“La fragile bellezza” – Aletti Editore romanzo d’amore di Giovanni Teresi

Giovanni Teresi - La fragile bellezza

Chi giunge a Palermo potrà sentire ancora oggi gli echi di una città che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, aveva scelto il modernismo, l’art-nouveau.

In questa Palermo, parecchio ricca d’arte e cultura, la dottrina neoclassica architettonica è di base ai più anziani ingegneri. Essa, però, non è condivisa da Edoardo, giovane architetto anticonformista e di idee moderne-innovative, rispetto al suo amico Giulio, preparato ma insicuro. Nei sentimenti dei due, che svolgono la loro attività a Palermo, irrompe la prorompente bellezza di Francesca, giovane giornalista. Le loro vite s’intrecciano nel quotidiano e la controversa trama del loro destino si snoda nella città caotica, che offre una scenografia architettonica moderna nel liberty ottocentesco.

L’immagine di copertina Dragonfly Art Nouveau Print (opera in vetro Home Decor Stained Glass Look) descrive già la fragile bellezza delle ali di una farfalla e dei tanti petali di fiori dipinti nell’opera illustrata.

La farfalla, come simbolo universalmente riconosciuto di bellezza e grazia, rivive costantemente in ogni campo in nuove forme, abbinamenti di colore, tecniche di pittura, dipinti e tessuti che spesso sono una macro-riproduzione di una porzione di ala, e in tutte le culture è stata assunta come segno di rinascita e rigenerazione, come simbolo dell’anima umana capace di rinnovarsi e trasformarsi. La leggiadria del volo della farfalla e la bellezza di forme e colori hanno a loro volta contribuito ad assumerla quale simbolo di grazia, femminilità e amore sia nella cultura occidentale che in quella orientale.

Anche la scelta del motto di Oscar Wilde inserita all’inizio del testo: “Eletti sono coloro per i quali le cose belle non hanno altro significato che di pura bellezza ” ha la sua valenza nel contesto della trama del romanzo. Pochi hanno un autentico rapporto con l’arte. La maggior parte sente sì qualcosa di bello; conosce spesso stili e tecniche; talvolta ricerca anche soltanto quanto ci può essere di materialmente interessante. Per Platone, nell’antica Grecia, arte e scienza vanno valutate sullo stesso piano in quanto tentativi di rappresentazione del’idea del bello nel primo caso e della verità nel secondo. Platone però non accettò l’arte tra le discipline di educazione sociale perché incita la passione invece di disciplinarla. Inoltre l’arte, vista come tentativo di imitazione della natura, ne è solo una incompleta rappresentazione.

Per tutta l’antichità e per molti secoli, l’arte in tutta la sua produzione fu imitazione della natura. Aristotele, nella sua “Poetica”, ne evidenziò il rapporto, indicando come da questa attività l’uomo tragga insegnamento e diletto. Aristotele, a differenza di Platone, evidenziò inoltre come la creazione dell’opera d’arte permetta la materializzazione dell’idea e quindi la sua manifestazione.

Dopo queste brevi considerazioni filosofiche, nel romanzo viene messo in evidenza il concetto di fragilità ed amore, concetti che si coniugano bene assieme ed è facile assegnare ad entrambe una maggiore prossimità alle soggettività femminili. La consapevolezza di una condizione di vulnerabilità, propria alla condizione umana, avvia a un’autoconoscenza e conoscenza del mondo che prevede plurimi orizzonti esistenziali. Il bisogno di riconoscimento da parte degli amici o amiche, compagni d’intimità, imprese ed avventure, molto spesso non viene espresso e la non ammissione di fragilità si trasforma in sentimenti negativi e a volte violenti. La pedagoga Barbara Mapelli asserisce: “ Saremmo senza amici, senza amore, senza rapporti che abbiano un grado sufficiente di autenticità se non ammettessimo di aver bisogno degli altri e delle altre, come loro hanno bisogno di noi. ” Così, a volte, è complesso e faticoso mantenere negli atti concreti di presenza nelle relazioni la consapevolezza della fragilità, una fatica che richiede coraggio. Nel discorso dell’amore, nella costruzione di una relazione di intimità tra due soggetti, un forte sentimento genera spesso destabilizzazione, disorientamento; un varco, una soglia che possono costruire una paura patologica della dipendenza dall’altra persona che genera violenza. La bella e fragile protagonista del romanzo Francesca, innamorata di Edoardo, suo spasimante, delusa e rifiutata per il suo stato di gravidanza, diviene insensibile e a tratti violenta causando disfacimento in altri rapporti sentimentali fugaci e fragili.

L'”amore che muove il sole e le stelle“, è definito dal sociologo polacco Zygmunt Bauman “Amore liquido” definizione che identifica al meglio la precarietà e l’instabilità caratterizzanti tale sentimento.

L’immagine della locuzione Filo della vita rappresenta un residuo del mito delle Norne (analoghe alle Parche), in cui la vita è vista secondo l’immagine d’un filo dipanato, svolto e infine tagliato da quelle donne fatali. La vita appare pertanto come qualcosa che potenze sconosciute iniziano e protraggono; di essa si può vedere solo ciò che è, non quello che sta per avvenire; essa è fragile e minaccia di rompersi, ma tuttavia resiste a molte tensioni. Mediante questa immagine si spiega l’esistenza la cui incalcolabile complessità si condensa in una figura circoscritta e si offre all’uomo mettendosi nelle sue mani.

Giovanni Teresi

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