La distruzione di Cartagine -Ricerca storica di Giovanni Teresi

Risultati immagini per immagini in jpg della distruzione di Cartagine
Tophet di Cartagine – ricerca immagine tramite google

 

 

 

 

Presa Cartagine, rimaneva da espugnare la cittadella di Birsa, nella quale si erano asserragliati gli ultimi difensori. Si accedeva alla rocca per tre strade strette, folte di case altissime, dalle quali gli assediati gettavano sui Romani sassi e proiettili. I legionari procedevano cauti fra queste insidie, espugnando le case ad una ad una e passando da questa a quella su travi che essi ponevano come ponti a cavaliere delle vie. Grande era il clamore, grandissima la strage. In breve tutte le strade furono avvolte in un solo incendio spaventoso. Per sei giorni e sei notti continue si combatté; nuove schiere di legionari erano portate all’assalto, mentre a tutto provvedeva Scipione, sempre sulla breccia, instancabile, tenacissimo.

Finalmente al settimo giorno dal tempio sacro ad Esculapio mossero turbe di supplicanti: chiedevano al duce romano di concedere salva la vita a chiunque uscisse spontaneamente dalla rocca. Scipione acconsentì; tuttavia dichiarò che da ogni clemenza escludeva i disertori romani. Apertosi fra i legionari uno stretto varco, ben 50.000 tra uomini e donne passarono e furono salvi. Ma i disertori romani, che erano circa novecento, non potendo uscire anch’essi, andarono a rinchiudersi entro il tempio di Esculapio, insieme con il capo dei Cartaginesi, Astrubale, con la moglie e i figli di lui, e si accinsero a vendere caro il loro sangue, difendendosi con disperata ostinazione.

Mentre ancora si combatteva, Astrubale, preso da panico, venne occultamente al campo di Scipione, chiedendo misericordia. I disertori, accortisi del suo tradimento, lo investirono con i più disonoranti insulti, e chiusi nel tempio, vi appiccarono il fuoco, morendo tra le fiamme.

Si narra che la moglie di Astrubale, vergognandosi della vita di suo marito, invocasse sul suo capo la vendetta degli dei traditi, e, afferrati i giovani figli, con essi si gettasse nell’immane incendio, sotto gli occhi del marito esterrefatto.

Presa anche la cittadella, Scipione guardò dall’alto tutta Cartagine, nera di rovine e fumante d’incendi, e tacque pensoso. Cos’ era perita una città che per settecento anni aveva dominato tanto mare e tante terre, ricca di navi, di armi, di elefanti, di oro, e così forte di animo, che anche privata delle sue flotte e dei suoi eserciti, aveva resistito per tre anni alla schiacciante potenza di Roma.

Il duce vittorioso chinò il capo mormorando i versi di Omero, con cui Ettore preannuncia la fatale rovina di Troia. Lo storico Polibio, già suo maestro, gli chiese a chi intendesse alludere. E Scipione rispose che, davanti alla rovina di Cartagine, egli aveva sentito con terrore che un giorno forse il destino avrebbe riservato una sorte non diversa alla potenza di Roma.

Ma a questo non pensarono i Romani, quando per il Tevere videro entrare la prima nave inviata da Scipione, carica di oro e di prede cartaginesi. Quasi non credevano ai loro occhi, e per grande gioia non si stancavano di farsi raccontare dai reduci come Cartagine fosse stata presa, quale fine avessero fatta gli ultimi difensori e quanto ammontasse il prodigioso bottino. Giunto poi anche Scipione, si affollarono intorno a lui per acclamarlo con un trionfo, che per l’abbondanza dell’oro predato, per la ricchezza delle statue, per la magnificenza dei trofei riuscì uno dei più grandiosi della storia di Roma.

(Appino, Le guerre puniche, VIII, 129 e segg.)

Giovanni Teresi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...