La presenza degli Armeni in Calabria – Ricerca storica di Giovanni Teresi

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La presenza degli Armeni in Calabria è databile tra il V ed il IX secolo

  1. C..
I segni del loro passaggio sono evidenti tra Bruzzano con resti di un castello ROCCA ARMENIA, Brancaleone con le chiese rupestri con pavoni e croce armene incise, Staiti con croci dislocate nel territorio;  chiese rupestri in grotte dove sono evidenti delle croci e pavoni incisi di stile armeno.

In tutto il territorio allargato tra Bova e Bovalino i toponimi e gli stessi cognomi ricordano la loro presenza. Armeno, Armeni e Trebisonda, sono sicuramente nomi che ricordano provenienza.

Toponimi come “ Discesa dell’armeno” (Bova), Varta e Varet (Casignana). Ed ancora altri nomi che seppur storpiati dal dialetto o dall’italianizzazione  ricorderebbero  nomi armeni.

Molti paesi tra il quinto secolo ed il nono secolo, sono di origine armena.

Ciò è attestato da recenti indagine scientifiche.

Il popolo armeno cristianizzato dagli apostoli Taddeo e Bartolomeo, sin dal II° secolo d.C. , ha subito per le sue idee continui martiri, ma non ha mai ceduto ai ricatti della storia. Il primo martirio è stato ad opera degli iraniani, che volevano imporre la loro religione, mazdeista o zoroastrana.  Gli armeni che avevano avuto l’incontro con la verità di Cristo per l’opera di due tra i discepoli, sin dall’inizio della loro conversione, subirono una pressante opera di dissuasione, da parte dei mazdeisti.

I primi martiri caddero per le loro idee altri fuggirono, e probabilmente ad ondate successive raggiunsero anche le nostre terre.

Il lungo esodo durò quattro secoli. Successivamente, alla fine dell’ottavo secolo d.C., una nuova ondata anti cristiana si abbatté sugli Armeni, ad opera degli stessi iraniani e dei turchi, che islamizzati con nuova forza e convinzione pensarono allo sterminio del popolo armeno.

La nuova diaspora porta in terra di Calabria altri profughi, che fondano delle comunità in vari luoghi della provincia di Reggio, a cominciare dalla più nota Bruzzano detta ancora Rocca Armenia, per via del castello incavato nella roccia. Simile a Bruzzano ci sono le vicine Brancaleone e Ferruzzano ed anche qui ancora sono chiari i segni del loro passaggio.

A Staiti altre croci incise su antichi abbeveratoi, a Casignana molte grotte come quella di S. Floro, a San Luca e Natile Vecchio altre grotte di asceti, potrebbero essere state scavate ed utilizzate da Armeni fin dalla prima cristianizzazione.

La croce di Polsi stessa potrebbe essere guardata ora sotto una nuova luce poiché lo stile ricorderebbe e non poco quelle antiche di Armenia.  Anche Samo ha origine armene.

La cucina dei contadini calabresi presenta un tipico piatto che tutt’oggi viene servito sulle mense armene, il “Do fasulia” che altro non è che le nostre taglierine con i fagioli, e dopo cena si gioca a Blot, che  nei paesi del litorale ionico, si gioca in molte occasioni, anche se si chiama “briscola orba”.

La presenza degli Armeni in Calabria ha contribuito allo sviluppo civile e culturale. Gli Armeni sono stati difensori delle terre calabre sotto la spinta araba, la storia ricorda la battaglia di Bruzzano tra gli islamici ed i cristiani  dove un forte contingente arabo sconfisse le milizie armene che erano giunte  in Calabria a seguito di Niceforo Foca, nel IX secolo, per liberare, dalla dominazione araba, Reggio e la Sicilia.  Pur non essendoci  fino al momento prove storiche, ci sono quelle archeologiche che confermano la presenza degli Armeni sul territorio reggino. Ci sono alcuni siti come quelli ubicati nelle località di Brancaleone Superiore e Rocca Armenia, l’attuale Bruzzano, dove vi sono i resti di un castello, dove sono visibili i vari alloggiamenti ed una Chiesa con altare posto ad Oriente. Numerosi siti archeologici sparsi sul territorio della provincia di Reggio Calabria sono dislocati nel territorio di Ferruzzano e sono caratterizzati da una croce basata su una forma sferica, cosiddetta giustinianea tipica   del VI sec. d.c. che conferma sia  la presenza armena sul territorio, forse dei coloni, sia la destinazione a coltura vinicola del territorio, che lo stesso simbolo riecheggi, per le sue caratteristiche  geometriche,  sia del cerchio che del triangolo,  propri gli elementi spirituali di tale popolo in questione già presente nel territorio forse  sin dal VII secolo sotto l’impero di Eraclio, e successivamente sviluppatosi nelle zone adiacenti, grazie a diversi connazionali. Costoro giunti dal Medio Oriente a causa delle numerose invasioni, per volere di Eraclio realizzarono un insediamento numericamente più consistente. Al seguito dell’esercito di Giustiniano, guidato prima da Belisario, poi da Narsete, vennero in Calabria, probabilmente dal Medio-Oriente bizantino, sotto continua pressione dei persiani, nel corso del VI secolo d.C., ebrei ed armeni, con varie funzioni, da quelle amministrative o agricole, a quelle militari, specie per gli Armeni.

Nella vallata di Bruzzano, si stanziarono gli Armeni e gli ebrei.

Dei primi abbiamo le testimonianze nella toponomastica, Rocca degli Armeni a Bruzzano e nei manufatti religiosi: chiese grotte a Brancaleone Superiore e a Bruzzano Vecchia. Ricordano inoltre il passaggio del popolo caucasico, alcune croci trilobate o sormontate da sfere, incise in alcuni palmenti presenti nel comune di Ferruzzano.

La presenza degli ebrei è attestata dal toponimo “Judaríu” (Villaggio dei Giudei), nello stesso comune di Ferruzzano, a ridosso del santuario della Madonna della Catena.

Il villaggio degli ebrei, era situato su un sito frequentato dal neolitico (sono state rinvenute scaglie di selce, ossidiana e frammenti di ceramica non tornita); la loro presenza potrebbe essere certificata  da alcuni frammenti, ivi rinvenuti, di ceramica dipinta, a strisce continue e parallele, gialle e verdi oppure arancio e azzurre.  Analizzando una cartina, del 1783, presente nel lavoro di Roberto Fuda “Formazione e immagine di uno stato feudale” (Corab Editore, Gioiosa Jonica 1995), si legge un toponimo riferito agli Armeni, “Rocca dell’Armenio”, posta tra il sito di S. Domenica e Ferruzzano.

Se la collocazione del toponimo sulla cartina è esatta, l’insediamento armeno sorgeva più a nord-est rispetto alla Rocca Armenia (l’insediamento di Bruzzano abbandonato a partire dal 1907). Esso era a ridosso di Santa Domenica, dove sorgeva Bruzzano nel 925, distrutto dagli arabi, guidati da

Abu Ahmad Gafar Ibn Ubayd. Secondo la tradizione orale del territorio, dopo la distruzione di Bruzzano, gli abitanti superstiti si divisero ed alcuni si stanziarono sulla collina dove sorse Ferruzzano, altri sulla Rocca Armenia. Ma il toponimo “Rocca dell’Armenio” a quale insediamento si riferisce? Probabilmente a quello distrutto dagli arabi nell’862 quando il Wali di Sicilia, Ab-Allah Ibn Al- Abbas, occupò molte rocche bizantine in Sicilia e scatenò la sua furia guerriera in Calabria, distruggendo Qalat-Al Armanin (la Rocca degli Armeni), secondo quanto riferisce Al-Aktir, e che Michele Amari non sa dove collocare nella sua “Storia dei musulmani in Sicilia”.

In seguito la comunità distrutta si ricompose, ma nel 925, come abbiamo accennato venne di nuovo massacrata.

Proprio in questo periodo le dinastie berbere degli emiri di Sicilia, per via della scarsità della popolazione in Africa del Nord, andavano alla ricerca di mercenari nelle terre slave dell’Adriatico settentrionale tra gli schiavoni della Croazia o nella Dalmazia.

Infatti nel 918 molti mercenari schiavoni al soldo degli arabi, sotto la guida di Masud devastarono Reggio e presero la Rocca di Sant’Agata forse nei pressi di Reggio stessa.

In quel periodo la vallata di Bruzzano divenne area di acquartieramento delle truppe arabe e una comunità slava di croati, vi si stabilì, come ricorda il toponimo vicino, alla Rocca degli Armeni, “Schiavuni” o “Rocca Schiavuni”.

Un altro toponimo consimile si ritrova nel comune di Sant’Agata vicino allo stretto di Palecastro.

Un altro tassello quindi si aggiunge al mosaico dei popoli che abitò la vallata di Bruzzano, fino all’arrivo dei normanni nel 1060.

Pertanto è doveroso indagare prima che le tracce di questi popoli siano definitivamente cancellate, esplorando i siti, studiando le superstiti coperte, tessute fino agli anni 50, con schemi tramandati da centinaia di anni, così ricche di simbologie orientali ed infine salvando i vitigni autoctoni, in cui il prestigioso prof. della Statale di Milano, Attilio Scienza, tramite il D.N.A., confida di trovare attinenze con l’Armenia. (1)

(1)- Fonti storiche elaborate dal Prof. Orlando Sorgonà e dal Prof. Sebastiano Stranges, ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali – 15/04/2005

 Giovanni Teresi

 

 

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