“Nelly” opera letteraria di Simona Limongelli con la prefazione di Giovanni Teresi . Edizioni ICI

http://www.istitalianodicultura.org/en/activities-institute/ici-edizioni/138-ici-edizioni-elettroniche-l-opera-di-simona-limongelli.html

Prefazione di Giovanni Teresi

  

Simona   Limongelli con la sua nuova opera Nelly   esalta il λόϒος ed attraverso   esso percorre tutte le vie dell’arte dalla poesia alla musica, dalla pittura   al pensiero filosofico proprie dell’uomo che si distingue con il suo   linguaggio.

Dialogare   significa varcare una distanza, riconoscere l”altro” nella sua irriducibile   alternativa per incontrarlo e comprenderlo. Da sempre il cammino della   filosofia vuole essere un’interpretazione del pensiero fondato sui contenuti   e sulle forme della storicità e del dialogo, un viaggio che dà voce   soprattutto al pensiero di un Gadamer testimone e interprete “in dialogo” con   la tradizione.

Nelly ha   un rapporto difficile con i suoi genitori. I suoi soliloqui e il dialogo con   l’amico conosciuto in chat danno vita ad una discussione che termina senza   finire, cioè con una parola che non vuole essere mai l’ultima, in un dialogo   che è qualcosa in cui si capita, in cui si viene coinvolti, del quale non si   sa mai prima cosa ne salterà fuori. Ad ogni parola ne deriva una successiva;   anche la cosiddetta ultima parola, che in verità non esiste. Infatti, la   nostra autrice fa della protagonista Nelly una via di dialogo e di continua   riflessione su alcuni dettami filosofici riguardo la coscienza, la verità, la   libertà,  la fantasia, il bene ed il male, la giustizia.

Nelly,   in uno dei suoi soliloqui, riflette sulla natura  dell’uomo e su Dio. La   realtà di Dio è in movimento. E tale movimento – che è accadere, divenire –   non è altro che una relazione.

Essa   include un “tu”, un interlocutore, e non può quindi venir confusa con   qualsiasi altra realtà.

Nelly   crede in Dio e nell’uomo, sua creatura, l’unico essere cosciente   dell’esistenza del trascendente, nel Dio che rispetta le differenze che   esistono tra le diverse coscienze; differenze che sono una ricchezza, sono   volute dall’Eterno perché ci ha creati liberi.

Dio si rivelava all’uomo   nell’appello della coscienza al quale l’uomo dava ogni volta risposte nuove e   diverse, conferendogli dignità e autonomia, rendendolo un essere libero e   originale. La verità si esprimeva nella molteplicità creativa delle   prospettive esistenziali e perdeva quel carattere dogmatico, monolitico che   aveva avuto nella metafisica tradizionale”.

Secondo   Barth  dobbiamo partire dalla realtà di Dio facendo attenzione al fatto   che non consideriamo astrattamente il termine realtà, ma partiamo dal fatto   che in realtà trattasi di Dio stesso. Inoltre ciò che caratterizza l’uomo da   qualsiasi altro essere, oltre al linguaggio, sono lo sguardo ed i gesti del   suo corpo. L’esperienza umana più immediata e più diretta dell’essere per   Nelly era la passione e il suo canale di comunicazione più fedele era il   corpo. “La mediazione   linguistica era un’esperienza derivata, successiva e quindi non originaria   dell’essere. L’uomo aveva prima esperito l’evento dell’essere e poi vi aveva   attribuito un nome, inventando il linguaggio. Il linguaggio articolato era un   modo della comunicazione dell’essere, una delle sue possibili forme   d’espressione, ma non s’identificava, come voleva Gadamer, tout-court con   l’essere stesso”.

La   fantasia, invece, si propone come autentico medium del senso, costituendosi   come l’organo dello svelamento dei molteplici significati della sua storia.   Fare la storia della verità significa la stessa storia dell’essere, e quindi   dell’uomo, che in quanto “esserci”, è già da sempre in un determinato   rapporto storico con l’essere degli enti. Infatti il termine verità viene   considerato da Heidegger un termine “fondamentale” insieme ad altri, come:   essere, conoscenza, bellezza.

Le vie   fondamentali della conoscenza sono individuate e si concludono   nell’intuizione metafisica.

A   riguardo Spinoza, ponendosi il problema di “mostrare la via e il metodo”,   risponde che “non esiste   un modo preliminare, cioè un metodo per giungere alla verità, in quanto solo   la verità già posseduta è la via a se stessa”.

La   nostra protagonista si pone tanti perché ai quali cerca di dare una risposta   con l’arte della poesia, della musica e della pittura. Nelly crede che Dio,   conoscendo il mondo, faccia luce, rischiari e ordini la sua natura.

L’essere   Dio non coincide hegelianamente con una totalità dispiegata, come riteneva la   metafisica, altrimenti risulterebbe un ente finito e limitato. Dio invece è   illimitato, creazione perpetua, pertanto il nulla è la sua natura avvolta   nelle tenebre dell’indistinto e noi siamo a sua immagine: “Sei nel mistero/ della mente   universale./ Ecco il Suo volto/ prima di ogni suo sguardo,/ coperto di ombre/   fitte e imperscrutabili/ …./ dalla lirica “Il Mistero”.

E’ nel   rapporto tra poesia e filosofia che si apre, secondo Heidegger, l’orizzonte   per la comprensione e la realizzazione dell’essere; “ La vita sociale è   lotta, antagonismo: ognuno lotta per affermare la propria volontà di   potenza”.

Nelly,   contravvenendo al pensiero di Nietzsche, sostiene che l’uomo è innanzitutto   un essere socievole. In “LELIUS DE AMICITIA” Cicerone afferma: “La virtù concilia e conserva   l’amicizia … Amare è nient’altro che volere bene a colui che si ama, senza   pensare ad alcuno bisogno da soddisfare, ad alcuna utilità da ricevere”.

L’uomo   ha bisogno degli altri ed è, per natura,  un essere libero: “Se rifiuti il bene, Dio non ti   obbliga ad accettarlo. Così l’esistenza dell’inferno è coerente con il   concetto di libertà”.

Anche la   musica è libertà come le voci della natura e il fatto che l’originalità sia   pensata come autonoma rispetto a tutto ciò da cui si origina, comporta che   essa sia pensata come qualcosa di davvero “altro” anche rispetto   all’interprete che la vuole conoscere.

Nella   sua prima canzone “Le cose cambieranno”, “Things   will change” Nelly esprime tutta la sua ansia per l’ignoto e nel   suo inconscio lotta con le paure di sempre.

L’ascolto   è l’unico atteggiamento adeguato per conoscere l’individualità. Infatti tutto   il movimento del processo interpretativo in realtà si risolve in un lavoro di   preparazione all’ascolto, alla capacità di accogliere il particolare nella   sua individualità.

Nell’opera   “Nelly”, oltre all’ascolto, viene prefigurata la dimensione dialogica che   costituisce il cuore della filosofia ermeneutica contemporanea.

Già   Platone, nella seconda parte di “Fedro”, si rifà al rapporto tra retorica e   dialettica, dove quest’ultima è intesa come dimensione che c’è nella misura   in cui riconosco l’esistenza di strutture del pensiero: come dire che “si tratta di cose che ci sono   perché le penso” (Dio, la giustizia, la bellezza o, per toccare   la tematica portante di Fedro, l’amore).

Più   vicino alla posizione platonica è il pensiero di Gadamer: la terza parte di   “Verità e metodo” è infatti un’ontologia del linguaggio, tesi esprimibile   secondo la formula “ci   sono cose che sono perché sono nel linguaggio”. Nel saggio   “Sull’origine dell’opera d’arte”, Heidegger dice espressamente che si tratta   di pensare la cosa stessa, l’elemento “cosale”.   “La musica, ad esempio,   non intende dirmi cose che potrebbe dirmianche la filosofia; al contrario, è   arte perché mi dà il suono in quanto tale, così come la pittura è arte perché   mi dà il colore in quanto tale.”

Giovanni   Teresi

 

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