Dopo le tre guerre puniche, i Romani mirano alla conquista dei paesi del Mediterraneo Orientale – Ricerca storica di Giovanni Teresi

 

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Rodi Gargano – Lapide in latino nel borgo antico –
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Mentre assoggettavano i paesi del Mediterraneo Occidentale, i Romani avevano già iniziata la loro penetrazione politica nella penisola balcanica e nelle regioni del Mare Egeo, mirando al dominio del Mediterraneo Orientale.

Durante la seconda guerra punica, Filippo V, re di Macedonia, aveva mantenuto amichevoli rapporti con Annibale. I Romani lo sapevano. A guerra finita, l’attendevano al varco per fargli sentire il peso della loro vedetta.

L’occasione si presentò nel 200 a.C., quando il re prese ad insidiare l’indipendenza di Pergamo e Rodi. Questi due piccoli stati ricorsero allora per aiuto a Roma, la quale si intromise nella contesa imponendo a Filippo il proprio arbitrato. Lo sdegnoso rifiuto di lui fu la causa della guerra.

Le operazioni belliche, fiacche dapprima, presero un ritmo serrato quando alla testa delle legioni fu posto il giovane generale Tito Quinzio Flaminino. Egli uscì a trascinare nella lotta contro Macedonia quasi tutti i Greci, atteggiandosi a loro liberatore dalla servitù macedone. Una grande battaglia ebbe luogo a Cinocèfale in Tessaglia (197 a.C.). Filippo V, battuto, dovette accettare i patti impostigli dai Romani: risarcimento dei danni da lui procurati a Pergamo e Rodi, consegna della flotta e di una forte indennità, concessione della libertà politica alla Grecia.

Firmati i patti, Flaminino si recò a Corinto, dove si stavano celebrando i Giuochi Istmici, ed entrato nello stadio, affollato di spettatori venuti da ogni parte dell’Ellade, diede ordine al banditore di leggere in pubblico il decreto del Senato che sanzionava la libertà della Grecia (196 a.C.). La scena riuscì di una commovente grandiosità.

La cauta politica di Roma verso i Greci era ispirata dalle preoccupazioni che destava la potenza di Antioco III il Grende, re di Sira.  Che egli nutrisse scarsa simpatia per i Romani lo provava l’ospitalità concessa al fuggiasco Annibale, il quale viveva allora alla sua corte come consigliere ed amico.

Le macchinazioni di Antioco contro il Regno di Pegamo, alleato di Roma, fecero scoppiare la guerra  nel 192 a.C. dopo due anni di lotte nei territori greci invasi dal re, i Romani costrinsero Antioco a ritirarsi in Asia, dove venne ad affrontarlo un esercito comandato dal console il fratello Publio, il vincitore di Zama. Così Annibale, a servizio di Antioco, si trovò nuovamente di fronte l’antico rivale. A Magnesia, città dell’Asia Minore, avvenne lo scontro decisivo: Annibale fu sconfitto (190 a.C.) e dovette impegnarsi a sgombrare i territori dell’Asia Minore e a consegnare Annibale. Il fiero Cartaginese, per non cader vivo nelle mani dei suoi implacabili nemic, si diede la morte.

Parecchi anni dopo, la Macedonia si levò nuovamente contro Roma, durante il regno di Pèrseo, figlio di FilippoV. Scoppiò un’altra guerra, nella quale il console Lucio Emilio Paolo sconfisse l’esercito nemico a Pidna (168 a.C.) e fece prigioniero il re con tutta la sua famiglia. La Macedonia fu resa tributaria, poi (148 a.C.) ridotta a semplice provincia.

In questa seconda guerra macedonica, non pochi Greci, ostili a Roma, si erano uniti a Pèrseo; travolti con lui, furono severamente puniti. Più tardi si rivoltarono ancora, così i Romani mossero di nuovo guerra ai Greci, ne presero d’assalto il maggior baluardo, la città di Corinto, e la diedero alle fiamme (146 a.C.). Era l’anno stesso della distruzione di Cartagine.

Cos’ la Grecia fu definitivamente soggiogata. Unita dapprima alla Macedonia, organizzata poi come provincia autonoma, essa perdette il glorioso nome di Ellade per chiamarsi, più modestamente Acaia.

 

I Romani padroni di tutto il Mediterraneo: il “Mare Nostrum”

 In poco più di un secolo (264-146 a.C.) Roma ha conquistato il dominio su tutto il Mediterraneo. Essa era padrona dell’Italia, della Gallia meridionale, della Spagna, dell’Africa settentrionale; aveva conquistato tutta la penisola balcanica, tenne soggetti gli Stati dell’Oriente, ed era in rapporti cordiali con l’Egitto.

Il Mediterraneo divenne il cuore della potenza di Roma.

Le flotte latine, vittoriose dei Cartaginesi, dei Greci, degli Orientali, veleggiavano solenni e sicure per questo mare, che  gli antichi padri, con un senso di ben giustificata fierezza, chiamarono “Mare Nostrum”.

La fortuna di Roma apparve ormai come qualcosa di sovrumano. Prusia, re di Bitinia, venuto a Roma per rendere omaggio al Senato, entrando nella Curia si prostrò, baciò il suolo ed adorò alla maniera orientale i Padri Coscritti, come altrettanti numi. Dopo Antioco IV, re di Siria, occupò l’Egitto, l’ambasciatore romano Caio Popilio, inviato sul posto, gl’impose di sgomberare immediatamente il paese.  Il re esitò. Allora il legato tracciò sul terreno, tutt’intorno alla persona del sovrano, un circolo e con voce ferma disse: “ O re, tu non uscirai da questo cerchio prima di aver riposto agli ordini del Senato” . Come soggiogato dal destino, Antioco abbassò il capo e obbedì. Roma comandò ancora.

 

Giovanni Teres

iBibliofrafia – Storia Antica – Ediz.  Trevisini (MI)

 

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