Giasone e il Vello d’oro – Ricerca mitologia di Giovanni Teresi

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Giasone e il Vello d’oro – Gli Argonauti – ricerca immagini tramite google

Esone, figlio di Creteo, sposò Polimede, figlia di Autolico, e generò Giasone. Giasone abitò a Iolco, dove Pelia era succeduto al trono di Creteo. Quando Pelia aveva consultato l’oracolo in relazione al suo segno, il dio gli aveva profetizzato di guardarsi da un uomo con un sandalo solo. Al momento Pelia non capì, ma poi tutto risultò chiaro.

Un giorno, sulla riva del mare, si tenne un grande sacrificio in onore di Posidone; molti erano i partecipanti, e fra loro c’era anche Giasone. Il giovane amava l’agricoltura, viveva in campagna, e si era diretto in città apposta per il sacrificio; nell’attraversare il fiume Anauro, aveva perso un sandalo nella corrente, e adesso era rimasto con un solo piede calzato. Appena lo vide, Pelia ricordò il responso del dio, si avvicinò a Giasone e gli chiese: “Se tu avessi il potere, e ti venisse rivelato da un oracolo che uno dei cittadini ti ucciderà, tu cosa faresti?”. E allora, forse a casaccio, o forse ispirato da Era (irata contro Pelia per la sua mancanza di venerazione nei suoi confronti, e che già meditava vendetta per mano di Medea), Giasone così rispose:

Io lo manderei  alla ricerca del Vello d’oro”.

 A queste parole, subito Pelia gli ordinò di andare a  cercarlo.

Il Vello d’oro si trovava nella Colchide, appeso a una quercia nel bosco di Ares, e il custode era un drago che non dormiva mai.

Per questa missione, Giasone chiamò ad aiutarlo Argo, figlio di Frisso; e questi, su ispirazione di Atena, fece una nave a cinquanta ordini di remi, che dal nome del suo costruttore venne chiamata Argo. Atena stessa adattò alla prua una figura di legno parlante, fatta con una delle querce sacre di Dodona. Quando la nave fu pronta, Giasone consultò l’oracolo, e il dio gli ordinò di imbarcarsi insieme agli uomini più valorosi di tutta la Grecia. Giasone prese il comando della nave, si misero in viaggio, e sbarcarono come prima tappa a Lemno. In quei giorni, Lemno era deserta di uomini, e sul trono sedeva Ipsipile, figlia di Toante. Ed ecco il perché. Le donne di Lemno non onoravano Afrodite come si deve; allora la dea aveva gettato loro addosso un odore tanto cattivo, che i loro mariti si sono presi come compagne di letto delle schiave, catturate nelle regioni costiere della Tracia. Per questa grande offesa, le donne di Lemno avevano ucciso i loro padri e i loro mariti; solo Ipsipile aveva risparmiato in segreto suo padre Toante. Quando sbarcarono nell’isola rimasta in potere delle donne, gli Argonauti fecero l’amore con loro; Ipsipile andò a letto con Giasone, e partorì due figli, Euneo e Nebrofono.

Giovanni Teresi

Bibliografia: Classici Greci e Latini “Apollodoro Biblioteca” Il libro dei miti – Mondadori

 

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