Gli austeri costumi romani nei primi tempi della Repubblica – Ricerca storica di Giovanni Teresi

Immagine di google

 

Le nuove istituzioni repubblicane e le stesse lotte civili, pur trasformando profondamente la vita sociale e politica dei Romani, non alterarono i sobri e austeri costumi di questo popolo che nella vita pubblica e privata portò con sé, per qualche secolo ancora, le sane e solide qualità del contadino.

Forte di membra, rude, il Romano antico è un prodigioso lavoratore, affezionato alla sua terra, paziente, perseverante, tenace. La sua sobrietà è esemplare: una scodella di farro e pochi ceci sono il suo pranzo abituale, in cui solamente di rado appare il vino. Così sopporta, quasi senza avvedersene, le più dure privazioni, non dissimile in ciò dagli Spartani. Poco proclive alle vane fantasticherie, è invece dotato di uno spirito pratico che lo porta a mirare costantemente al sodo, senza abbandonarsi agli scoramenti dei sognatori delusi. Per natura diffida delle novità; all’incerto preferisce la sicura esperienza e la tradizione dei padri: è conservatore d’istinto. Abituato a vivere di poco, sa difendere quel poco con tenacia, sì che nelle controversie in cui sono in gioco i suoi interessi vede chiaro, da giurista nato.

La famiglia è il suo regno: ha il senso della disciplina, dell’ordine, ed è cittadino integerrimo, soldato valoroso, amministratore provetto. Questo popolo, che un giorno sarà il padrone del mondo, conduce una vita morigeratissima: si leva all’alba, lavora sodo nei campi, fa un pasto frugale, una breve siesta, e poi di nuovo al lavoro, fino al calar del sole. Modeste sono le necessità della vita. Ciascuno fabbrica da se ciò che gli occorre; quasi inesistente il traffico, perché un semplice baratto di prodotti basta alle mediocri esigenze di tutta l’annata. Per molto tempo infatti i Romani ignorarono la moneta; usarono quindi grossi e incomodi assi di bronzo, del peso di una libbra; soltanto tardi coniarono monete d’argento, e tardissimo d’oro.

Eppure in tanta semplicità di vita, quale ricchezza morale!

Sono virtù classiche degli antichi Romani il rispetto per l’autorità paterna, la devozione allo Stato e alle sue leggi, la dignitosa sopportazione della povertà.

Ecco un figlio, Coriolano, che per obbedire alle severe parole della madre, va incontro a morte sicura; ecco un padre, il console Tarquinio, che con ciglio asciutto condanna a morte il figlio che ha violato la disciplina militare in tempo di guerra; ecco un austero senatore, Cincinnato, che dopo aver salvato la patria con la spada, rifiuta ogni onore e ritorna al suo aratro; ecco infine un console, Curio Dentato, che mentre cena con un povero brodetto di legumi, vistosi comparire davanti i messi di Sanniti, carichi d’oro, venuti per tentare di corromperlo, con magnanimo sprezzo risponde che non è il possedere l’oro ciò che più gli interessa, bensì il poter comandare a quelli che dell’oro sono i padroni.

Spunti di leggenda questi, senza dubbio, ma da cui emana un senso di nobiltà morale che sorvola sull’episodio per assurgere a norma di vita. Quindi gli antichi Romani nei primi tempi della Repubblica erano gente a corto di danaro, con pochi schiavi, poca terra e per di più arida, modeste abitazioni; figliole senza dote, funerali appena appena decorosi, eppure ricca di consolati illustri, di dittature splendide, di trionfi innumerevoli.

                                             Giovanni Teresi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...