Il Giorno della Memoria, liriche di Giovanni Teresi

Risultati immagini per Shoah immagini in jpg

Il giorno della Memoria – ricerca immagini tramite google

 

 

Il convoglio

 In scure gallerie

s’immette il convoglio,

tra spine e solitari paesaggi.

Gronda di pioggia

la fredda campagna

su quella via deserta e

incerta.

Luccicano i binari e

le punte dei moschetti

di tetro bagliore.

Cosa porta il convoglio?

Dove è diretto?

Sarà giorno domani?

Avvolto nel grigio fumo

il treno inghiotte il destino,

porta dei numeri;

volti scarni atterriti,

sguardi spenti,

la turpe aria chiusa.

Ancora non si sa dove

si fermerà …

è diretto al ghetto!!!

Il profumo del pane

è solo un ricordo.

Domani quei numeri

si fisseranno in brandelli di pelle,

 saranno cancellati,

scompariranno nel nulla.

Ora, fischia il treno gelido

e trascina con sé il cupo,

prolungato, lamentoso

pianto.

                     Giovanni Teresi

La notte dei cristalli

 Storie scolpite su muri,

scritte su pagine ingiallite,

calendari sbiaditi

affissi a rugginosi spilli

ricordano lune passate.

Frettolosi passi

lungo l’incerto sentiero

accompagnati da solitari

e fuggitivi sguardi

portano in lugubri antri.

Diversi pensieri affiorano:

dì, attimi, voci, grida

ed ombre.

Il fischio d’un treno lontano

perviene tra l’umida nebbia

giungendo con l’ansia

di triste attesa …

Frammenti di specchi

riflettono pezzi di cielo

e parole, cenni di vita

s’infrangono in cocci

tra confusi bagagli.

 Così  riprende il viaggio

nell’ora dettata scandita

da gocce di pioggia

aspettando l’incerto domani.

Il gelido binario porta lontano

l’ingombro bagaglio

sigillato da un crudo destino.

                        Giovanni Teresi

 Ero solo un numero…

 Ero solo un numero

tra tanti numeri.

Un numero dispari.

Che importa!  non lo rivelo

per rispetto dei numeri dimenticati.

Anche la cella aveva un numero:  217

L’inferno era lì ad Auschwitz.

Quel numero conteneva tanti numeri

pari al numero dei reclusi;

uomini  uguali a zero

nel disprezzo senza dignità.

Un numero impresso sul braccio:

un marchio d’animali.

Tanti numeri sono stati cancellati,

tanti anni son passati.

Odiavo il mio numero, ora non più

perché un numero primo superstite

testimone degli altri numeri seppelliti,

volatilizzati; numeri reali

nel macabro calcolo del  razzismo.

Erano solo dei numeri

in attesa della morte

che l’odio, la storia non ha soppresso

perché angeli della verità.

                                        Giovanni Teresi

 Ultimo atto

 Camminavo tra le spoglie mura;

prigioni di tutto.

Mi specchiavo nella pozzanghera

che rifletteva anche il volto della luna;

m’ero invecchiato come le pieghe delle zolle!

Mi guardavo le mani tremanti,

esili come i rami secchi della siepe.

Guardavo i bambini emaciati

colle membra raggrinzite,

le loro ossa trasparenti alla pelle.

Il dolore, la tristezza cancellava il futuro.

La pietà non era più dell’uomo

capace di tanta viltà.

Volevo gridare la rabbia

oltre le mura col peso del silenzio.

Volevo gridare l’orrendo sogno d’inverno

nell’ultimo atto di vita

tra le ceneri e la miseria.

Volevo bruciare il mondo.

Ora vecchio,

non so come scampato alla morte,

ricordo gli attimi funesti,

il pietoso sguardo dei fanciulli

sepolto nel buio della storia.

                            Giovanni Teresi

 Solo per la razza

 L’abominevole vita

racchiusa in quel lager

ha spento lo sguardo

tra quelle grate di ferro.

Nel buio più buio della storia,

le dure fredde pietre

sigillano il doloroso ricordo.

Le esili sagome di ossa vagano

ancora nella mente di quel bimbo,

che per nome aveva un numero,

che ha dimenticato il sorriso,

che ha mangiato le scorze,

che s’è vestito di juta,

che ha visto uccidere simili,

perché di credo diverso,

che non ha conosciuto suo padre,

che ha urlato assieme agli altri

per la tranciata innocenza

al puzzo della morte.

Che … non ha dimenticato

quegli esseri spregevoli,

che, per il oro diabolico pensare,

hanno tatuato d’odio il mondo.

                                 Teresi Giovanni

 La libertà nel cielo

 Sopra ogni sudicia branda

c’era un’altra branda;

il putrido lezzo e il freddo

blindavano l’orrendo spazio

abitato da tetre ombre,

da uomini, donne e bambini

prigionieri della morte.

Dalla piccola finestra,

che anch’essa imprigionava

con la grata il cielo,

si scorgevano il giorno e la notte.

Il fumo nero sporcava l’azzurro

e le nuvole,

impregnava i logori indumenti,

tingeva d’odio,

conteneva ormai libere le anime

di poveri innocenti.

Sotto quel cielo grigio

la pioggia e il pianto

 seguivano col vento

l’agognata libertà.

 

                Giovanni Teresi

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...