Una scena del periodo di decadenza di Roma: l’Impero all’asta. Ricerca storica di Giovanni Teresi

 

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L’imperatore Pertinace fu ucciso dai soldati il 26 marzo 193. Viveva allora in Roma un senatore, Didio Giuliano, ricchissimo e nobile. Era un povero di spirito, di una vanità puerile, uno di quegli uomini a cui la vita non insegna nulla. Tuttavia, senza infamia e senza lode aveva tenuto le più alte cariche in Roma, era stato governatore di qualche provincia, aveva fatto perfino qualche scaramuccia con i Germani. Giunto così ai sessant’anni, età in cui anche un senatore romano poteva raccogliere le vele e mettere il cuore in pace, egli cedette invece alla sciocca ambizione di sua moglie, Manlia Scantilla, che voleva cambiare il laticlavio del marito nella porpora imperiale.

L’Impero era stato più volte comprato; mai però era andato all’asta. Roma doveva vedere, proprio in quei giorni, una tale vergogna. Pertinace, avendo saputo che i Pretoriani si erano ribellati, aveva mandato al campo per quietarli il proprio suocero Sulpiciano, prefetto di Roma. Costui era un uomo senza dignità, avido di potere, pronto a tutto. Quando i Pretoriani, ucciso Pertinace, gliene portarono la testa, egli si mise a contrattare con essi per avere la successione del genero. Di questo fatto scandaloso si sparse subito la fama per tutta Roma; e Didio Giuliano accorse per fare concorrenza a Sulpiciano. Allora avvenne una scena senza precedenti. Giuliano stava sull’alto del muro di cinta del Pretorio e gridava l’offerta; Sulpiciano all’interno aumentava il prezzo.

I soldati andavano e venivano dal muro al Pretorio e dal Pretorio al muro per informare i contendenti del corso delle offerte e per eccitarli a dare di più. Si arrivò a 5.000 dramme per ogni Pretoriano; le offerte ormai si bilanciavano, quando Giuliano sbaragliò l’avversario con l’improvviso aumento di 1.000 dramme. Dall’alto del muro il folle senatore gridava la cifra; poi, per farla capire ai soldati più lontani, la ripeteva contando le migliaia di dramme con le dita; quindi gettava in mezzo al Pretorio certe tavolette, su cui aveva scritto che egli avrebbe risollevata la memoria di Commodo, così caro ai soldati, mentre Sulpiciano avrebbe certamente vendicato l’assassinio di Pertinace. Allora l’impero fu aggiudicato a Giuliano e il rivale non osò più fiatare. Ogni Pretoriano ebbe in tal modo 6.000 dramme.

Terminata l’asta, i soldati portarono una scala perché Giuliano potesse discendere dal muro e, fattolo entrare nel Pretorio, gli prestarono il consueto giuramento; quindi, messisi in ordine di battaglia, con le insegne al vento, introdussero a forza in Senato il nuovo eletto.

 

Giovanni Teresi

 

Bibliografia: -Dione Cassio – Storia romana  (riduzione)

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