Il mitico viaggio di Odisseo dall’isola delle Sirene, passando dalla Trinacria, fino all’sola dei Feaci. Ricerca mitologia di Giovanni Teresi

 

 

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Le Sirene – Storia di mito e bellezza – Ricerca immagini tramite google

 

 

Le Sirene –  Pisinoe, Aglaope e Telxiepea  –  erano figlie dell’Alcheloo e di una delle Muse,  Melpomene. Una suonava la cetra, l’altra cantava e un’altra suonava il flauto, e con il loro canto inducevano i naviganti a trattenersi con loro. Dai fianchi in giù avevano la forma di uccello. Quando Odisseo passò vicino alle Sirene, volle sentire la loro voce: ma prima tappò le orecchie dei suoi compagni con la cera, come gli aveva consigliato Circe, e lui si fece legare all’albero della nave.

Le Sirene cantarono, lo sedussero a restare con loro, e Odisseo implorò i compagni che lo sciogliessero, ma quelli lo legarono ancora più stretto, e così poté continuare il  suo viaggio. Era destino delle Sirene morire se una nave le avesse superate senza fermarsi: e così morirono.

Poi arrivarono a un bivio. Da una parte c’erano le Rocce Vaganti, e dall’altra due enormi rupi. In una abitava Scilla, figlia di Crateide e Trieno, oppure di Forco, che aveva il volto e il petto di donna, ma ai fianchi le spuntavano sei teste e dodici zampe di cane. Sull’altra rupe viveva Cariddi, che tre volte al giorno inghiottiva l’acqua di mare e poi la risputava. Su consiglio di Circe, Odisseo evitò le Rocce Vaganti, e costeggiò lo scoglio di Scilla, dopo essersi piazzato a poppa tutto in armi. Scilla apparve, afferrò sei marinai e li divorò. Odisseo poi raggiunse la Trinacria, che era l’isola del Sole: lì pascolavano le mandrie del dio. Non c’era vento, e dovettero trattenersi sull’isola. Quando i viveri vennero a scarseggiare, i compagni di Odisseo uccisero alcun buoi del Sole e fecero un banchetto: e il dio lo riferì a Zeus.

Allora , quando la nave riprese il mare, Zeus la colpì con una folgore e la distrusse. Odisseo riuscì ad aggrapparsi all’albero e arrivò a Cariddi. Ma Cariddi inghiottì l’albero, e Odisseo si salvò stringendosi a una pianta di fico che cresceva sulla scogliera. Quando poi vide che l’albero era stato risputato fuori, vi si aggrappò e arrivò all’isola di Ogigia.

Qui venne accolto da Calipso, figlia di Atlante, che si unì in amore con lui e gli diede il figlio Latino. Odisseo restò con lei cinque anni, poi si costruì una zattera e partì. Ma quando fu in alto mare la zattera andò distrutta, a causa dell’ira di Posidone, e l’eroe fu gettato dalle onde tutto nudo sull’isola dei Feaci. Nausicaa, la figlia del re Alcinoo, stava lavando le vesti di famiglia: Odisseo la supplicò di aiutarlo, e la fanciulla lo condusse da Alcinoo, che lo accolse come suo ospite, gli offrì molti doni e lo rimandò in patria con una scorta. Ma Posidone poi si irritò con i Feaci, trasformò in pietra la loro nave e nascose la città con una montagna.

Giovanni Teresi

Bibliografia:  Il libro dei miti – Classici Greci e Latini – Mondadori

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