La terza guerra punica e la distruzione di Cartagine (149-146 a.C.) – Ricerca storica di Giovanni Teresi

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La terza guerra Punica e la distruzione di Cartagine – Ricerca immagine tramite google

 

Uscita dalla seconda guerra punica, Roma si accinse subito alla restaurazione del proprio dominio in Italia. Le popolazioni che avevano parteggiato per Annibale, o si sottomisero o furono assoggettate con la forza. Soltanto i Galli  della Cisalpina, che avevano costantemente favorito Annibale con aiuti di uomini e di viveri, si mantennero in armi. Ma le legioni romane, entrate nella valle padana, ebbero ragione dei ribelli: tutta la Gallia Cisalpina ritornò sotto il dominio di Roma, la quale vi fondò colonie come Cremona, Piacenza, Parma, Modena, Bologna.

Anche i Veneti furono assoggettati. Tra essi sorse la colonia romana di Aquileia, destinata a divenire il baluardo d’Italia contro i barbari d’Oriente.

La Spagna invece, che Cornelio Scipione aveva in parte conquistata, richiese ancora lunghe e difficili operazioni militari prima di essere completamente sottomessa e pacificata.

Vincitori a Zama, i Romani non avevano voluto distruggere Cartagine: si erano limitati a renderla innocua. Né per cinquanta anni (201-149 a.C.) s’interessarono molto della città rivale, su cui vigilava Massinissa, re di Numidia, alleato di Roma. Silenziosamente intanto Cartagine risanava con il lavoro e con i traffici commerciali le sue ferite e riprendeva l’antico aspetto di florida città mercantile.

Presto, però, il vecchio e integerrimo cittadino romano, Marco Porcio Catone, che, reduce da una missione politica in Africa, non si stancò di ripetere in Senato e ai comizi il suo famoso ammonimento: “Delenda Carthago!

L’occasione di una nuova guerra non si fece attedere.

Da parecchia anni Massinissa provocava Cartagine con brigantesche scorrerie, sicuro della più completa impunità, perché il trattato del 201 a.C. vietava a Cartagine di dichiarare guerra ad alcuno senza il permesso di Roma. Così, essendosi rinnovati gli attacchi del re di Numidia, i Cartaginesi presero le armi per difendersi. Alle proteste di Messinissa, il Senato romano dichiarò violati i patti e spedì la flotta contro Cartagine. La terza guerra punica durò tre anni (149-146 a.C.): essa fu per ambedue le parti durissima. Il console Publio Cornelio Scipione Emiliano, nipote adottivo del vincitore di Zama, cinse d’assedio la città e la ridusse alla fame; poi con la forza espugnò uno per uno i quartieri più bassi, e finalmente sferrò l’assalto alla rocca, disperatamente difesa dagli ultimi cittadini. Questi, raccoltisi nel tempio, preferirono morire tra le fiamme anziché darsi al nemico (146 a.C.).

Cartagine fu resa al suolo; il suo territorio divenne poi provincia rmana con il nome di “Africa”.

Giovanni Teresi

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