La formazione dello Stato di Atene nell’Attica: carattere degli Ateniesi -Ricerca storica di Giovanni Teresi

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L’Attica è una penisola montuosa che si protende nel Mare Egeo, a oriente dell’istmo di Corinto. Essa è stata occupata in tempi remoti da tribù ioniche, che vi fondarono parecchi villaggi tra i quali prevalse Atene.

Questa città, destinata a divenire il cuore del mondo ellenico, si estendeva ai piedi di un colle (l’Acròpoli), sacro alla dea Atena, in una pianura digradante verso il mare, sul quale ebbe un comodo porto, il Pirèo. La città divenne perciò un importante centro di vita marinara.

Della più antica storia di Atene non si hanno che leggende. Cècrope, un egiziano di Sais, avrebbe formato i primi villaggi dell’Attica; un altro eroe, Tèseo, li avrebbe riuniti sotto l’egemonia di Atene: le famose feste “Feste panatenee” si celebravano appunto in memoria di tale unione. Allora al governo di Atene, come a Sparta, cerano i re: l’ultimo di essi sarebbe stato Codro, leggendario eroe, immolatosi sul campo di battaglia per salvare la patria dall’invasione dei Dori.

Gli Ateniesi furono superiori a tutti gli altri Greci per singolari qualità di mente e d’azione. Intelligentissimi, essi si appassionarono allo studio e progredirono molto nelle scienze; dotati di una naturale genialità, crearono opere di poesia e d’arte finissime; irrequieti, audaci, avidi di libertà, si diedero agli affari, al commercio, all’industria e si lanciarono nelle imprese marinaresche. Gli Ateniesi sembravano nel carattere e nel costume l’antitesi degli Spartani: quanto questi erano pesanti e conservatori, altrettanto quelli erano agili e volubili. Sparta era uno Stato di vecchi, Atene di giovani; la prima rimase per alcuni secoli la forza della Grecia, l’atra la mente.

Differenze analoghe si vedevano del resto anche nella vita e nella educazione civile. Ad Atene lo Stato non assorbiva la famiglia, come a Sparta, né sottraeva ai genitori l’educazione dei figli, i quali fino ai 16 anni erano istruiti privatamente. Le lettere, le arti, il canto, la danza erano le occupazioni dei giovinetti ateniesi, i quali crescevano belli, intelligenti, vivaci. Più tardi si esercitavano nei giuochi ginnastici, e sotto la direzione dei maestri di Stato si abituavano anch’essi a una dura disciplina, finché tra i 18 e i 20 anni, divenuti efèbi, ricevevano una vera e propria educazione militare, per passare poi a 20 anni nell’esercito,ove rimanevano iscritti fino ai 60 anni. Ma lo Stato non soffocava la libertà e l’attività di nessuno, così gli Ateniesi, se qualche volta sembravano meno disciplinati degli Spartani, li superavano tuttavia in agilità, in destrezza, in genialità.

 

La costituzione di Atene: le leggi di Dracone (621 a.C.)

 Dopo i tempi di Codro, Atene divenne una repubblica. Le classi sociali erano allora tre:

  1. Gli Eupatrìdi (ben nati, cioè nobili) erano la classe ricca, che possedeva le terre più fertili;
  2. I Geomòri (abitanti delle terre) costituivano il complesso degli agricoltori liberi;
  3. I Demiurgi (lavoratori) erano in buona parte artigiani e mercanti, tutti plebei, ma attivi e desiderosi di arricchirsi. Anche ad Atene si trovavano schiavi, liberamente comprati, non residui di popolazione soggiogate, come a Sparta.

A quei tempi, gli organi dello Stato di Atene erano:

  1. L’Arcontato: si componeva di nove Arconti o capi. Il primo di essi era detto “Epònimo” perché dava il nome all’anno; il secondo “Basilèus” cioè re, aveva le più alte cariche sacerdotali; il terzo detto “ Polemarco”, cioè capo in guerra, aveva il supremo comando dell’esercito; gli altri sei, detti

Tesmotèti”,cioè legislatori, curavano gli affari giudiziari.

  1. L’Areopago: era un Consiglio di nobili, che assisteva gli Arconti nel governo, una specie di Senato, composto di cittadini anziani, quasi tutti Arconti usciti dalla carica.
  2. L’Ecclesia: era l’assemblea popolare, cui prendevano parte i cittadini iscritti all’esercito. Nei tempi antichi aveva scarsa importanza e si radunava più per ricevere ordini che per deliberare.

Questa antica costituzione ateniese, benché non avesse i due re, era, nella sostanza, simile a quella di Sparta. Vi comandavano i nobili, che costituivano una specie di oligarchia e spadroneggiavano sul popolo, anche perché non esistevano leggi scritte, alle quali il popolo poteva appellarsi.

Le frequenti contese fra nobili e popolo indussero gli Ateniesi a scegliere un uomo probo e stimato perché scrivesse le leggi. Così fu eletto Dracone (621 a. C.). non sappiamo come furono le sue leggi, ma di certo esse lasciarono un’impressione di tale severità, che gli antichi le definirono “scritte con il sangue”. Anche oggi usiamo il termine “draconiane” per definire le leggi troppo severe.

                                                          Giovanni Teresi

 

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