All’ombra dei templi greci – Ricerca storica di Giovanni Teresi

Agorà in Grecia – immagine di google

 

Nei tempi più antichi la sede del culto degli dei era la casa del Re, la Reggia. Ogni organismo sociale aveva, però, un luogo per il proprio culto. E le città che in seguito si formarono ereditarono dal passato le antiche sedi di culto, le quali spesso erano poste in alto, perché più vicine al cielo. La vecchia Atene era divisa in due zone: la città alta e la bassa. La prima l’Acropoli, conteneva i templi, la seconda era circondata dalle fortificazioni. Dell’una e dell’altra rimangono, nell’Atene di oggi, delle testimonianze sublimi e solenni. Il centro di Atene era l’Agorà con i suoi monumenti civili, il teatro, che serviva anche alle assemblee popolari, lo stadio, ove i giuochi sportivi assumevano un carattere nazionale.

Nei templi greci non era ammesso l’ingresso dei fedeli: essi erano la dimora delle divinità che si adoravano. Nei templi potevano entrare soltanto i sacerdoti. Le preghiere venivano fatte fuori dal tempio ed i sacrifici erano offerti sull’ara, di solito dinanzi all’ingresso del tempio.

Ai sacrifici prestavano particolare attenzione i sacerdoti, i quali sapevano trarre dai segni divini il presagio umano. Insieme ai sacerdoti, anche gli indovini avevano questo potere. Nel celebre tempio di Apollo, a Delfi, era una sacerdotessa, la Pitonessa, a dare, in determinati giorni dell’anno, i responsi, che i fedeli, dopo essersi sottoposti a un determinato rituale, potevano chiederle.

Accanto ai templi si svolgevano in genere anche le feste che erano, specialmente ad Atene, quanto mai sontuose. Vi erano inoltre delle feste cui partecipavano i Greci che provenivano dalle più lontane colonie: ad esempio, le Olimpie, che avevano luogo ogni quattro anni nella pianura di Olimpia e che furono celebrate dalla poesia di Pindaro: le Pitiche, presso la città di Crisa; le Nemee, ecc.; durante queste feste si facevano preghiere, sacrifici, banchetti, processioni e soprattutto gare sportive, i cui vincitori venivano esaltati come  eroi. E gli eroi nell’antica Grecia erano considerati quasi come divinità.

La vita degli antichi Greci si svolgeva attorniata da una serie di atti e di fatti nei quali la religione dominava incontrastata. E con la religione, parte inscindibile di essa, la mitologia, la quale spiegava con la fantasia i misteri della vita e del mondo, abbellendoli con l’incanto della poesia.

Nella sua prima formulazione, che è stata la più immediata, il mito servi, dunque, a spiegare i misteri della vita e del mondo. I Greci come tutti gli antichi uomini apparsi alla vita, avranno avuto indubbiamente bisogno di una forza che li dirigesse.

Ecco: lassù è il cielo che illumina con i suoi astri la terra e da cui dipendono le stagioni, i lavori dei campi, i frutti: qui, nel cielo, vedevano il bene. la terra, tuttavia, non sempre dà i frutti che l’uomo aspetta da essa e a volte i suoi prodotti sono rovinati dalle tempeste. E qui, nelle tempeste, era il male. Il concetto del bene e del male dovette così imporsi alla visione dei primi abitatori della Grecia, i quali se da un lato immaginavano divinità buone e divinità cattive, che presiedevano allo svolgersi della vita umana, dall’altro si preoccupavano di trovare per quelle divinità le preghiere o gli incantesimi che potessero spingerle al bene e placarle nel male.

In questo modo sono nate le prime forme di culto che si arricchivano man mano che la civiltà greca si sviluppava.

La divinizzazione della natura, la credenza negli spiriti, gli spiriti che diventavano divinità: erano le prime forme della religione greca che il mito li rese più suggestive.

Con l’evolversi della civiltà invece l’idea del divino, in Grecia, si fece più alta. Ed è allora che i miti vennero sottoposti a un processo di selezione e di abbellimento e quindi a un gusto più raffinato.

La mitologia quale si riflette nei poemi omerici non è tuttavia, quella che vediamo in Esiodo. Omero rappresenta l’aristocrazia, Esiodo il popolo. A lui, a Esiodo, dissero le Muse, mentre egli pascolava il suo gregge ai piedi del monte Elicona: “ Noi sappiamo raccontare molte favole in modo da farle apparire verosimili. Ma noi sappiamo pure, quando vogliamo,narrare quel che è vero”. Bene: ma anche quando non sono verosimili, i miti hanno sempre qualcosa di vero, che è il vero di chi crede al proprio mondo. Ora, Esiodo si preoccupa soprattutto di ricercare “le fonti” stesse della mitologia. Egli non pone soltanto in bell’ordine le nascite degli dei della sua età, ma il suo maggior lavoro è dedicato alla “storia”, cioè alla “storia sacra” degli dei anteriori alla nascita di Zeus. Dapprima era il Càos … e dal Càos Esiodo inizia la sua narrazione.

Da Esiodo si distaccherà poi Eschilo il quale caricherà il mito stesso di significati che esso, indubbiamente, non aveva in origine. E con Eschilo sono, sulla stessa via, gli altri grandi tragici poeti come Pindaro, filosofi come Platone. E’ allora che il mito subirà i suoi abbellimenti più affascinanti mentre propone nuove meditazioni.

Giovanni Teresi

 

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