“Vita di borgata” – Racconto breve di Giovanni Teresi

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Le rustiche case di tufo impregnate d’umido racchiudono memorie, sembrano poste in bilico sui pendii del monte solitario. Qui le uniche cose che cambiano sono il celere passaggio delle setose nuvole e il volo delle aquile, qualche vecchio che lascia questo mondo per abbracciarne un altro eguale alla giostra infinita di libertà posta nel cielo sopra il monte. I giovani sono andati tutti via a lavorare al Nord, ma a volte ritornano solo per le feste di Natale per ritrovare i propri cari.

C’è ancora quel filo sottile d’appartenenza al mondo natio, un mondo fatto di semplici ricordi e di semplici cose che possono avere un valore ineguagliabile nella vita di un emigrante. Nell’unica piccola piazza si riuniscono i soliti vecchi amici e qualche mendicante lasciando segni di brevi passi sulle rettangolari lastre di marmo.

Debole è la luce nelle viuzze strette e chiuse. In alto ai balconi degli indumenti, mossi dal vento, liberano le anime di assenti. Nel silenzio le logore insegne indicano il passato e i profumi e le mode di antiche mercerie.

Alcuni  anziani, seduti sulle consunte panchine, parlano del passato, della pensione, giocano a carte, schiacciano delle mosche.

Lì vicino, intanto, sul rustico muro è affisso un avviso di vendita all’incanto e la bici dell’attacchino, appoggiata sul marciapiede, attende …

Su quel muro alcune parole dipinte si confondono con altre vecchie frasi di alcune lune passate. Al piccolo bar le notizie della borgata sono eguali a quelle sentite dal barbiere, ove si sogna la lotteria nel fumo denso delle sigarette.

Dirimpetto al bar, accanto ad un portone, un’antica icona porta una scritta in latino che nessuno più legge. I pochi giovani rimasti giocano al pallone lungo la via dando tutto il loro impulso di vita alla monotonia.

Intanto sulla ruota della bici il randagio ha fatto il suo fisiologico bisogno.

Nella piazzetta l’unica cabina telefonica non funziona e nella solitudine il lampione è il faro dell’immaginazione … oltre la tenue luce s’intravedono appena le ombre e le scritte dell’edicola che espone i pochi giornali e i nuovi necrologi.

Girato l’angolo: “ la bici non c’è più!”.

 

Giovanni Teresi

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