Un racconto mitologico: Tèseo uccide il Minotàuro – Ricerca ed analisi critica sul mito di Giovanni Teresi

Tèseo ed Arianna -ricerca immagine tramite google

 

Già gli Ateniesi da due anni pagavano l’empio tributo umano ai Cretesi. Erano passati tre anni ed Atene s’apprestava a privarsi, dolente, di altre sette belle giovinette ed altrettanti giovani. La nave che li doveva trasportare era in porto: le sue vele erano nere, a lutto. Al comando stava Tèseo, l’eroe dell’Attica, pronto a dare la morte al Minotàuro, più bestia che uomo.

Tèseo era figlio del re d’Atene, Egèo; era nato a Trezène; sua madre era regina di quella città, dove visse segretamente, fino a quando il Fato non ebbe decretato di farlo ritornare ad Atene, presso il padre.

A sedici anni, si narra, egli sollevò un immenso e pesantissimo macigno, dove sotto stavano nascosti i calzari e la spada di Egèo. Dopo due anni partì per quel viaggio che gli doveva dare nome e gloria. Prima di giungere ad Atene egli compì dei prodigi: s’imbattè con Perifète, il violento figlio di Efesto, brigante che uccideva spietatamente i passanti con un colpo di mazza; uccise Sini, detto Pitiocampte perché spaccava in due i passanti in modo tremendo ed inusitato: li legava a due pini piegati, che poi lasciava andare violentemente; Schione, che con un calcio lanciava nel mare tutti coloro che incontrava; uccise quel terribile Procuste, che poneva gli uomini a giacere su di un letto per spezzare loro le gambe più lunghe del giaciglio o allungarle se fossero state più corte di esso.

Quando giunse ad Atene, glorioso, la maga Medèa, che viveva con suo padre, pensò di avvelenarlo, ma il padre avendolo riconosciuto, per la spada che il giovane portava, lo volle con sé e cacciò la maga.

Tèseo, l’eroe buono, spietato con gli spietati, non poteva soffrire che il fiore della gioventù ateniese fosse orrido posto del Minotàuro.

La nave dalle vele nere era al porto.

Ed egli, Tèseo, disse al padre: “Andrò a Creta per uccidere il mostro. Se ritornerò vincitore cambierò queste vele: stenderò le bianche”.

La nave si mosse sospinta da venti favorevoli.

Giunsero a Creta, dove Minosse volle una prova della sua abilità e della sua discendenza divina:

Se tu discendi dal dio del mare, raccogli quest’anello, che getterò in mare”.

Tèseo vinse la prova a cui non restava che superare la più difficile e rischiosa: vincere il Minotàuro.

La figlia di Minosse, Arianna, gli prestò aiuto, dandogli una matassa di cotone, della quale Tèseo legò un capo all’entrata e, così, sicuro di ritrovare l’uscita, s’incamminò per una foltissima selva di stanze e corridoi.

Quando è stato al cospetto del Minotàuto, rabbiosa è stata la zuffa, ma Tèseo superò gagliardamente la difficile lotta e, seguendo il filo, ripercorse le stanze, i corridoi ed uscì dal labirinto. I giovani ateniesi esultarono, liberi oramai da sicura morte ed intrecciarono per l’allegria festose collane, e contentissimi, fecero sentire i loro canti.

Tèseo al ritorno approdò nell’isola di Nasso, dove abbandonò Arianna, che Diònisio confortò e sposò. ed Egèo aspettava, spiando all’orizzonte, il ritorno della nave.

Finalmente la scorse, gli vennero i brividi, si disperò, si precipitò dall’alta rupe del mare, in quello che oggi porta il suo nome. Ciò perché Tèseo, nel tripudio della vittoria, aveva dimostrato di issare le vele bianche, segno della sua vita integra dopo la lotta con la bestia cretese.

Atene accolse con sommi onori l’eroe e i cittadini lo proclamarono re.

Ma le imprese di Tèseo non erano finite: la sua vita, travagliata da lotte e disavventure e sciagure familiari, cessò a Sciro, dove essendo stato cacciato in esilio, è stato ucciso a tradimento da Licomede, che lo spettava.

 

Nelle sue varie elaborazioni la vita del mito greco ha due aspetti: uno elementare, facile, accessibile alla mentalità popolare; l’altro aristocratico, sovraccarico di simboli e perciò di significati che il popolo non può capire.

Da qui le varie lezioni che noi abbiamo dello stesso mito, nel quale confluiscono, non di rado, anche i più disparati racconti popolari. Da qui l’evoluzione continua che subì la mitologia greca la quale, potremmo dire, ebbe una sua origine, uno stadio epico, uno tragico e uno filosofico. Ma c’è di più: questa evoluzione va di pari passo con la diffusione che i miti ellenici ebbero in tutto il mondo mediterraneo, in particolar modo nell’antica Roma. Uno degli aspetti fondamentali della mitologia greca, ma anche di quella romana, consiste nel collegare i mortali con gli immortali. Ecco qui le divinità greche, di contro gli eroi, che sono mortali. Tuttavia, d’aspetto umano, le divinità greche presiedono alla vita e alla morte. Su tutte troneggia Zeus. E se la loro sede è l’Olimpo esse vivono in mezzo agli uomini e sono nei templi, nei santuari, negli stadi, ovunque ci sia l’uomo.

Nella mitologia dei greci e dei romani, il mito è stato il riflesso di qualcosa che è eterno. Il mito avrà obbedito, nell’antichità classica, a diverse funzioni; non v’è dubbio, però, che dietro ciascun mito si nasconde l’amore per la patria, l’attaccamento alla famiglia, il senso della giustizia, il valore della verità ecc.

Ed èqui l’eternità del mito.

 

Giovanni Teresi

Annunci

1 commento su “Un racconto mitologico: Tèseo uccide il Minotàuro – Ricerca ed analisi critica sul mito di Giovanni Teresi”

Rispondi a Prediksi Togel singapura Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...