L’indovino Tiresia e l’aspra battaglia tra Tebani e Argivi – Ricerca storico-mitologica di Giovanni Teresi

 

 

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Scudieri – particolare da un vaso corinzio – ricerca immagini tramite google

 

A Tebe viveva l’indovino Tiresia, figlio di Evere e della ninfa Cariclo – della famiglia di Udeo, uno degli Sparti – che era cieco. Di come subì questa menomazione e di come acquistò la facoltà profetica, si raccontano storie diverse. Alcuni infatti sostengono che Tiresia fu accecato dagli dèi, quando rivelò agli uomini cose che essi volevano tenere segrete; ma Ferecide dice che fu accecato da Atena. Al tempo in cui Cariclo era la prediletta di Atena … Tiresia vide la dea tutta nuda; Atena allora gli pose le mani sugli occhi e lo rese cieco. Cariclo implorò la dea di rendere la vista a suo figlio, ma ormai era impossibile: in compenso, Atena gli lavò le orecchie, e questo gli permise di capire tutte le voci degli uccelli; poi gli diede un bastone di corniolo, con il quale camminare come se ci vedesse. Esiodo racconta invece che un giorno Tiresia vide sul monte Cillene due serpenti che si aggrovigliavano in amore: li ferì, e da uomo che era divenne donna, ma poi avendo visto una seconda volta gli stessi serpenti aggrovigliati in amore, di nuovo ritornò uomo. Una volta Zeus ed Era discutevano se nell’amore fosse più grande il piacere dell’uomo o della donna, e lasciarono a Tiresia la decisione. E Tiresia disse che, dividendo on dieci il piacere dell’amore, l’uomo godeva uno e la donna nove. Per questo Era lo accecò, e Zeus gli donò in cambio il potere profetico.

E Tiresia visse fino a tardissima età.

Egli dunque aveva predetto ai Tebani che avrebbero vinto se Meneceo, figlio di Creonte, si fosse offerto in sacrificio ad Ares. Sentito questo, Meneceo si sgozzò davanti alle porte. Iniziata la battaglia, i Cadmei furono ricacciati indietro fino alle mura, e Capaneo prese una scala e tentò di scalare le mura: ma Zeus lo fulminò. Gli Argivi allora si ritirarono. Quando molti ormai erano i morti, per decisione di entrambi gli eserciti Eteocle e Polinice si affrontarono in duello per il regno, e si uccisero a vicenda. Ma di nuovo si riaccese un’aspra battaglia, e i figli di Astaco dimostrarono un grande valore: Ismaro uccise Laomedonte, Leade uccise Eteoclo, Alfidico uccise Partenopeo, figlio di Posidone. Melanippo, il più giovane dei figli di Astaco, ferì Tideo al ventre. Mentre giaceva ormai in fin di vita, Atena, su richiesta di Zeus, gli  portò un filtro, che l’avrebbe reso immortale. Ma Anfiarao se ne accorse, e poiché odiava Tideo – dato che contro il suo parere aveva convinto gli Argivi a far guerra contro Tebe -, tagliò la testa di Melanippo, che Tideo nonostante la ferita aveva ucciso, e gliela diede: Tideo la spaccò e mangiò il cervello. Come Atena lo vide, disgustata gli negò il filtro della salvezza. Anfiarao fuggì lungo il fiume Ismeno, e stava per essere colpito alla schiena da Periclimeno, ma Zeus lanciò un fulmine e spaccò la terra. E Anfiarao sparì, insieme al suo carro e all’auriga, Batone o, secondo altri, Elato: e Zeus lo rese immortale. Solo Adrasto fu salvato dal suo cavallo, Arione, che era nato da Posidone e Demetra, quando la dea si era unita al lui sotto forma di Furia.

Dopo la guerra degli Argivi e dei Tebani Creonte, conquistando il regno dei Tebani, si sbarazzò dei cadaveri degli Argivi insepolti e mosse i messaggeri a ordinare di non seppellire i nemici e collocò le guardie per non avvicinare nessuno vicino ai cadaveri. Antigone poi, figlia di Edipo, rubando di nascosto il corpo di Polinice, suo fratello, lo seppellì, ma, presa da Creonte, venne seppellita vivente dentro la tomba del fratello. Inseguito Adrasto, capo degli Argivi, giungendo ad Atene presso l’altare di Eleo, ritenne cosa degna seppellire i morti. Gli Ateniesi con Teseo, combattendo presero Tebe, diedero ai familiari i cadaveri affinché fossero seppelliti. Poi i figli dei morti decisero  fare una spedizione di guerra contro Tebe per vendicare la morte dei loro progenitori

.Giovanni Teresi

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