La nascita di Achille – Ricerca mitologica di Giovanni Teresi

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Peleo sposò Polidora, figlia di Periere. Dalla sposa, Peleo ebbe un figlio putativo, Menestio, il cui padre naturale era il fiume Spercheo. Poi sposò Teti, la Nereide. Zeus e Posidone si erano disputati la sua mano; ma quando Themis aveva profetizzato che da Teti sarebbe nato un figlio molto più forte del padre, entrambi si erano ritirati. C’è chi racconta che al tempo in cui Zeus era preso da una grande passione per Teti, Prometeo aveva predetto che il figlio nato da lei sarebbe diventato il re del cielo. Altri invece sostengono che Teti rifiutava di unirsi a Zeus perché era stata allevata da Era: allora Zeus, adirato, volle che si sposasse con un uomo mortale. Chirone aveva consigliato a Peleo di afferrare Teti e tenerla ben stretta anche se la Nereide avesse assunto strane forme; così Peleo  la tenne d’occhio e poi la rapì: Teti si trasformò in fuoco, in acqua e in belva, ma Peleo non lasciò la presa prima che la Nereide non avesse riacquistato il suo solito aspetto. E la sposò sul monte Pelio: alle loro nozze parteciparono tutti gli dei, cantando inni. Chirone regalò a Peleo una lancia di frassino, Posidone i cavalli Balio e Xanto, che erano immortali.

Quando Teti partorì un bambino, decise di renderlo immortale, e così, di nascosto da Peleo, di notte metteva il bambino nel fuoco, per distruggere la parte mortale ricevuta dal padre, e poi di giorno lo ungeva d’ambrosia. Ma Peleo la spiò, vide il bambino che si contorceva nella fiamma, e gridò. Teti fu costretta a interrompere il suo piano, lasciò a Peleo il bambino e tornò con le Nereidi. Peleo portò il bambino da Chirone. Il centauro lo nutrì con interiora di leone e di cinghiale e con midollo d’orso; e lo chiamò Achille (il suo nome prima era Ligirone), perché non aveva mai accostato le sue labbra a una mammella.

Peleo, insieme a Giasone e ai Dioscuri, partecipò al saccheggio di Iolco; e uccise Astidamia, la sposa di Acasto, fece a pezzi il suo corpo e condusse l’esercito verso la città passando in mezzo a quei brandelli.

Quando Achille aveva nove anni, Calcante predisse che Troia non sarebbe mai stata presa da lui. Teti, sapendo che era destino che suo figlio morisse combattendo, di nascosto lo vestì da femmina e lo affidò a Licomede, dicendogli che era una fanciulla. Così Achille fu allevato al palazzo di Licomede, ma si unì in amore con una delle sue figlie, Deidamia, e gli nacque il figlio Pirro, che venne poi chiamato Neottolemo. Ma il nascondiglio di  Achille fu scoperto, e Odisseo venne a cercarlo alla corte di Licomede: fece suonare le trombe di battaglia, e lo trovò. Così, Achille andò a Troia.

E andò con lui Fenice, giglio di Amintore. Fenice era stato accecato dal padre, perché la sua concubina, Ftia l’aveva accusato falsamente di un tentativo di seduzione. Peleo allora lo portò da Chirone, che gli guarì gli occhi; poi Peleo l’aveva fatto re dei Dolopi. Achille era accompagnato da Patroclo, figlio di Menezio e Stenele, figlia di Acasto; o forse sua madre era Periopide, figlia di Ferete, o forse ancora, come dice Filocrate, Polimele, figlia di Peleo. A Opunte, in seguito a un litigio nel giocare a dadi, Patroclo aveva ucciso Clitonimo, figlio di Anfidamante; bandito insieme al padre, si rifugiò nel palazzo di Peleo, e divenne l’amato di Achille.

Giovanni Teresi

Bibliografia: Classici Greci e Latini “Apollodoro, il libro dei miti” Ediz. Mondadori

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