il fiume Acheloo. Da Eneo, Altea ebbe poi anche Meleagro, che però alcuni dicono figlio di Ares. Quando il bambino compì sette anni, apparvero le Moire e dissero che Meleagro sarebbe morto quando il tizzone che era nel focolare si fosse completamente consumato. A queste parole Altea corse a togliere il tizzone dal fuoco, e lo custodì in una cassa. Così Meleagro diventò grande, invulnerabile di corpo e nobile di spirito. Ma anch’egli poi morì: ed ecco come.

Era venuto il tempo di sacrificare agli dei le primizie annuali del raccolto: Eneo compì i riti in onore di tutte le divinità, ma si dimenticò della sola Artemide. Infuriata, la dea mandò un cinghiale enorme e fortissimo, che devastava la campagna e uccideva tutte le bestie e le persone che incontrava sulla strada. Eneo chiamò allora da tutta la Grecia gli uomini più valorosi, promettendo in premio la pelle del cinghiale a chi fosse riuscito a ucciderlo. Eneo ospitò tutti i convenuti per nove giorni; quando poi giunse il decimo giorno, Cefeo, Anceo e altri ancora si rifiutarono di partecipare alla caccio insieme a una donna: ma Meleagro, per quanto già sposato a Cleopatra, figlia di Ida e Marpessa, desiderava avere dei figli con Atalanta, e così obbligò tutti a partecipare alla caccia, nonostante la presenza della fanciulla. Il cinghiale era ormai circondato: ma ecco che la bestia riesce a uccidere Ileo e Anceo, e Peleo, senza volerlo, colpisce Euritione con la sua lancia. Per prima Atalanta trafisse con un freccia la schiena del cinghiale, e poi Anfiarao lo prese in mezzo agli occhi; infine Meleagro gli piantò la lancia nel ventre e lo uccise: la pelle quindi spettò a lui, e il giovane la donò ad Atalanta. Ma i figli di Testio, indignati che una donna ottenesse il premio al posto di tanti uomini, le portarono via la pelle, sostenendo che spettava comunque alla loro famiglia, se Meleagro non voleva tenerla per sé. Meleagro si infuriò, uccise i figli di Testio e restituì la pelle ad Atalanta. Fu così che Altea, afflitta dalla morte dei figli, fece bruciare tutto il tizzone e Meleagro morì all’istante.

Ma c’è chi afferma che non fu questa la fine di Meleagro. Quando i figli di Testio reclamarono la preda sostenendo che il primo colpo era stato quello di Ificle, fra Curati e Calidoni scoppiò una guerra. Meleagro riuscì a venir fuori dalla città assediata, e uccise alcuni dei figli di Testio: Altea allora gli lanciò una maledizione, e Meleagro, per la rabbia, si chiuse in casa. I nemici erano ormai sotto le mura della città, e la gente implorava l’aiuto di Meleagro: sua moglie Cleopatra riuscì infine a convincerlo, Meleagro uccise anche gli altri figli di Testio, ma poi cadde anch’egli in battaglia. Dopo la morte, Altea e Cleopatra si impiccarono, e tutte le donne che piangevano il cadavere di Mleagro vennero trasformate in uccelli.” (1)

  • Il libro dei miti – Marina Cavalli – Oscar Mondadori
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